domenica 17 ottobre 2010

Diluente


La vicina del numero quattordici rideva oggi sulla porta
da dove un mese fa è uscito il funerale del figlio piccolo.
Rideva in modo naturale con l’anima nel volto.
D’accordo: è la vita.
Il dolore non dura perchè il dolore non dura.
D’accordo.
Ripeto: d’accordo.
Ma il mio cuore non è d’accordo.
Il mio cuore romantico fa delle sciarade con l’egoismo della vita.
Ecco la lezione, o anima di gente!
Se la madre dimentica il figlio che uscì da lei ed è morto,
chi si prenderà la briga di ricordarsi di me?

Sono solo al mondo, come un mattone rotto...
Posso morire come la rugiada si asciuga...
Per un’arte naturale della natura solare...
Posso morire per volontà dell’oblio,
posso morire come nessuno...
Ma questo duole,
questo è indecente per chi ha un cuore...
Questo...
Sì, questo mi rimane nella strozza come un sandwich alle lacrime...
Gloria? Amore? L’anelito di un’anima umana?
Apoteosi alla rovescia...
Datemi acqua minerale, che voglio dimenticare la Vita!...


Fernando Pessoa

2 commenti:

  1. una delle verità è che ridere non significa necessariamente aver dimenticato qualcuno che è appena venuto a mancare, a volte piangiamo di gioia.. e questo non ci rende persone tristi e sconsolate. Un altra verità poi è che a distanza di 10.. 20 anni le persone che vogliamo ricordare ci saranno fino alla fine dei nostri giorni, e ognuno ha il suo modo di reagire e viversi le proprie gioie e dolori.. siamo tutti diversi in fondo, e tutti abbiamo una nostra emotività che si manifesta differentemente, poi.. magari un sorriso compensa mille lacrime, non so... non mi va di giudicare più di tanto gli altri, e questo è un' argomento delicato mi sembra.

    bacio Lucia.. ciao.

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  2. sicuramente ognuno vive il dolore a modo suo...ma credo che pessoa volesse sottolineare la sua solitudine, soprattutto. il fatto che tutto passa velocemente nella vita...e quindi , di sicuro, non c'è realmente qualcuno che pensi davvero a noi. un bacio a te

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