venerdì 12 febbraio 2010

El testamento d'Amelia




La donna se ne stava al buio, seduta sul divano.I pensieri si rincorrevano per la stanza.
La giornata era stata lunga, a tratti estenuante. Scelse tra i suoi cd qualcosa da ascoltare.
Quella sera in suo aiuto giunse Segovia. Arrivò a sciogliere i minuti in quel chiaro-scuro,
dando vita a immagini che la facevano arrivare lontano grazie alle note della sua chitarra ,
al virtusiosmo delle sue mani che pizzicavano quelle corde.
Lei e la musica , erano una storia senza fine.
Musica come compagna fedele e sempre presente.
Era un buio opalino, quello. E in quel buio, Segovia diventava suo eterno drudo, suo amante appassionato. Dietro ad ogni nota, un’immagine che conosceva da tempo, ma che la visitava e ritornava ogni volta, durante quel pezzo.
El testamento d’Amelia di Llobet.
Le corde della chitarra, pizzicate. Poi note. Note come gemiti, come pianto.
Era di una dolcezza dilaniante. Di una straziante, ma mite, nostalgia.
E tutte le volte, quella donna tornava.
Ascoltando il pezzo di Llobet, lei vedeva nitidamente una donna, seduta sulla soglia della sua casa.
Era una donna Andalusa. Bella, alta, con i capelli neri e i fianchi morbidi.
Avvolgente. Materna. Con un vestito a fiori.Aveva il trucco un po’ sfatto e il rossetto rosso slabbrato.I capelli, neri e mossi, raccolti sulla nuca con forcine invisibili.
Ai piedi, indossava sandali legati alla caviglia. Aveva polpacci forti, maestosi , ambrati.
Il sole stava tramontando. E lei aveva l’aria triste.
Sedeva a terra con un velo di lacrime a coprire il vero colore dei suoi occhi.
Ma restavano negli occhi, quelle lacrime. Rimanevano due laghi luccicanti e non
conoscevano le sue calde guance.
Teneva in bilico, tra le belle labbra carnose, una sigaretta che si consumava lentamente.
Sedeva con il vestito leggermente alzato. Con le gambe un po’ schiuse.
Se ne stava seduta come una sgualdrina nel pieno di un tramonto.
Ma piangeva come una Madonna.
Tutta avvolta nella sua triste tristezza, che non era vero dolore ma che non era più melanconia.
Era tristezza. Di quella che ti toglie il fiato e i sogni.
Di quella che ti fa sentire tanto stupida per aver nutrito certe vane speranze.
La donna, seduta sul divano, conosceva quel tipo di tristezza.
E sapeva che non c’era modo di mandarla subito via.
Sapeva che per un po’ rimaneva cucita addosso.
Ma che la maniera migliore per placarla, era un abbraccio forte e sentito.
Allora sospirava e si stringeva sempre tra le braccia, quando ascoltava El testamento d’Amelia.
Chiudeva gli occhi e svelava ad Amelia, in un orecchio, quel’era il segreto.
Il calore di un abbraccio. Cerca il calore di un abbraccio vicino.



8 commenti:

  1. La tristezza della disillusione... molto bellO complimeti, iO e Alice apprezziamo.
    "Se ne stava seduta come una sgualdrina nel pieno di un tramonto.
    Ma piangeva come una Madonna." Immagine più che efficacie.
    Un buon fine settimana a te iO e ALice

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  2. grazie alice...un buon fine settimana anche a te

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  3. [OT] Come mai il disclaimer per adulti? O.o

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  4. non che io scriva chissà che...ma a volte ci sono parole impresse su carne...parole a volte forte e scurrili...e siccome in un altro blog sono stata censurata, non vorrei urtare anche qui la suscettibilità di qualcuno, quindi...prevenire è meglio che curare !!

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  5. ma che liberta' è se non si è liberi di esprimere il proprio pensiero?

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  6. infatti mau..ci ho ripensato e ho tolto la censuera...un abbraccio

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