domenica 10 ottobre 2010

Fame famelica


L’uomo era in bagno. Stava facendo la doccia. La donna accese il televisore e ogni tanto dava un’occhiata alle notizie del tg. Si mise ad apparecchiare la tavola. Avevano comprato qualcosa di pronto. Non c’era nemmeno bisogno di riscaldarlo. La donna adagiò il cibo nei piatti e preparò del pane e una salsa rosa.
- Ho una fame ! -, disse l’uomo arrivando alle sue spalle.
Aveva i capelli bagnati, gli occhi lucidi e la pelle ancora umida dopo la doccia. Prese dal frigo l’acqua minerale per la donna e la birra per lui. Si sedettero a tavola. La donna si versò un bicchiere d’acqua. Lui le prese la mano e avvicinò il volto a quello della donna. E iniziò a baciarla intensamente. Un bacio intimo, bagnato, profondo, lunghissimo. Allora spinsero i piatti di lato e si alzarono in piedi. Si strinsero forte, senza mai smettere di donarsi la bocca.
- Ho tanta voglia di un aperitivo. –, disse l’uomo.
- Andiamo a letto ?
- Si, amore.
Stringendosi, arrivarono a piccoli passi, a ritroso, in camera da letto. L’uomo si spogliò e sfilò la maglietta e la biancheria che indossava la donna. Si lasciarano andare sulle lenzuola fresche e colorate. In un attimo, l’uomo le entrò dentro e furono una cosa sola. La donna avrebbe voluto raccontargli dell’emozione che sempre provava nel momento esatto in cui lui le entrava dentro. Ma non aveva le parole. Non c’erano parole per quel tipo di sensazione fisica e interiore. Era come una leggera invasione . Come una perdita momentanea dell’aria. Come un volo e un vedere anche attraverso gli occhi dell’altro. Era un abbandono totale della realtà circostante ed un vivere – per un certo momento – anche con gli occhi, il corpo, le percezioni di un altro. Una cosa così. Molto difficile da dire. E infatti la donna non disse, ma lo fece sentire. Con gli occhi, le dita e l’anima tutta. L’uomo era pieno di desiderio, quella sera. Pieno di fame famelica , che la donna non vedeva sul suo viso da un po’ di tempo.
- Guarda -, disse l’uomo.
La donna voltò la testa a destra e vide i loro corpi diventati uno, riflessi nello specchio dell’armadio. L’uomo, sopra di lei, si teneva con le mani sul letto. Lei con le gambe strette intorno a lui, con i fianchi e i seni che ballavano ad ogni spinta.
- Che bello -, sospirò la donna.
L’uomo la fece girare. Si misero su un fianco e girarono ancora la testa verso lo specchio. L’uomo toccò il sedere della donna, lo carezzò piano e poi prese le natiche con mano ferma, forte, come a schiuderle, per guardare, scorgere nello specchio il punto esatto in cui si univano. Erano eccitati. Descrivevano quello che vedevano e non smettevano di leccarsi, di unirsi anche con le labbra. Poi si lasciarono andare. L’uomo seppellì il viso sul petto della donna. E poi sul collo. E tra i capelli. La donna lo cingeva con le braccia e con le gambe.
- Stringimi così. Stringimi forte. -, disse l’uomo.
Le piaceva sentirlo così. Tenero e con la voglia di perdersi tra le sue braccia. La donna non trattenne il respiro e il piacere. Gridò, improvvisamente piccola e senza difese sulla pelle dell’uomo.
Occhi negli occhi. E baci lievi come petali perduti.
Tornarono di là, alla cena che li attendeva. La donna rimise la t-shirt, l’uomo invece sedeva nudo. Mangiarono di gusto, dividendo i sapori e descrivendone il gusto. Poi, colmi di cibo e piacere, si lasciarono andare sul divano, stretti alla luce del televisore. La donna stava con la testa sul petto dell’uomo, la parte di lui che amava di più. Amava strusciarsi sui suoi peli morbidi, accarezzargli i capezzoli, le braccia, la pancia, seguire con i polpastrelli la forma tonda dell’ombelico.
Anche quando si svegliava all’alba, il petto era la prima cosa che cercava di lui. Era come trovare un porto sicuro nel chiaro-scuro di un nuovo giorno. E lasciava sempre lì il suo capo. Sempre lì, sul petto dell’uomo. Era una sorta di pretezione, un riparo. Era un nascondersi, senza sparire.
- Ti va il gelato che ho comprato prima ? -, chiese l’uomo.
- Si, da morire.
Era una goduria di panna, caramello e noci, o qualcosa del genere. Un gelato buono così non lo aveva mai mangiato.
- Ti toccherà togliermelo davanti, altrimenti lo finisco tutto -, disse lei ridendo.
Se ne stava seduta sulla sedia, ora, accanto al tavolo. L’uomo andò in cucina a prendere un tovagliolo. Gielo portò . Era in piedi, nudo, vicino a lei. Il sesso proprio davanti al viso della donna.
Lei lo guardò e gli disse che aveva tanta voglia di fare una cosa. L’uomo le carezzò la testa e disse che forse aveva capito come intendeva fare.
La donna prese del gelato e glielo passò sulla cappella. L’uomo rabbrividì.
- E’ molto freddo ?
- Non tantissimo. Per fortuna, si è un po’ sciolto.
La donna sorrise e inziò a leccarlo. Il sapore del gelato misto a quello di una pelle bellissima. Ne mise ancora e si divertì a rincorrere il fresco della crema, tra le pieghe delle pelle calda e liscia.
L’uomo la guardava con occhi che gli brillavano.
- Ancora -, disse.
E lei continuò ancora, fino a quando lui non ne potè più e la spinse sul divano.
Stretti alla luce del televisore.
E allora ritornò , per la donna, quell’emozione che non aveva nome. Quella leggera invasione.
Come una perdita momentanea dell’aria. Come un volo e un vedere attraverso gli occhi di un altro.
Tornò quell’abbandono. Come una resa salvifica dopo una tempesta di brividi .
E di odorosi lapilli rossi.

9 commenti:

  1. Mi è piaciuta molto, anzi di più. Davvero una lettura..frizzante.
    ma perche non mi capitano mai queste cose?
    Ciao Lu.

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  2. eh eh eh he porca miseria mau, non capitano mai nemmeno anche a me...un bacio grande

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  3. la complicità, l' intesa.... perfetta !!

    ciao Lucia.

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  4. la complicità e la consivisione...sono tutto, no ? ciao mauro...

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  5. Un post da leggere tutto d'un fiato! Complimenti!
    Buona settimana, a presto

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