domenica 27 giugno 2010

Se tu mi dimentichi


Se consideri lungo e pazzo
il vento di bandiere
Che passa per la mia vita
e ti decidi
a lasciarmi sulla riva
del cuore in cui ho le radici,
pensa
che in quel giorno,
in quell’ora,
leverò in alto le braccia
e le mie radici usciranno
a cercare altra terra.

Ma
se ogni giorno,
ogni ora
senti che a me sei destinata
con dolcezza implacabile.
Se ogni giorno sale
alle tue labbra un fiore a cercarmi,
ahi, amor mio, ahi mia,
in me tutto quel fuoco si ripete,
in me nulla si spegne né si dimentica,
il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia
senza uscire dalle mie.


(Pablo Neruda)

giovedì 17 giugno 2010

Che tu sia per me il coltello


Comunque, anche se non tutto fila liscio e le cose sono già complicate fin dall’inizio, sento il bisogno di dirti una cosa. Devo raccontarti di come le pupille mi si dilatano quando vedo una tua
parola da qualche parte, persino quando mi imbatto nel giornale o nella pubblicità….Ci sono parole che ti appartengono a tal punto ! Impronte della tua anima che in bocca ad altri appaiono solo come strumenti discorsivi o articolazioni linguistiche, nient’altro. Non avevo mai immaginato che conoscere il linguaggio di un estraneo potesse essere eccitante come il primo contatto con il suo corpo,il suo profumo , la sua pelle , i capelli e i nei. E’ così anche per te ?


da “ Che tu sia per me il coltello “
di David Grossman

giovedì 10 giugno 2010

Nella mattina


Nella mattina mi adagio su un fianco.
Leggo sul bianco intenso i segni di un nuovo giorno.
Un giorno di luce che stavo aspettando.
Una luce pura. Diamantina.
Conto i fiori della mia gonna blu.
Sono cento. Sono mille. Sono miliardi.
Miliardi di fiori bianchi e azzurri che ho lasciato cadere sul tuo letto.
Dormivi incurante della mia luce.
Io cullavo i tuoi sogni in silenzio.
Infilavo le mani sotto le lenzuola per carezzare
il tuo corpo bello. Bianco , magro e pieno al contempo.
La pelle che scorreva sotto le dita.
Il desiderio a crescere tra le gambe.
Poi/
Pettinavo d’argento la tua anima e mi
nutrivo di un pezzo di te.
Asscoltavo l’ombra breve delle tue paure.
Il respiro che veniva fuori dalle tue palpebre chiuse.
Sono fatta di luce e ciclamini, ho sussurrato alle tue gote.
Ho dentro un giardino immenso dove il sole fa filtrare
i suoi raggi nudi. Dove il verde germoglia senza sosta.
Dove io rinasco di continuo. Senza stanchezza.
Senza abbracci. Senza le notti. Senza amore.
Ma tu non mi sentivi. Eri lontano.
In un mondo a me inaccessibile.
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Ho capito dove avevi dolore. T’ho toccato. T’ho coperto.
T’ho amato. Cercavo di curarti. Di essere lenimento.
Ci sei riuscita per poco. Così, mi hai detto.
Quel poco mi carezza e mi trafigge.
Mi lega i capelli e mi libera le mani.
Mi spoglia e poi mi graffia con dolcezza.
Sono poco. Non sono abbastanza.
Eppure
vorrei che tu mi conoscessi.
Conoscessi davvero.
Vorrei che un giorno capissi le cose che ti sei
lasciato alle spalle.
Vorrei che intuissi il sole di certi sguardi.
Il fuoco di certi brividi.
E il freddo di certe assenze.