sabato 4 aprile 2009

Forever my darling...

Sophie viveva in un piccolo appartamento a Saint Louis en-Ile, uno dei quartieri più romantici di Parigi. Viveva al quinto piano di un modesto e grazioso palazzo, senza ascensore. Ma non le dava noia, anzi detestava l’ascensore, era uno dei suoi incubi ricorrenti.Era una sera fredda e buia, quella. Da dietro i vetri, lei spiava il mondo. Giù, le strade illuminate. Un negozio di antiquariato, un altro che vendeva pietre, un paio di ragazzi fermi a chiacchierare accanto alla gelateria Berthillon.
Squillò il cellulare appoggiato sul tavolo. Non aveva voglia di rispondere. Lasciò che suonasse a vuoto. Non si mosse dalla finestra. Rialzò lo sguardo e lo lanciò in fondo, con gli occhi a cercare Notre-Dame. Giù, su Pont Marie, del buon jazz saliva fino alla sua stanza e spesso allietava le sue notti solitarie. Immaginava la vita dei musicisti. Sognava di suonare con loro fino a notte fonda e di non avere spazio, tempo, casa. Sognava di uscire da quel locale e cambiare tutte le sere strada. Una sera poteva andare a place des Vosges, fino ad arrivare a Marais e la sera dopo avrebbe potuto scegliere di andare dall’altro lato del ponte, verso St. Germain e perdersi nel quartiere latino. Avrebbe camminato nella notte con il vento tra i capelli e una lunga sciarpa bianca per tenere a caldo i pensieri. Sorrise, tirando la tenda. Fuori c’era la neve. Dentro, il tepore di un camino acceso e un chiaroscuro nelle stanza. Lei indossava un Kimono di un colore bellissimo. Era un rosa pallido. Un colore che ricordava quello delle labbra, solo un po’ più chiaro. Indossava un paio di calze nere in microfibra. Le arrivavano alle ginocchia. Era bella, Sophie. Ma di una bellezza particolare. Non ostentata. Non costantemente alimentata. Una bellezza ribelle. Era una di quelle donne che non si notano per strada. Ma se ti mettevi fermo davanti al suo viso e ne studiavi i colori e le forme, non potevi non pensare che Sophie era bella. Era seduta in poltrona e sorseggiava un thè caldo. Era buono. L’aveva comprato il giorno prima. Era un thè alla vaniglia. Aveva un retrogusto dolce e quella dolcezza sembrava rendere più calda una serata come un’altra. Non aveva molta voglia di uscire. Anzi, nell’ultimo periodo stava benissimo in casa, circondata dalle sue cose, dai suoi oggetti che avevano vita, sempre. Passava le serate a scrivere o a leggere. Oppure cucinava,anche se non veniva nessuno a cena. Non più almeno. Non vedeva François da mesi ormai. Le mancava come l’aria. A volte sentiva di non avere un braccio. Altre volte, invece, di non avere la bocca per parlare, per riuscire a dare senso alle parole. Andò in camera da letto. Non accese la luce. Le piaceva camminare al buio. Era un buio che conosceva. Aprì il piccolo armadio che aveva comprato in un mercatino vicino casa. Era stato dipinto a mano dalla pittrice che glielo aveva venduto. Sulle ante erano state dipinte le quattro stagioni. Era color avorio. E poi c’era il verde delle foglie e il rosso delle rose.Lo adorava. Era particolare, come la sua bellezza. Lo aprì e prese il giradischi che conservava gelosamente nell’angolo a sinistra. Lo portò di là. E scelse tra alcuni vecchi vinili. Non ne possedeva molti. Aveva conservato solo quelli a cui teneva di più. Scelse quello che preferiva in quel momento. Mise il vinile sul piatto e vi appoggiò sopra la punta un po’ consumata. Un leggero rumore nell stanza. Solo una serie di fruscii, quando la punta baciò e sposò il vinile.
Forever my darling our love will be true
Always and forever I’ll love only you
Just promise me darling your love in return
May this fire in my soul dear forever burn…
Chiuse gli occhi,Sophie. Mmmm Mmmmm Mmmmm Mmmm
Le braccia a volteggiare nell’aria. E poi le mani a posarsi tra i capelli chiari e a scuoterli leggermente.
Mmmmm Mmmmm Mmmm Mmmm
Non pronunciava le parole della canzone, ma ne seguiva la musica con una specie di mugolio. Era un cantare senza voce. Cantare solo con i respiri. Era tenera. E bellissima,lì nella sera. Nella sua stanza. Con quella musica dolce e triste che sapeva di carillon. Ballava nella penombra, stretta nel suo Kimono rosè. Si strinse fra le braccia e pensò a François. A quando la teneva stretta e le sussurrava parole d’amore all’orecchio e tra le labbra (…Oh Sophie..Sophie…Je reve de t’avoir nuit et jour dans mes bras…je respire ton ame à l’odeur del lilas..). Pensò a quando ballavano insieme ascoltando quella musica, a quando lei saliva sui suoi piedi e si lasciava trasportare. Pensò a quando cucinavano insieme, a quando correvano per gli champs élysées senza una ragione, a quando facevano l’amore dovunque. Pensò a quella fame insaziabile, a quella sete di parole che ardeva a ogni ora del giorno e della notte. Pensò alla poesie lette sul divano, ai sogni raccontati, ai baci di ogni giorno e ogni giorno sempre nuovi. Pensò all’odore della sua pelle e ai suoi capelli bagnati, al gelato alla noisette da Berthillon, a quando gli restava sulle labbra e lei lo leccava ridendo .Una lacrima le rigò la guancia calda. Ma sorrideva, Sophie. Con le labbra sorrideva. La canzone era finita proprio quando non voleva che finisse. Si avvicinò al giradischi e riportò indietro la punta. La musica è una di quelle cose che ritornano sempre. Una di quelle cose che non ti tradiscono, non ti lasciano, non ti dimenticano. Mai.
Lasciò il kimono, nell’angolo, ai piedi della poltrona rossa. Ballò da sola, nuda, nella sera.Cantava senza voce,solo con i respiri. Mmmmm Mmmmm Mmmm Mmmm….
Forever my darling our love will be true
Always and forever I’ll love only you
Just promise me darling your love in return
May this fire in my soul dear forever burn…

