lunedì 30 novembre 2009

Meno male


D’improvviso sentì le gambe tremare. Aveva visto da lontano quell’uomo fermo, vicino a una panchina. Stava parlando al telefono e sembrava proprio lui. Continuò a camminare mentre sentiva quello strano tremore spostarsi in altre parti del corpo. Gli passò accanto e vide che non era lui. Quest’uomo era più giovane e aveva i capelli un po’ più scuri. Eppure era impressionante il modo in cui gli somigliava. Indossava vestiti simili a quelli che indossava lui e aveva lo stesso modo di tenere la giacca sulla spalla. Il tremore lentamente passò e riprese la sua strada.
Più tardi, in libreria, rivide la sua figura tra gli scaffali. Lo guardò ancora . Lo guardò a lungo.
Si perse nei segni del suo viso e per le vie del suo corpo. Lui le passò accanto e lei sentì il suo odore. Aveva un buon odore, ma diverso da quello dell’uomo a cui somigliava.
Quell’odore lì, lei non l’avrebbe sentito mai più. Eppure lo sentiva tutti i giorni, perché
ogni giorno pensava a lui.
Sospirò. Si strinse nelle braccia.
Si fece piccola piccola. E cercò riparo tra i libri.

Chissà dove sei. E cosa stai facendo. Vorrei che i tuoi segni disseminati per la città
sparissero. Vorrei che i miei passi non fossero così precari. Vorrei che un bacio visto mi
facesse meno male…Vorrei che un viaggio riuscisse davvero a essere speciale senza di te.
E che una canzone, per una volta, non mi parlasse di te…
Vorrei che un posto, un qualsiasi posto, diventasse mio….perchè sono senza casa.
Senza tempo. Senza cuore…né cervello.

mercoledì 18 novembre 2009

Catherine...


E’ autunno, a Parigi….
Catherine aspetta Herni, tutti i pomeriggi
a place des Vosges, in rue Diderot, 16.
Per arrivare da lei, Herni prende la metro.
A volte fa fatica a stare in mezzo alla gente, lì seduto, fermo.
Allora, quand’è così, quando sente l’animo in tumulto,scende prima.
Fa qualche passo a piedi fino al loro appartamento.
distende le gambe. annusa Paris, il cielo grigio.
E’ confuso…sente ancora l’animo in subbuglio,
i sensi agitarsi, al solo pensiero di Catherine, delle sue calze nere,
delle sue labbra vogliose, del suo corpo pallido, baciato dalla luna.
Fa le scale in fretta. Respiro mozzato.
Catherine è seduta , con le gambe schiuse.
Lo guarda senza dire una parola.
Lo ama, così, in silenzio e per un tempo che sembra non avere fine.
A cavalcioni, mentre danza su di lui,gli bacia la fronte madida di sudore.
- Sei stanco ? -, gli chiede.
- Un po’…ma non smettere di guardarmi così. Non smettere, Catherine…
Le accarezza il viso,lo bacia ripetutamente,
con la dolcezza di un bambino, con la passione di un amante.
Quando va via, ha il cuore in disordine.
Ha le labbra felici.
La fronte febbrile.
E un dolore per tutto il mondo che lo aspetta…

