domenica 29 marzo 2009

Without love


Sono brutta.

Ispiro compassione.

Non faccio altro che elemosinare amore.

Ma è inutile.

Sono diventatauna pezzente che gira per le strade.

Chiedo affetto.

Monetine d’affetto.

Ma non racimolo nemmeno un centesimo.



“ Quando guardo chi è innamorato

Mi chiedo in che cosa ho sbagliato…”

( Antonella Chitò )

mercoledì 25 marzo 2009

Tremante...


Tristezza scivola, sotto bianche lenzuola.
Ho scovato perle profumate sotto al letto.
Le conto mentre canto una nenia,
con il peso lieve dei mie pensieri.

Mi sento piccola, indifesa.
Me no sto tutta tremante,
sbranata dalle mille notti oscure
senza le tue mani.

lunedì 23 marzo 2009

Solo un nome


Era in cucina che lavava i piatti. Fuori la pioggia cadeva lenta. La radio era sintonizzata su una stazione di musica classica. Quella musica la rilassava, spesso le riodinava i pensieri, la stringeva forte a sé. Si sedette in poltrona, sospirò e chiuse gli occhi. Era tanto stanca ! Una stanchezza che non c’entrava nulla con il lavoro e la quotidianità. Era una stanchezza dell’anima. Sentiva di avere dentro una voragine, un vuoto al quale non sapeva porre rimedio.Bussarono alla porta. Ma Elena era troppo stanca per alzarsi. Fece finta di non essere in casa. Chiuse gli occhi di nuovo e aspettò che se ne andasse. Aveva riconosciuto i suoi passi. I passi di Pietro. Quel modo di strascicare i piedi sul selciato. Era l’ultima persona che aveva voglia di sentire e vedere in quella sera piovosa. Ormai non riusciva più a parlargli. Tutte le volte che se lo ritrovava davanti, non riusciva a dire e a dare senso a quel mare di parole che aveva dentro. Lo guardava, spesso lo stringeva, convinta di fargli arrivare il suo calore. Ma trovava solo una porta alta e incolore. Quando gli era accanto avvertiva la sua voglia di fuggire, di trovarsi altrove. Capiva dai suoi occhi scuri che lui non la desiderava più. Anzi, non l’aveva mai desiderata. Ora capiva quello che era stata. Era stata solo un nome, un corpo a volte. Un corpo a cui aggrapparsi per non sentire la malinconia, la depressione. Era stata benda con la quale fasciare ferite di cui non riusciva a parlare. Eppure lei la conosceva tutta quella storia. Aveva visto il coltello che gli aveva squassato il petto. Aveva cercato di essere lenimento. Di essere corpo e anima. Cura per ogni piccola ferita. E silenzio per diluire il dolore. Ma non era bastato. Era rimasto tutto in aria, tutto in sospeso. Aveva cercato di dare tutto senza chidere mai nulla in cambio. Tutto quello che avrebbe voluto era : tenerezza. Nient’altro. Ma non è cosa semplice , la tenerezza.
Quasi nessuno è capace di darla. E allora lei continuava a essere solo un nome. Elena, tutto qui.
Avrebbe voluto solo che Pietro capisse la differenza, riconoscesse l’affetto, le buone intenzioni. Ma lui era capace solo di quei passi strascicati sul selciato, di sguardi bassi e di parole non dette. Si alzò. Per quella sera Bach le aveva fatto compagnia. Cosa poteva chiedere di meglio ?