venerdì 19 marzo 2010

Luce dei miei occhi


Così forse, non era mai successo. Con dentro tutta quella tenerezza. E quella protezione.
La donna stava in silenzio. Al ripato, tra le sue braccia. L’uomo non l’aveva mai stretta in quel modo. Con quella forza e quel candore insieme. Le aveva parlato per tutto il tempo. Le aveva detto quanto bene le voleva. E quanto gli piacere stare fermo, così, dentro di lei. Al caldo. Lei aveva cercato un nascondiglio per il viso tra le pieghe del suo collo.
Anche io, aveva detto con un fil di voce.
- Anche io te ne voglio un sacco.
L’aveva detto con pudore, come fosse una bambina timida.
- Ma forse non hai idea -, disse l’uomo ,- dell’affetto enorme che nutro per te.
Amore, disse. Amore mio.
Le prese il viso tra le mani. Con gli occhi dentro agli occhi. E la fece scivolare sotto di lui, baciandola ovunque. E poi tornò alla sua bocca. Sempre.
La sogno sempre la tua bocca.
L’uomo le accarezzò i capelli e le baciò la punta del naso. E la fronte. E gli occhi. E le guance. E le orecchie. E la bocca. Ancora la bocca. E sempre la bocca.
Lei fece lo stesso.
Erano baci che avevano il sapore della riconoscenza.
Della gratitudine al bene.
Si muovevano con dolcezza. Non c’era frenesia.
La furia stava nel guardarsi negli occhi per tutto il tempo che li vedeva uniti. Uno dentro l’altra, a mangiarsi il cuore. A fare l’amore in un modo nuovo per loro. Con molta lentezza, come se stessero ascoltanto una sonata per pianoforte. Mentre le mani scivolavano lunga la pelle- ovunque -a portare alla luce i segreti rimasti a lungo sotto le dita e sotto la lingua.
- Quelle mattine accanto a te non le scorderò mai-, disse la donna.
- Neanche io.
E poi
- Dimmi che verrai ancora con me.
La donna disse di sì. Che sarebbe ancora partita con lui, tutte le volte che avrebbe voluto.
E se solo avesse voluto.
- Ti porterei sempre con me-, disse l’uomo.
Lei sorrise e lo abbracciò forte, facendo scendere le mani lungo il suo corpo d’uomo. Soffermandosi a lungo sulle sue spalle. Sono bellissime, bisbigliò.
Lo trovava più forte, più massiccio. E questo le piaceva.
Mi piace . Bello. Bello . Bello. Bello.
Disse strusciando il viso sul suo petto. Annusandolo e baciandolo. E pronunciando la parola Bello come fosse una nenìa, una giocosa cantilena. Lo disse modulando la voce. Con soffi di sorrisi e un timbro che esaltava tutto il calore del momento.
Erano semplici, le parole. Erano caste e amorose. Ed era un momento di inaudita magia.
Era la luce dei suoi occhi.
Luce dei miei occhi.
La donna non credeva a quell’incanto.
O meglio sapeva che quella magia aveva un tempo scandito. Ma sapeva anche che per tutto quel tempo, nessuno al mondo sarebbe stata più felice di lei. E per la prima volta riuscì a riconoscere la stessa felicità sul viso dell’uomo. E non le pareva vero.

2 commenti:

  1. è stupenda e mi sono commossa...mi fa tanto pensare al mio amore...

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