lunedì 3 agosto 2015

Quando l'odio, d'estate....

Dov’è finita tutta la mia grazia ? tutta la bellezza che difendevo?
Che coltivavo con tutta me stessa ?
Mi guardo intorno inorridita da quello che sono diventata.
Nella mia casa , che avevo voluto così calda, solo angoli spogli.
Ora sono angoli invissuti, di cui non riesco più ad appropriarmi.
Mi sento derubata. In una perenne, inutile attesa di qualcosa che non arriverà.
La pioggia negli occhi è giunta improvvisa, nel cuore della notte.
Quando ho morso le mie stessa dita per soffocare i gemiti, quando
Invece avrei voluto urlare e augurare catastrofi al mondo tutto.
Io che ambivo solo alla pace, a un po’ di silenzio.
Vivo invece in mezzo alla macerie di quello che poteva essere
vagamente simile alla pace.
“ Le sofferenze cambiano aspetto, ma non smettono mai per nessuno “,
ha scritto Bukowski. Touchè….
Io credevo di aver superato certe cose, certe mancanze…e invece sono
Ancora qui. Le avevo sepolte in fondo alla gambe. Sotto ai piedi.
Ad ogni passo, credevo di calpestarle ancora un po’.
Credevo fossero state macinate dal mio peso.
Invece hanno resistito. Alla pioggia, alla merda di cane, agli sputi, alla cartacce, a tutta la meschinità che hanno incontrato per strasa.
Sono tornate all’improvviso, guardando le vite altrui.
Alcune vite…alcune carcasse umane benedette da Dio e dal mondo.
E tutto ha ripreso corpo. I pensieri di un tempo, le insicurezze….tutto.
Però adornato da molto cinismo e una buona sana dose di cattiveria.
Mi hanno fatto diventare un bel pezzo di carogna.
Per cui , quando la gente parla, parla parla…e dice cose senza senso, oppure cose di cui non me ne frega un cazzo di niente, c’è ormai una parte di me che si estranea, una parte piccola che viaggia.
Se ne va a zonzo per Parigi/ recita versi di Pasolini / pensa alla voce della Callas e a quella
di Tom Waits/ ricorda pagine intere del “ Voyage au bout de la nuit “ di Cèline/
si accarezza il viso con pensieri alti e puri di Dostoevskji /
deglutisce note di Schmann e tanto altro ancora….tanto altro ancora, mentre dentro di me penso
“ Vi prego chiudete questo cesso di bocca! Vi prego piantatela con la politca.
Con la troppa indignazione e con la troppo poca indignazione.
Con le tasse, con il mondo che potrebbe essere migliore.
Uhhhh come lo dovremmo lasciare migliore per i vostri figli del cazzo ..e tutte le varie menate
Del caso….avete rotto con la troppa libertà sessuale o con i troppi puritani tabù.
Avete rotto i coglioni con i family day e con i gay pride.
Con la marcia della pace. Con i colori dell’arcobaleno. Con la guerra. Con le armi.
Mi fate salire il vomito. Mi vengono i conati per la vostra banalità.
E con la banalità con la quella vengo informata dai media e dai giornali.
Fate cagare per il vostro insensato entusiasmo nei confronti della vita.
Così come avere fracassato le scatole con le vostre crisi esistenziali a 50 anni e passa….
E vi prego la prossima volta che vi viene voglia di scopare, prendete le giuste precauzioni..
Pensateci mille volte prima di riprodurvi. “
Ecco, queste sono soltanto alcune delle cose che vorrei dire quando “ certa gente “ mi parla….
Invece abbasso gli occhi e spero che ad avere laa meglio siano ancora Dostoevskj, il Voyage di Cèline, la voce della Callas e quella di Tom Waits e le note di Schumann.
Spero che possa essere ancora così, una piccola parte salva in mezzo a tutto questo squallore…
Ma la vedo sempre più dura , perché come ho letto tanti anni fa
“Sono stato sempre solitario. Perdonatemi-sarò matto, sarò- ma non me ne fregherebbe proprio un tubo, se morissero tutti, al mondo. Sì lo so, non è carino.
Ma io sarei contento, come una lumaca. Dopotutto è la gente che m'ha reso infelice.”

domenica 30 novembre 2014

Paris sera toujours Paris...