9 commenti:

  1. Caspita ma sei davvero brava.. ed io che credevo..possa questo fuoco nella mia anima bruciare per sempre..perchè non ti ho conosciuta prima...Ciao..
    prima o poi scoprirò il tuo nome..
    Maurizio

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  2. grazie Maurizio che bel commento. il mio nome è Lucia, ecco l'hai scoperto...buona serata

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  3. e no!..manca un salto a Pigalle e alla Shakespeare & Co.!!!

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  4. Malinconicamente Sensuale.
    Uno di quei quadri raccontati ad arte dove è possibile immaginare ogni momento, ogni istante, sentire nelle vene e nei brividi della pelle le sue sensazioni. Quelle emozioni che non tutti abbiamo provato, ma chi lo ha fatto, non può fare a meno di rivivere.
    C'è chi non conserva nulla nel cuore, sulla pelle, marchiato sulle labbra e c'è chi conserva anche biglietti del teatro, pacchetti di sigarette finiti, incarti di gomme da masticare con su scritto giorno, data e ora.
    Ed è proprio questo che in te sento, questo "segnarsi" di ricordi che non fanno male, ma quella malinconia che addolcisce la vita seppur amara.

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  5. si è così, questa malinconia fa parte della mia natura..me la porto dietro da bambina, è come un soprabito. non pesa, mi accompagna...un abbraccio

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  6. c.. è bellisimo quello che hai scritto!

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  7. Con l'affetto i miei auguri di una buona Pasqua da me per te
    Maurizio

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  8. anche a te Maurizio...tanti auguri un bacio, lucia

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