giovedì 1 marzo 2012

Sparisco


Goccia a goccia,
sparisco
tra le pieghe
della memoria.

giovedì 16 febbraio 2012

Senza parole


Chiacchierano contenti, allegri in una giornata di sole. Lui racconta dei suoi
viaggi di lavoro e le dice che domani partirà.
- Torni sabato mattina ?
Si, dice lui. Dice che non vede l'ora che sia sabato per rivederla. Lei
sorride e gli carezza i capelli. Scherzosamente gli dice di fare il bravo.
di pensare solo al lavoro e basta.
Lui la prende in giro nominando fantomatiche amanti sparse per il globo.
- Che divertente, dice lei.
- Tu invece sei una scema. Non ho voglia di nessun altra. Solo tu mi fai
venire davvero voglia di fare l'amore.
Abbassa gli occhi e le prende il viso tra le mani.
Le bacia le palpebre e il naso. Le guance e le labbra.
Voglio solo te, le ripete tra le labbra.

mercoledì 8 febbraio 2012

Ivano Fossati al teatro San Carlo di Napoli - 6 febbraio 2012


L’aria è fredda. Percorro in fretta via chiaia, attraverso la strada e vado al teatro San Carlo.
Fuori c’è già tanta gente, manca circa mezz’ora e poi assisteremo all’ultimo concerto napoletano di Ivano Fossati, perchè la decisione di abbandonare le scene è davvero definitiva.
Sono intabarrata nella mia lunga sciarpa colorata. C’è un pubblico prevalentemente adulto e tutti abbiamo il viso allegro e curioso di varcare quella soglia, regno, soprattutto della cosiddetta musica colta.
Per fortuna, dopo dieci minuti aprono le porte e entriamo ansiosi di assaporare il calore degli interni che hanno accolto così tanta storia.
Devo salire, ancora e ancora, fino all’ultimo piano. Il sesto per la precisione e non mi va di prendere l’ascensore. Ho preso i biglietti più di un mese prima dell’evento, ma erano quasi gli utlimi, quindi mi sono dovuta accontentare del sesto piano, di una balconata laterare.
Arrivo al sesto piano, con tanta sete e non ho più fiato in gola. C’è un signore dai capelli grigi che mi chiede il numero del mio posto. Glielo dico e mi accompagna. Con la chiave apre la piccola porta bianca e mi fa entrare. Dentro ci sono le sedie, tutto è rosso bordeaux. Mi affaccio alla balconata e il teatro è spettacolare. Vedrò Ivano piccolissimo, laggiù, ma in compenso la vista è superba. Il dipinto enorme del soffitto lo vedo benissimo, ogni colore è nitido.
Mi acceca l’azzurro e l’oro . A guardare giù mi viene un senso di vertigine, che si attutisce lentamente e scompare del tutto, quando si spengono le luci e una voce bellissima, che è la sua, dice poche parole.
Entrano in scena i musicisti e poi lui, Ivano Fossati. Accolto con un caloroso e lunghissimo applauso. Si snocciolano le canzone, i successi, le mille emozioni.
L’acustica è perfetta, ogni nota arriva dritta ,precisa e viva all’orecchio, passando prima per il cuore.
Ogni nota si mischia al bordeaux, all’azzurro, all’oro, insomma a tutti i colori del teatro.
Ivano è di buon umore, interagisce molto con il pubblico, giocando anche con i musicisti della band e lasciando loro un piccolo frammento di tempo.
Il pubblico è caldo e partecipa anche in modo abbastanza colorito, in fondo siamo a Napoli.
Poi, arriva un pezzo che non riconosco subito, anche se è il “mio pezzo “, perché parte con un assolo di violencello e via via , quando il suo repsiro filtra nel microfono e arriva il velluto della sua voce a scandire le prime parole, capisco subito che ha dato a “ Carte da decifrare “una nuova veste, che la rende , se era possibile, ancora più bella.
Perché, ditemi, ma chi è riuscito a descrivere in quattro minuti, il tempo di una canzone, così bene il desiderio ? Tutta la bellezza che sta nel desiderio. Ma anche il dolore che comporta quando non si può amare da vicino, quotidianamente , chi già si ama da morire nel proprio intimo, ogni notte della propria vita passata in solitudine? Nessuno. Nessuno ci è riuscito.
E’ proprio questa canzone che riceve l’applauso più grande e io l’ascolto con il viso appoggiato sul braccio e il braccio appoggiato sul balcone di quel lontano sesto piano.
E’ l’interpretazione che mi rimane più addosso, insieme al “ L’orologio americano “, che forse ascolto per davvero in quel chiaro scuro, in mezzo a tutta quelle gente di cui non saprò e non capirò mai niente, ma capisco solo che io
“ vivevo tutto questo come dietro ad una porta solo un po' discosta
Perché è così che la gente vive perché è questo che la gente fa
perché è così che ci si insegue per un morso di immortalità
è il meccanismo ottuso di un orologio falso americano
che misura il tempo e tempo non c'è più
ma fermava il tempo se passavi tu “
Queste parole sussurrate da quel calore vellutato, volano in giro e sono così vive e vere che sfiorano la pelle e rimangono come tatuaggio di porpora e diventano custodi di un tempo futuro, che in questo tempo freddo di febbraio, proprio, non oso e non so immaginare.
Ma stasera si è fermato. Per circa tre ore il tempo si è fermato, per me e per tutta questa gente intorno.
Ci sono artisti, canzoni , film, libri che ti cambiano la vita. Lo dice anche Ivano, nel corso del concerto. Dice che spesso chiudendo un libro si è sentito più forte di quando l’aveva iniziato.
Io ascoltando questo pezzo, sono da due giorni molto più forte di prima.