E’ domenica mattina, 22 novembre. Sono seduta sul letto con la finestra aperta e guardo i tetti di Parigi. Si, anche quest’anno sono ritornata. Il mio cuore pulsa per questa città. Sono in un albergo di rue di Rivoli, al quinto piano. Sono seduta in camera dopo una buona petit déjeuner .
Quest’anno non sono andata nel mio piccolo studio, da Philippe. Lui era in giro per la Francia con un tourné teatrale e c’erano problemi tecnici, diciamo così. Sono arrivata ieri, verso del due del pomeriggio e quando sono uscita dalla metro mi sembrava che nemmeno un giorno fosse passato. Sembrava di stare a casa.


Ho girato tutta la domenica insieme ai parigini. Ho mangiato qualcosa di leggero a pranzo e ho comprato un dolce nel pomeriggio, da Grosselin. Il tempo è bello e soleggiato. Mai visti giorni così a Parigi. Ieri , la prima cosa che ho rivisto, uscendo dalla metro, è stato l’Hotel de Ville. E ho pensato all’anno scorso. Al nostro incontro in un pomeriggio freddo di novembre.
Il nostro “ Hotel de Ville “.


Questo lunedi piove. Piove appena esco. Anche se sono giorni decisamente più caldi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ho trovato un’offerta in questo hotel molto buona. Sia la tassa di soggiorno che la petit déjeuner , sono compresi nel prezzo. Ci sono cose buonissime a colazione e non ce la faccio a mangiare tutto. Ma le ragazze di “Les couleurs des blés “ mi mancano da morire !
Così passo a trovarle per pranzo e mangio un croque monsieur…che come lo fanno loro non lo fa nessuno….

Questi giorni ci volevano . me li sono regalati. L’anno scorso credevo di aver chiuso un periodo doloroso. Invece, quest’anno , ho conosciuto momenti ancora più duri. E quando c’è tempesta, quando si calma anche solo per pochi istanti, io so fare solo una cosa :mettermi su un treno, o aereo o auto e andare. Fossi in me viaggerai tutta la mia. E quando c’è tempesta , quando si calma anche solo per pochi istanti , quando la tempesta lo permette , io vengo a trovare ristoro per queste strade. Perché chi ama davvero un luogo, non dimentica la felicità che vi ha conosciuto.


Oggi camminavo per Avenue de l’Opera e tutto mi era familiare. Quando sono rimasta qui un mese intero, tutte le mattine mi svegliavo di buon ora, passavo davanti al consiglio di stato e poi arrivavo per questa strada e andavo a fare la spesa al Monoprix. Ricordo una grande sensazione di libertà..ricordo l’abitudine , mai diventava davvero tale…e ogni mattina mi meravigliavo di tutta quella bellezza. Come me ne meraviglio adesso. Anche se si tratta di bellezza familiare.
Anche la lingua la sento ancora più vicina e parlo con più facilità. Buttandomi , senza pensarci su troppo come facevo un tempo. Seguo l’istinto…


Mi sono stancata da morire ! ma che bello fare shopping qui, trovo di tutto….cose carinissime a prezzi davvero ottimi. Già lo sapevo. Infatti sono venuta con una grossa valigia semivuota e quando ho lasciato il bagaglio, la signora che si è occupata di imbarcarlo ha detto
- Ma è solo 7 chili….lei ha pagato per venti chili !
- Si lo so, ma al ritorno…le assicuro che saranno venti chili…devo fare shopping…
- Ora è tutto chiaro ! motivazione eccellente...-, ha detto.
Abbiamo sorriso. ( e in effetti al ritorno…erano quasi venti chili !!!!)
Nonostante lo shopping felice , c’è stato per me un fortissimo dolore : non aver trovato in nessun monoprix i palets intense della cot d’or ! In assoluto i miei biscotti preferiti. Che dolore lancinante !

