sabato 2 gennaio 2010

Il fascino di una parola


La fece scivolare sul letto. Ridevano. La stanza era calda. La luce della stufa creava un riverbero di luce bellissima, di quando il giallo ocra sposa l’oro. Anais era ferma e giocava con la malizia negli occhi. Tomàs le sfilò le mutandine. Se le portò al viso. Le annusò e le baciò. Lo sentì mugolare piacevolemente. – Mmmmm!!! La guardò negli occhi e si tuffò con la testa tra le sue cosce piene.
Sentiva la lingua nella fica. Era bellissimo. Si alzò con il busto per vedere la testa di Tomàs sepolta lì, in quella parte del suo corpo. C’è da dire che lo sapeva fare davvero bene. Leccava con una passione e una curiosità sempre nuova. Sentiva i suoi respiri tra le pieghe della carne. Sentiva il suo naso. La sua bocca. La sua lingua che sapeva rubarle il piacere. Che ormai conosceva ogni segreto delle sue cosce umide. E poi i suoi denti che leggermente la mordevano.
- Non mordermi ! Non mordermi ! – diceva lei ridendo, in una sorta di sfiziosa cantilena.
- Mi piace troppo, lo sai. Non resisto alla tua fica…
Lei impazziva per come lui pronunicava quella parola. Fica . Fica. Fica.
- Dillo ancora ! -, chiedeva in tono dolcemente perentorio.
- Fica. Fica Fica…la tua fica.
I respiri nella bocca di lei. Sospiri piccoli. Sospiri forti. Fino a quando sentì la sua stessa voce dire piano – Vieni qua , Tomàs! Ora vieni qua, tra le mie braccia.
Se lo strinse forte, fecendolo scivolare dentro.

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