domenica 29 gennaio 2012

Non si dimentichi di me


L’amore non ha paura di me.
Gli offro un lauto banchetto,
della mia vita,

Tutto quel che vuole.

Solo una domanda gli rivolgo:
abbia Pietà,

non si dimentichi di me.

[Andrè Frénaud]

venerdì 20 gennaio 2012

Non ora, non qui


Quando morì non me ne accorsi. Dormivo sulla sedia, le mani intrecciate alle sue,gli occhi miei chiusi e i suoi aperti verso di me. Quando sciolsi le dita dalle sue fui solo al mondo.
Fu la mia porzione quella donna venuta fino a me. Edificammo contentezze, lenticchie di festa minore ma continua. E’ stata poco con me, una breve durata nel corso della vita, però è venuta.
Sono stato un persona in questo mondo non solo peri primi dieci anni della vita,
ma anche nei sette del matrimonio.
Essere al mondo, per quello che ho potuto capire, è quando ti è affidata una persona e tu ne sei responsabile e allo stesso tempo tu sei affidato a quella persona ed essa è responsabile per te.
Sette anni non furono pochi. Anche se fossero stati la metà o la metà ancora, non sarebbe stato poco. Non ci si può lamentare della brevità, non è giusto, ma della lunghezza sì. Ho avuto imbarazzo a vivere ancora. Non provo dolore nel vedere il cielo qualche volta uguale a quello di un agosto passato insieme in vacanza,però arrosisco di poterlo guardare,di essere rimasto.
Di questo per me si tratta,di essere il resto di alcune persone, delle loro sottrazioni.

Da “ Non ora, non qui “
Di Erri De Luca

domenica 15 gennaio 2012

I petali perduti


Le rose sciupate,
ai bordi del letto.
Le mille,amate
parole, tutte cancellate.
Ma le farò rivivere
in una nuova casa
e con più cuore.
….. …molte di
loro, quelle che più amo,
ritorneranno…
….. ….. ….
I petali perduti
al risveglio solitario.
Il saluto che non mi
hai lasciato .
I baci e i capelli
sciolti all’amore…
l’amore andato
senza passato
senza futuro.

martedì 10 gennaio 2012

Erano occhi assenti


Si aggiustò i capelli. Si riabbottonò la camicia e si diede un’occhiata allo specchio. Bevve un sorso d’acqua e si mise a sedere. Parlò con lui del più e del meno. Lo guardò negli occhi. Erano occhi assenti. Occhi che cercavano un appiglio nella stanza. Avrebbe voluto stringerlo, ma sapeva che non si sarebbe sciolto in quella stretta. Conosceva quel silenzio, eppure ogni volta reagiva come di fronte all’inaspettato. In cuor suo sperava che sarebbe stato diverso. Che l’avrebbe ascoltata, baciata ancora. Ma non era così. Dopo un po’, prese le sue cose e uscì sotto il sole. Per un attimo le sembrò che lui la stesse chiamando. Si fermò e girò il capo, sorridendo. Ma non c’era nessuno dietro di lei. Solo l’ombra del silenzio. Anche stavolta non aveva cercato in nessun modo di averla con sé. Anzi, appariva sollevato di ritrovarsi ancora da solo, in grazia di Dio. Lei non era niente. Non era nemmeno una donna. Solo una manciata di minuti. Sono una stupida, pensò.