lunedì 31 maggio 2010

Brividi e stelle


La donna venne fuori dal bagno. Indossava solo la camicia. Si era guardata nello specchio, prima di aprire la porta. Le donava quella camicia. E le era piaciuto il modo in cui l’uomo, prima, gliel’aveva fatto notare. Le aveva detto che quel giorno era bellissima, vestita in quel modo.
- Ma non ho niente di che ..
In effetti, non aveva fatto caso neppure a cosa aveva indossato. Aveva infilato la camicia, i jeans e della scarpe da ginnastica. Era uscita di corsa.
- Io ti preferisco vestita così. Oggi sei tanto teenager..
Aveva detto l’uomo, sorridendo. Era uscita dal bagno. Sentiva la sua voce. Era a telefono che parlava di lavoro. L’uomo aveva la camicia azzurra sbottonata. Le luci erano soffuse. La donna era a piedi nudi. Si avvicinò lentamente a lui. Gli si strinse contro e iniziò a baciargli il collo e le spalle. Iniziò a leccare la sua pelle , a far scendere le mani lungo il petto e la pancia.
L’uomo sospirò e se la strinse contro. Lei lasciò il viso sul collo dell’uomo. Chiuse gli occhi e continuò a baciare la sua pelle. Aveva un odore lieve. Quando lo annusava pensava alle piume, alle nuvole, allo zucchero filato. Lui finì, con difficoltà , la telefonata. Lanciò il cordless sul tavolo e la baciò sulla bocca. Un bacio lunghissimo. Supendo, come solo lui sapeva darle.
Pieno di brividi e stelle. Pieno di sorrisi e tramonti.
Fecero l’amore quasi in silenzio. Donandosi poche parole e molti abbracci. Di quelli che ti danno tenerezza e forza. Di quelli che ti fanno vedere il rosso della porpora e la luce dell’indaco.
Appoggiato sulla schiena della donna, l’uomo era sul corpo di lei con tutto il suo corpo.
- Ti piace scoparmi così ? -, chiese la donna.
- Moltissimo, amore mio.
La donna rimase protetta in quell’abbraccio, trovando ristoro nelle loro dita intrecciate. Rimasero uniti così per un tempo che pareva non avere fine. Solo a un certo punto, arrivò la voce dell’uomo a infrangere quel silenzio di cristallo, fatto di gemiti e gioia.
- Girati -, le disse.
La donna si girò e si distese supina. L’uomo la guardò, mentre si accarezzava i seni.
- Vienimi sul petto-, lei disse,- vienimi sul cuore.
Lo vide toccarsi. Lo vide godere. Nella penombra guardò il suo seme caldo brillare sui seni.
E rivide il rosso della porpora e la luce dell’indaco. E si sentì cenere. E poi rosa e poi velluto.
Chiuse gli occhi, accarezzandosi. Per risentire brividi e stelle.
Restò muta, sul letto. Stringendo l’uomo accanto a se.

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