domenica 8 novembre 2009

Emmaus, l'ultimo romanzo di Baricco


Un episodio dei Vangeli, testimonia che qualche giorno dopo la morte del Cristo, due uomini camminano verso la cittadina di Emmaus e parlano di quello che era successo a Gerusalemme.
A un certo punto, si avvicina un uomo e chiede loro di cosa stanno parlando. I due lo mettono al corrente di tutto e, siccome si fa tardi, lo invitano a restare con loro, a mangiare insieme. L’uomo accetta, mangia con loro, spezza il pane. Guardandolo, i due capiscono che quell’uomo è il Messia e quando lo capiscono, il Messia sparisce. Rimangono soli e si chiedono come non avessero potuto capire che si trattava del Messia. Eppure era stato con loro tutto quel tempo…
E’ proprio da questo episodio del Vangelo, che Baricco ha rubato il nome per il suo ultimo romanzo : Emmaus. Uscito il 4 novembre. Copertina essenziale e minimalista , dalla carta ruvida.
Per cominciare, dico subito, che l’ho letto in due giorni e che con mia grande sorpresa, in questo libro i personaggi ( a differenza di altri romanzi di Baricco ) hanno nomi italiani, o per lo meno nomi facilmente pronunciabili. La storia è ambientata a Torino, anche se non si pronuncia mai il nome della città. E’ ambientato, negli anni settanta più o meno e i protagonisti sono quattro ragazzi cattolici, Bobby, Il Santo, Luca e l’io narrante che non ha un nome. Hanno diciassette, diciotto anni. Appartengono a famiglie della media borghesia, vanno a scuola, suonano in chiesa, fanno volontariato in un ospedale dei poveri. Rispettano e amano profondamente i loro genitori e la vita. Non fumano, non bevono, non fanno sesso. Hanno fidanzate che arriveranno vergini al matrimonio e la massima intimità delle loro coppie e carezzarsi sotto al plaid con, magari, i genitori nella stanza accanto. Hanno una vita lineare e pulita. Ma ogni tanto buttano lo sguardo di là, verso gli altri. Gli altri, sono semplicemente i loro coetanei risucchiati dal mondo. Quelli che si divertono, quelli che ascoltano altra musica, ballano, bevono, fanno sesso.
E tra questi altri, il loro sguardo si perde sempre su Andre. Andre è bellissima, anche se non si cura della propria bellezza. Lei porta i capelli così come vengono , come un’indiana d’America.
Andre è magra, di una magrezza che sa di malattia.Andre ha sempre gente intorno, fa sesso con chi capita, partecipa a orge, senza pensarci troppo. Per lei non è un problema stare con un mucchio di uomini, farsi prima un figlio e poi un padre. Tanto lei sembra non sentire nulla. Una volta ha provato ad uccidersi e fino a che non ci riesce, non si fermerà. Andre è piena di gente intorno, ma è sola da morire. Questi quattro ragazzi entrano nel mondo di Andre ( o lei entra nel loro) in modo quasi casuale. Si parlano poco , eppure con gli occhi capiscono parecchie cose.
Nel momento in cui, faranno un passo nel mondo di Andre, nel mondo degli altri , perderanno le loro certezze, a poco a poco, con tempi differenti, non rendendosene effettivamente conto.
Da lì in poi, sarà un viaggio verso ciò che non avevano mai creduto possibile a loro… (loro così cattolici, perfetti e puliti)..sesso a tre, travestiti, droga, suicidio, omicidio. Bobby, Luca e Il Santo si disintegrano. A restare è la voce dell’io narrante, quella senza nome, che si rende conto di aver visto tutto sfuocato. Un po’ come i discepoli di Emmaus.Com’è stato possibile ? Com’è possibile che non riconosciamo e comprendiamo davvero le persone che abbiamo intorno? Mangiano con noi, vivono con noi, eppure non li riconosciamo. Il romanzo è breve, solo 139 pagine, scritto benissimo, con eleganza e maestrìa.
Baricco non delude, ha una penna ferma, certa e i suoi giovani personaggi sono tutto e vogliono tutto. Certo non vi è la magia di chi, come me, ha amato Oceano mare o Castelli di rabbia.
Non ha il sapore, né il linguaggio, né i tempi di quelle storie lì. Non vi aspettate quella magia.
Ma è piuttosto uno sguardo , sotto sotto, benevolo , comprensibile verso le debolezze umane.
In fondo, si parla di noi. Che siamo indifesi, soli, nudi, egoisti, miserevoli, impauriti, curiosi, desiderosi, folli, incomprensibili. Si parla solo di noi.

martedì 3 novembre 2009

Tempo prezioso


Uscirono dalla libreria.Si tenevano per mano, ridendo.Andarono verso il parcheggio.
Salirono in auto. Si guardarono negli occhi. Avevano dentro una luce calda, che
sfavillava intorno.Lui mise in moto. Dove vai ? ,chiese lei.
Mi accosto sotto l’albero, mi levo dal sole.
Sei il mio sole, pensò lei. Ma non lo disse. Non glielo disse.
-Vieni qua, dammi un bacio.-, le disse carezzandole la mano.
Si lasciò andare tra le sue braccia e lo baciò a lungo. Non mi sazio della tua bocca.
Non mi sazio mai.
Restarono stretti come due ragazzini, a baciarsi soltanto.
A bagnarsi le labbra.
A leccarsi.
A mordersi.
Fino a che lei mise la testa sulla sua spalla. E guardarono il cielo azzurro.
Ricordi , tra le nuovole.
Di quando si erano conosciuti anni prima.
Della prima volta che avevano fatto l’amore.
Mi piace, lui disse, che mi facesti aspettare a lungo.
Lei rise. Invece sbagliai. Persi tempo.
Persi solo tempo prezioso, amore mio.