mercoledì 26 maggio 2010

Paris, mon amour


E’ domenica mattina. Mi sveglio presto. Apro la porta finestra e esco sul balcone. Sono al quinto piano di un albergo a boulevard St Michel. Parigi è silenziosa. Tutti ,o quasi, ancora dormono. Ho voglia di andare fuori il prima possibile. Attraverso boulevard St Michel. Fa freddo. Arrivo lungo la Senna. Poi passo per Grands Augustin, Quai de Conti, Malaquais e Quai Volter. Arrivo al Museo d’ Orsay. Resto senza fiato davanti all’Origine del mondo di Courbet e mi accendo e mi adombro a tutti i colori, le luci del giorno che Monet ha usato per rappresentare la cattedrale di Roven. Prendo la metro e scendo a Champs de Mars. La tour Effeil è piena di turisti. Da lontano è bella, ma da vicino è solo un pezzo di ferro. Ci resto poco, il tempo di mangiare una baguette con pomodori, carote, insalata, maionese e una roba che non ho capito bene cosa sia. Ma deve trattarsi di pollo. Nessuno parla italiano. Parlo un po’ in inglese. Mi faccio capire. Il francese mi viene fuori malissimo. Mi prendono tutti per spagnola, chissà perché….qui se guardi un uomo per più di due secondi, ti ridà lo sguardo e per un po’ ti guarda dritto negli occhi e poi ti dice Bounjour o bonsoir…Ci sono uomini di colore bellissimi. Una bellezza inenarrabile, che a guardare quella pelle vellutata ti viene voglia di accarezzarli e baciarli.
Riprendo la metro e scendo a Etoile. Passo davanti all’arco di trionfo e da lì cammino per tutti gli champs- èlysées. Faccio un po’ di shopping , ma Cartier lo posso solo guardare da fuori. Quando arrivo ai jardins des Tuileries mi siedo sul bordo della vasca su una sedia simile a quella a sdraio. C’ è un bel sole ora. Mi siedo, mi sdraio. Prendo un po’ di sole. I giardini sono pieni di gente, al sole…



Arrivo intorno alle dieci a Monmatre. Tira vento e piove. Da qui si vede tutta Parigi, entro nella Basilique de Sacre- Coeur. La basilica ha un pesante profilo bianco in stile romantico-bizantino. C’è silenzio, dentro. Quando esco, piove un po’ di meno. Mi aggiro per le vie dove anni fa Henry Miller viveva e scriveva. Ci sono uomini e donne che fermano i turisti per fare ritratti. C’è un uomo che mi chiede se ho voglia di fargli tagliare con le forbici un pezzo di carta, così da tracciare con le forbici il mio profilo sulla carta. Ma non capisco subito quello che mi chiede. – No, merci-, rispondo.
Capirò cosa voleva dire solo quando, pochi minuti dopo, vedrò la sua “ arte “ in azione.
C’è un delizioso negozio che vende cioccolatini francesi. Entro. Compro cioccolato belga da portare a chi voglio bene. Il proprietario è un ragazzo ed è il primo che conosco che parla italiano.
- Che bello che parli italiano ! qui tutti tentano di correggerti !
- E’ vero…
- Non ci sono confezioni di cioccolato bianco?
- No, devono arrivare. Ma ti offro questi al cioccolato bianco, hanno anche granella di nocciole.
- Grazie…
- Di dove sei ?
- Di Napoli…
- Bella Napoli..
- Eh si, ma Parigi di più…e’ la prima volta che ci vengo.
- La prima ?
- Si..
- Scommettiamo che ritorni ?
- Certo che ritorno !
Mi chiude tutto in sacchetto. Lo saluto sorridendo ed esco. Vado sui luoghi di Henry Miller.



Quando arrivo davanti al Moulin Rouge c’è un bel sole. Tutti si fanno fotografare davanti al mitico locale. Pigalle è il quartiere a luci rosse. Ci sono sexy shop e supermarket del sesso che hanno preso il posto di vecchi locali dove un tempo si esibiva anche Edith Piaf. Sono curiosa. Non sono mai entrata in un sexy shop. Ammetto che se lo facessi dalle mie parti, sarei imbarazzata. Ma qui no. Così entro. Ci sono molte donne che guardano noncuranti. Tra gli scaffali , passano in rassegna ogni cosa. Guardo incuriosita. In effetti, si tratta di un negozio come un altro, anche se intravedo cose che non avevo nemmeno immaginato. Il reparto sadomaso mi fa sorridere. Afferro una frusta e per giocare me la do sulla gamba. Fa male, cavolo ! O sono io che ho molta forza, penso sorridendo.
Alla fine mi compro anche un cadeaux. In fila, alla cassa, l’uomo davanti a me spende 180€ . Ha comprato di tutto. Deve avere molta fantasia. A guardarlo non si direbbe. Anche la cassiera è donna. Sorride gentile. Ci salutiamo. Metto il cadeaux in borsa…

Mi perdo nei magazzini Lafayette. Non mi sono persa per strada. Non mi sono persa e confusa in metro ( Parigi ha 16 linee metropolitane) e mi sono persa nei grandi magazzini. C’è di tutto. Ci entro solo per dare un’occhiata, quando finalmente ritrovo l’uscita, mi rendo conto che sono passate quasi quattro ore. In fin dei conti sono sempre una Madame…e dinnanzi a capi di Fendi, di Valentino, di Dolce & Gabbana , Armani, Louis Vuitton ecc…guardavo incantata. Potendo permettermi solo boccate d’aria . Ah !!!!




I capelli volano all’impazzata, qui sul bateau. Salgo alle 21:15. Faccio il giro turistico. C’è un’abitudine qui a Parigi, quelli fermi sul ponte o lungo la senna salutano i passeggeri dei battelli e viceversa. E’ bellissimo guardare i palazzi, la città dal bateau. Il cielo, mille colori, sfumature da serbare nel cuore. Ci si sente sereni e infinatamente piccoli davanti a tutta questa bellezza. Piccoli e felici. Mi copro la testa, mi stringo tra le braccia. Saluto anch’io, quelli fermi sul ponte.



Mi perdo felice per le strade del quartiere latino. E’ bellissimo Saint Germain. Pieno di localini, di librerie, di brasserie, di creperie. Passo davanti a Notre-Dame. Voglio andare a Ile Saint Louis. Voglio andare a cercare il palazzo dove viveva e forse vive ancora Sophie. Al quinto piano, di un palazzo senza ascensore. Lo trovo. Eccolo là. E’ un portone verde. Trovo quella finestra del quinto piano. Giù il negozio di pietre. E più in là , la gelateria Berthillon. L’ho trovata quella casa, quella finestra dove quella sera suonava Forever my darling . Ma sophie non è in casa.
E’ strano e magico aver scritto di posti che non avevo mai visto. Ora sono qui, che li guardo. Che li vivo. Erano simili, anzi uguali, a come li avevo immaginati. E ho il cuore in gola, come quando si trova l’amore tanto sognato.

2 commenti:

  1. :) la cosa bella è che non serve un uomo per essere felici a parigi!

    love, mod

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  2. sai, è proprio così. io non sono innamorata...non ho amore. sono raminga...e spesso in tutti i posti in cui sono stata mi sentivo " orfana " di qualcuno, in un modo in cui non so spiegare. e invece nella città dell'amore mi sentivo piena e bastante...non ho pensato mai all'amore in quei giorni...ero felice, come hai detto tu...anche da sola..un abbrraccio

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