Non mi sento bene. Ho mal di gola, raffreddore, dolori muscolari….troppi sbalzi di temperatura. Mi tocca prendere qualche medicina per rimettermi in piedi …


Guardo le persone intorno. I francesi al mattino sembrano marionette super veloci che scattano a lavoro. Velocissimi, efficienti. Ma la cosa che mi piace davvero di loro è che parlano. Quando sono seduti ai tavoli , si guardano negli occhi e si parlano davvero. A Napoli, vedo solo gente che guarda il cellulare…ed è triste. Infatti, riconosco subito gli italiani in giro. Sono quelli che si scattano selfie improbabili per mostrarli in tempo reale su facebook. Quando ho preso l’aereo, una donna si è fermata sulla scalette per salire, ha messo tra le labbra una sigaretta per farsi un selfie sulla scaletta dell’aereo, mentre noi, dietro, dovevamo aspettare che la facesse finite con le sue stupidaggini.
Avrei voluto dirle : “ ma goditi questo momento, vivi, sei qui adesso. Vivi prima le cose e poi scatta le foto. “ Ma la gente preferisce apparire anziché essere e vivere il momento che non tornerà. Io sono completamente diversa. Quando viaggio o faccio qualcosa d bello, mi dedico solo al momento. Niente computer e poco telefono. Ci si deve dedicare ai luoghi.

Stamattina cammino da sola per queste strade. Ho lasciato mia sorella ai jardin du palais royal e io ho passeggiato sotto una pioggerellina. Sono passata davanti al consiglio di stato, davanti alla palestra che vedeva tutte le mattine quando uscivo dallo studio di Philippe. Quanti ricordi !
Di un periodo bellissimo e spensierato. Quante cose cambiate eppure sempre uguali .
Ero libera, spensierata. Ho camminato a passo spedito sentendomi parte del tutto. Ero serena e ho sentito che quell’attimo, seppur breve, mi sarebbe bastato.
Ne avrei fatto tesoro, in quei giorni senza sole.

Mi chiami mentre sto mangiavo in un posto carino a St Michel . Metto da parte la baguette e ti racconto tutto. Anche quello che non sono riuscita a mettere in questi fogli. Perché ho scritto poco e ho scattato poche foto, rispetto a tutta la bellezza che ho visto. Tutta la bellezza anche quella nascosta. Come quella di incontrare facce note…che magari ho notato solo io. Ti racconto che George è ancora li che chiede l’elemosina davanti al monoprix di St Michel…ha qualche ruga e qualche capello bianco in più, ma io me lo ricordo ancora che fu la prima persona ad aiutarmi qui cinque anni fa
Non spiaccicavo nessuna parole di francese e volevo prepararmi un caffè da sola al monoprix e scaldarmi una brioche …ma avevo problemi con la lingua…lui si avvicinò e non disse nulla…prese il bicchiere e mi mostrò quello che dovevo fare, senza così chiedere nulla alle commesse.
George! George e il suo cane a st Michel. Ho notato che stavolta indossava gli occhiali.
Così come sta ancora lì, a chatlet, a volte nella chiesa di St Eustache…e altre volte al forum des halles…la signora di colore che parla da sola incessantemente. A volte ride, altre volte piange.
La faccia di certa gente è uno spettacolo. Della gente reale, intendo. Di quella autentica.
Te lo racconto….

Quando finisco, esco e vado a comprare qualcosa da Six, poi spulcio da Mark &Spences food. E infine passo per il quartiere latino. Cammino a passo veloce , quando vedo un bel ragazzo dirmi
- Buonasera…
- Buonasera…ma come fai a sapere che sono italiana ? di solito mi prendono per spagnola…
- Ce l’hai scritto in fronte” made in Italy “
E’ un ragazzo di Caserta e ha una pizzeria lì, con un amico. Gli dico che magari il giorno dopo ripasso. Mi lascia intanto il suo bigliettino da visita . non si sa mai. Magari un giorno potrei lavorare per loro !

Mi sveglio presto, cammino per il quartiere ebraico e poco prima delle dieci , tutto è ancora tranquillo. L’aria fredda sul viso mi tempra, mi carezza. Una sensazione invincibile di libertà mi attraversa e mi riempie completamente. Per qualche minuto, mi pare di aver fermato il tempo e di non aver bisogno di altro.

