domenica 19 settembre 2010

Magnolia


Il caldo di quel giorno non li toccava. I finestrini dell’auto erano chiusi e loro si godevano il fresco dell’aria condizionata. L’uomo guidava e la donna, seduta di fianco, si perdeva, ogni tanto, nel verde delle strade intorno. Fin da bambina, durante un viaggio, guardava fuori dal finestrino cercando di rubare al mondo più cose e immagini possibili. La radio era accesa. Dentro ci passava della buona musica che arricchiva le loro voci e i loro respiri. Fuori dal finestrino era un riconorrersi di immagini, come mille veloci diapositive che seguivano, follemente, le note.
Quando la canzone finì, l’uomo spense la radio. Chiese alla donna se aveva bisogno di qualcosa, se c’era bisogno di abbassare l’aria condizionata. Lo chiese perché sapeva che era un po’ freddolosa. Lei disse di no. -Va bene così.
Lui le prese la mano, l’accarezzò con i polpastrelli.
- E’ un gesto che adoro -, disse la donna girandosi verso di lui.
- Ah si !?!?
Continuò ad accarezzarla, portò la mano alle labbra e la baciò. Una, due, tre volte. Lei allora, gli carezzò il viso, mente lui le toccò la gamba sinistra.
- Hai una bella pelle.
- E’ il mare che la rende così.
La donna indossava un paio di pantaloncini neri e una blusa con dentro un paio di colori. C’era il nero, il bianco, il grigio. Aveva un paio di sandali di cuoio, legati alla cavaglia. Indossava gli occhiali da sole e portava i capelli sciolti. Il mare li aveva leggermente schiariti.
La mano dell’uomo stringeva la sua gamba sinistra e poi prese a salire su, verso la coscia.
La donna sorrise. Aveva già capito. La mano dell’uomo era tenera e lenta. Era presente, ma leggera come farfalla. L’appoggiò tra le cosce piene e iniziò a toccarla. La donna sospirò.
- Stai attento, stai guidando.
- Lo so, tranquilla.
La donna toccò la mano dell’uomo, facendo pressione sulle dita, là dove le piaceva di più. L’uomo la guardava curioso e seguiva i suoi movimenti. Le disse di toccarsi da sola, di abbassare il sedile, di aprire la lampo e infilare la mano sotto ai pantaloncini e agli slip. La donna lo fece. Fece tutto quello che l’uomo le disse. Alzò leggermente la gamba sinistra e si sfiorò. Lo guardò e gli disse che non vedeva l’ora di arrivare a destinazione per fare l’amore con lui, per accoglierlo dentro di sé, al caldo, e di lasciarlo andare solo dopo ore.
- Non avremo tempo -, disse l’uomo.
I sospiri della donna si fecero più forti.
L’uomo, fermo, come rapito, al suo fianco, ogni tanto le carezzava il viso, le labbra, il seno pieno. Come a placarla, come a frenarla e dissetarla al contempo.
- Sei bellissima -, disse, - e amo guardarti.
- Lo so che ti piace -, disse la donna. – Nessuno mi ha mai guardata come fai tu. Nessuno mi ha mai scrutata e capita e afferrata come fai tu.
L’uomo lo sapeva. Lo sapeve bene. Lasciò la mano su quella della donna, stretta al suo piacere.
- Piccola -, disse con un fil di voce. – Piccola mia.

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