lunedì 23 marzo 2009

Solo un nome


Era in cucina che lavava i piatti. Fuori la pioggia cadeva lenta. La radio era sintonizzata su una stazione di musica classica. Quella musica la rilassava, spesso le riodinava i pensieri, la stringeva forte a sé. Si sedette in poltrona, sospirò e chiuse gli occhi. Era tanto stanca ! Una stanchezza che non c’entrava nulla con il lavoro e la quotidianità. Era una stanchezza dell’anima. Sentiva di avere dentro una voragine, un vuoto al quale non sapeva porre rimedio.Bussarono alla porta. Ma Elena era troppo stanca per alzarsi. Fece finta di non essere in casa. Chiuse gli occhi di nuovo e aspettò che se ne andasse. Aveva riconosciuto i suoi passi. I passi di Pietro. Quel modo di strascicare i piedi sul selciato. Era l’ultima persona che aveva voglia di sentire e vedere in quella sera piovosa. Ormai non riusciva più a parlargli. Tutte le volte che se lo ritrovava davanti, non riusciva a dire e a dare senso a quel mare di parole che aveva dentro. Lo guardava, spesso lo stringeva, convinta di fargli arrivare il suo calore. Ma trovava solo una porta alta e incolore. Quando gli era accanto avvertiva la sua voglia di fuggire, di trovarsi altrove. Capiva dai suoi occhi scuri che lui non la desiderava più. Anzi, non l’aveva mai desiderata. Ora capiva quello che era stata. Era stata solo un nome, un corpo a volte. Un corpo a cui aggrapparsi per non sentire la malinconia, la depressione. Era stata benda con la quale fasciare ferite di cui non riusciva a parlare. Eppure lei la conosceva tutta quella storia. Aveva visto il coltello che gli aveva squassato il petto. Aveva cercato di essere lenimento. Di essere corpo e anima. Cura per ogni piccola ferita. E silenzio per diluire il dolore. Ma non era bastato. Era rimasto tutto in aria, tutto in sospeso. Aveva cercato di dare tutto senza chidere mai nulla in cambio. Tutto quello che avrebbe voluto era : tenerezza. Nient’altro. Ma non è cosa semplice , la tenerezza.
Quasi nessuno è capace di darla. E allora lei continuava a essere solo un nome. Elena, tutto qui.
Avrebbe voluto solo che Pietro capisse la differenza, riconoscesse l’affetto, le buone intenzioni. Ma lui era capace solo di quei passi strascicati sul selciato, di sguardi bassi e di parole non dette. Si alzò. Per quella sera Bach le aveva fatto compagnia. Cosa poteva chiedere di meglio ?

4 commenti:

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  2. Quanto mi piacerebbe in una sera di pioggia potermi appoggiare alla mia poltrona, distrutta nell'anima. Accendere il fuoco e rimanere al silenzio a sentirlo sussurrare.
    E poter avere la potenza di non aprire la porta se suonano, di non rispondere al cellulare se squilla, di non dovermi subire 200 messaggi di domande, richieste di aiuto, imprecazioni.
    Come vorrei avere la forza di rimanere seduta ad ascoltarmi, di fermarmi su me stessa e cercare nella mia casa quella tenerezza che tanto rifugio e non trovo negli altri, se non nei miei cuccioli.
    E anche quella è effimera, perchè è la tenerezza di una madre per due cuccioli. E loro giocano con essa, si fanno baciare, abbracciare, scaldare. Ma quando c'è qualcosa che li attira, fuggono da te, per poi certamente tornare, ma tu in quel momento hai bisogno di loro, del loro calore, del loro odore.
    E rimani con le braccia vuote e con tanta voglia di piangere e non c'è nessuno che ti raccoglie da per terra e rimani come uno straccio arrotolato su te stessa. Poi due occhi verdi ti dicono "Mamma Mia" e inizi a sorridere in mezzo alle lacrime a baciarlo e ad abbracciarlo e ti chiedi per quanto ancora ti tollererà, ti consolerà, non si accorgerà di quelle lacrime che lentamente scendono sulle tue guance.

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  3. grazie per il bellissimo commento. hai lasciato qui una piccola parte di te, una piccola sensazione.un bacio

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  4. Con la malinconia gioco a carte e perdo sempre con la solitudine ne ho fatto un museo alla memoria, e chiudo le finestre per non ascoltarmi quando so che con il pianto non ho nulla da rimproverami, non è la vita che ho voluto e conosco le mani vuote che asciugano gli occhi che non hanno voglia di sognare, poi
    puoi continuare a parlare..parlare parlare..ma solo con il silenzio mi posso sfogare.. Ciao Elena

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