Chiamo casa. Sento i miei genitori. Mi sembrano così lontani e improvvisamente li sento così fragili, così invecchiati. Specie mia madre. La sua voce al telefono, sembra quella di una signora molto anziana e questo mi fa tenerezza, ma anche paura. Già, paura…


Nel pomeriggio me ne sono andata al centro Pompidou. Mi sono connessa per controllare eventuali novità per l’aereo da prendere al ritorno. Ero seduta a un tavolo e c’erano accanto a me una decina di senzatetto. Uno alla mia sinistra , c’ha provato. Alcuni erano alticci. Una donna voleva litigare con la ragazza seduta difronte a lei. Mi guardavano un po’ straniti. Forse si chiedevano come mai , io lavata e profumata ero in mezzo a loro e non avevo una connessione con il cellulare come tutti i comuni mortali. Devo dire che ( a parte l’odore sgradevole ) ho trovato molto più interessanti loro che i “ comuni mortali “.

La mia ultima passeggiata serale me la godo fino all’ultimo respiro. Rubo l’aria e spero di conservarne un po’ nei miei polmoni…

Sono all’aeroporto di Orly. Mi sono dovuta svegliare alle sei . sono uscita dall’albergo alle sette e e mezza. Parigi era ancora buia. Sembrava di camminare in piena notte c’era una leggera pioggerellina, le persone che andavano a lavoro, qualche ragazzo che ci andava in velò. Ho camminato per St Denis, fino ad arrivare a Chatlet les halles. Non mi andava di fare due cambi di metro. Sono passata davanti alla chiesa di St Eustache , quando la campana ha suonato le otto. Ho guardato ogni piccolo particolare con stupore incantato. E avrei voluto congelare quei minuti, perché gli ultimi.
Ora sto aspettano su una poltrona, che si apra il check in e anche se l’ho fatto on line, devo consegnare il mio bagaglio da stiva. Una volta imbracata la valigia, me ne andrò a spasso per l’orly sud. Felice ancora una volta, di essere stata qui. Tra questa gente, per questi boulevards, che sempre e per sempre mi emozioneranno facendomi sentire così inspiegabilmente viva.
Perché passano le stagioni, gli anni, le gioie e i dolori…ma Paris sera tou
jours Paris…

martedì 11 novembre 2014

La torre bianca

Sono chiusa in una torre bianca, altera.
Fatta di mura alte e invalicabili.
Una fortezza che solo
A guardami mette un po’ di paura.
Freddezza. Soggezione.
E’ questa l’immagine che viene fuori di me.
Una donna chiusa in un muro di cinta.
Mi ha fatto male, sentirmelo dire da te.

lunedì 11 agosto 2014

Era la conquista del mondo

Aveva temuto di essere solo sesso per lei. Ma quando dormivano insieme non era mai “solo sesso”. Era la conquista del mondo. Era una fervida preghiera. Riconoscevano se stessi . Le anime, i corpi, i desideri di vita e la paura di morire. Era una festa per la vita.

Da “ Una piccola libreria a Parigi “
Di Nina George

venerdì 28 marzo 2014

Ivano Fossati alla feltrinelli di Napoli


Ha parlato subito del libro, Ivano Fossati. “ Tretrecinque “, questo il titolo del suo primo romanzo. Che non ho letto e che forse non leggerò. Mi è bastato sfogliare alcune pagine, leggere alcuni capitoli, nell’attesa che uno degli amori della mia vita si materializzasse , per capire che non lo leggerò. E’ scritto sicuramente bene, ma la storia non mi rapisce. Anche se lui, la racconta benissimo.
Indossa un maglione beige e un pantalone scuro, gli immancabili occhiali da vista.
Siedo in prima fila e non posso che osservare attentamente. Far scorrere gli occhi su ogni centimetro di lui. E’ un uomo bellissimo, per me. E non dimostra gli anni che ha.
Le domande che gli vengono poste in sala hanno sempre a che vedere con la musica, con la sua scelta di abbandonare il palco. Il fatto è che noi che lo ascoltiamo da anni, ancora speriamo in un ripensamento.
Lui risponde con intelligenza, verve, ironia. Con quella voce che per me è sempre “ velluto che
vola “. …Con quella bellissima cadenza genovese.
Quando tutto è finito mi avvicino a lui per scambiare qualche parola ( seppure sciocca ), per un autografo, una foto. E’ gentile. Gentilissimo.
- Che piacere Ivano -, dico-, io sono Lucia….
- Ciao Lucia…
- Aspetta vengo accanto a te Ivano…quando mi ricapita più nella vita ?!??!
- Perché ? potrebbe capitarti ancora !
Mentre mi scattano una foto accanto a lui , dico alla fotografa:
- Fanne due va, che con la sfiga che ho viene male la prima !
- No, Lucia -, mi dice guardandomi negli occhi. – Nessuno è sfigato nella vita e
Tantomeno tu…
Il fatto è che lo dice con estrema serietà. E la cosa che mi colpisce è che io l’avevo detto ironicamente…ma forse nel mio tono, seppure si trattava di una sciocchezza, è come se fosse venuto fuori un malcontento e un dolore che ultimamente mi porto sempre a spasso.
L’ha detto con serietà, come se sapesse che spesso mi sento “mancante”.
(Questo mi ha fatto pensare anche a una cosa che detto parlando del suo libro, di questo suo personaggio che non ha paura di osare, di cambiare, di mettere le distanze.
Ha detto “ Se la vita di una persona non gira in quel posto, evidentemente girerà più lontano, da un’altra parte. Non abbiate paura delle distanze “ .)
- Sai -, dico, - anni fa ti ho incontrato proprio qui, in questa libreria mentre per i fatti tuoi compravi libri…e mi ci volle tanto coraggio per avvicinarti, mi sembrava di disturbarti. Ma lo feci..
- - Disturbare ?!??! No ! E perché mai ? Facciamo una cosa , Lucia. Se mi incontrerai ancora, disturbami ogni volta. Sempre !
Grazie Ivano. Grazie per le parole. Per “ Carte da decifrare “. Per la tua voce che è velluto che vola.
Per il sorriso. La cadenza genovese. Di tutto. Grazie di tutto.

giovedì 13 marzo 2014

Dopo di me...

Dopo di me non sarà più la stessa cosa, fidati.
Non ho nessuna pretesa.
Non ho nessuna particolarità. Gli occhi sono marroni, non ho mai la risposta giusta al momento giusto, i miei capelli sono insignificanti.
Dopo di me, però, non sarà più la stessa cosa per te.
Come faccio ad esserne certa?
Ti sei guardato in giro?
Di persone che amano come me ce ne sono rimaste poche, e di questo sono sicura.
Non mi innamoro allo scoccare di ogni mezzanotte di sabati sera alcolici.
Non mi innamoro mai, tranne una volta.
Ti parlo, ti parlo tanto.
Ti ascolto, ti ascolto tanto.
Faccio l’amore piangendo e ridendo insieme. Forte, fortissimo.
Lecco le tue dita e arrossisco.
Mi sforzo di capirti.
Sono la tua amica con la gonna troppo corta per non provare un brivido.
Forse non mi ami ma io so di averti fatto impazzire.
Con tutti i miei capricci, i miei sensi di colpa, le mie voglie, le mie perversioni, i miei occhi simili a tanti altri occhi ma così spesso languidi da volerci nuotare dentro.
Adesso puoi anche andartene, e lo farai, eccome se lo farai, perché lo so che quelle come me fanno paura, eccome se ne fanno.
Vattene, tanto mi sognerai per sempre.
Tra vent’anni, una sera, ti ecciterai ancora pensando alla mia schiena nuda.
Per te non sarà più la stessa cosa, dopo di me.
Magari non mi ami, ma questo non vuol dire niente.
Trovami una che ti guarda negli occhi come ti ci guardo io.
E se la trovi mandala via, perché non sono io.
Pentiti tra qualche mese e sappi che quelle come me amano così tanto da non essere capaci di perdonare».


Susanna Casciani

martedì 11 marzo 2014

Ho bisogno delle tue mani, amore...

M’invade la follia
in questa notte che
non conosce riposo.
Sono gelosa.
Avida di ogni tuo passo.
Penso alla tua bocca
e il desiderio mi assale.
Voglio che sia ancora mia.
Voglio per me il tuo viso
i tuoi occhi
i tuoi respiri
la tua pancia
la tua lingua
la tua carne
il tuo cazzo.
Voglio il fracasso dei tuoi pensieri.
La magia dei tuoi sogni.
L’ombra delle tue paure.
Tutte le tue piccole malinconie
e perfino il più grande dolore.
Ho bisogno del tuo mondo
per cercare di capire il mio.
Renderlo, a poco a poco,
vivibile. Caldo. Degno di essere
conosciuto.
………. ………….. ………. ……..
Ho bisogno delle tue mani, Amore,
per staccarmi da questo assurdo morire.