domenica 26 settembre 2010

Come fare a sedurmi


Sii capace di piangere senza sforzo o vergogna.
Ama tua madre.
Fuma erba in cortile.
Fa' tardi alle riunioni di lavoro perché ti sei fermato
per ammirare un pettirosso.
Indossa stoffa scozzese.
Pulisciti gli occhiali con l'angolo della camicia blu
rivelando dolci occhi marroni.
Lascia che ti confessi tutto
dolcemente all'orecchio.
Cita Shakespeare parlando
del più e del meno.
Cita Blake durante
i preliminari.
Incantami con la nudità delle tue parole.

Sbatti la verità sul tavolo, nuda.
Sbatti me sul tavolo, nuda.

Ficcami la lingua in gola.
Tienimi i fianchi con tutt'e due le mani.
Chiudi gli occhi.
Dammelo tutto
e quando avrò gridato il tuo nome
fammelo sussurrare.

Pensa a me (qual è la parola che usi?)
perpetuamente.

Fammi amare perfino le ingiustizie del passato
perché mi hanno portato a questo momento.

Mostrami quel che mi sono persa
finché non hai sorriso.
Sii solo te stesso.
Sono aperta.
Potrei morire per questo
ma senza di questo
non vivrei pienamente.

Mandami qualche segnale
col capo, con gli occhi, con la mano. Gemi
per dirmi se hai capito.

(Lytton Bell)

mercoledì 22 settembre 2010

Cuore famelico


Ho cercato dappertutto il mio
cuore famelico,
l’ho cercato incessantemente,
giorno e notte
perché aveva bisogno di riposo, di cure.
Poi, in cucina , dove ballavamo
ridendo come due ragazzini, ricordi ?
Beh ,era lì, nella tua tasca nascosto da chissà quanto.
Era lì , con tutta la sua fame.
e noi giravamo per la stanza
seguendo il suo ritmo sgangherato,
felici,
come due ragazzini….

domenica 19 settembre 2010

Magnolia


Il caldo di quel giorno non li toccava. I finestrini dell’auto erano chiusi e loro si godevano il fresco dell’aria condizionata. L’uomo guidava e la donna, seduta di fianco, si perdeva, ogni tanto, nel verde delle strade intorno. Fin da bambina, durante un viaggio, guardava fuori dal finestrino cercando di rubare al mondo più cose e immagini possibili. La radio era accesa. Dentro ci passava della buona musica che arricchiva le loro voci e i loro respiri. Fuori dal finestrino era un riconorrersi di immagini, come mille veloci diapositive che seguivano, follemente, le note.
Quando la canzone finì, l’uomo spense la radio. Chiese alla donna se aveva bisogno di qualcosa, se c’era bisogno di abbassare l’aria condizionata. Lo chiese perché sapeva che era un po’ freddolosa. Lei disse di no. -Va bene così.
Lui le prese la mano, l’accarezzò con i polpastrelli.
- E’ un gesto che adoro -, disse la donna girandosi verso di lui.
- Ah si !?!?
Continuò ad accarezzarla, portò la mano alle labbra e la baciò. Una, due, tre volte. Lei allora, gli carezzò il viso, mente lui le toccò la gamba sinistra.
- Hai una bella pelle.
- E’ il mare che la rende così.
La donna indossava un paio di pantaloncini neri e una blusa con dentro un paio di colori. C’era il nero, il bianco, il grigio. Aveva un paio di sandali di cuoio, legati alla cavaglia. Indossava gli occhiali da sole e portava i capelli sciolti. Il mare li aveva leggermente schiariti.
La mano dell’uomo stringeva la sua gamba sinistra e poi prese a salire su, verso la coscia.
La donna sorrise. Aveva già capito. La mano dell’uomo era tenera e lenta. Era presente, ma leggera come farfalla. L’appoggiò tra le cosce piene e iniziò a toccarla. La donna sospirò.
- Stai attento, stai guidando.
- Lo so, tranquilla.
La donna toccò la mano dell’uomo, facendo pressione sulle dita, là dove le piaceva di più. L’uomo la guardava curioso e seguiva i suoi movimenti. Le disse di toccarsi da sola, di abbassare il sedile, di aprire la lampo e infilare la mano sotto ai pantaloncini e agli slip. La donna lo fece. Fece tutto quello che l’uomo le disse. Alzò leggermente la gamba sinistra e si sfiorò. Lo guardò e gli disse che non vedeva l’ora di arrivare a destinazione per fare l’amore con lui, per accoglierlo dentro di sé, al caldo, e di lasciarlo andare solo dopo ore.
- Non avremo tempo -, disse l’uomo.
I sospiri della donna si fecero più forti.
L’uomo, fermo, come rapito, al suo fianco, ogni tanto le carezzava il viso, le labbra, il seno pieno. Come a placarla, come a frenarla e dissetarla al contempo.
- Sei bellissima -, disse, - e amo guardarti.
- Lo so che ti piace -, disse la donna. – Nessuno mi ha mai guardata come fai tu. Nessuno mi ha mai scrutata e capita e afferrata come fai tu.
L’uomo lo sapeva. Lo sapeve bene. Lasciò la mano su quella della donna, stretta al suo piacere.
- Piccola -, disse con un fil di voce. – Piccola mia.

lunedì 13 settembre 2010

No, non sciogliere il mio abbraccio.


No, non sciogliere il mio abbraccio.
Non accantonarmi tra i tuoi tanti
pensieri,
tra quelli labili, passeggeri .
Ma dimmi, come fai a dimenticare le mie mani
leggere tra i tuoi capelli scuri e sottili ?
Ti prego, no, non sciogliere il mio abbraccio.
Non scordare il suono del vento,
il sapore delle mie labbra scarlatte,
e la sottile magia
della pioggia, nelle notti d’estate.

lunedì 6 settembre 2010

Lento incedere


Procedo a tentoni in questa stanza vuota. Immensa.
Rischio di perdermi, come è già successo.
Non c’è nessuno. Non c’è niente.
Forse non ci sono nemmeno io . Lo capisco ora.
Ho paura di sbattere contro il buio,
di farmi male,
di rompere silenzi di cristallo.
Ombre di vetro su palpebre abbassate
e fiori nell’armadio tra vestiti dismessi.
Mi guardo intorno con sottile interesse.
Mi perdo tra visi e sguardi di sconosciuti.
Sento come un brivido di pace
salirmi su per le braccia.
O qualcosa che le assomiglia.
Vorrei essere libera. Libera di cantare,
di leggere Céline a tavola e poi vomitare,
di bagnarmi sotto la pioggia,
di mangiare nutella alle tre di notte .
Libera di raccogliere frammenti di ieri,
buttarli nel vento e pensare al domani.
Libera di amare come non ho mai fatto.
/ Il sorriso di quella sera. Le tue parole perlescenti
sulla pelle abbronzata. La conchiglia rubata sulla spiaggia.
Ti accolgo con gli occhi .
Nel cuore, ti affogo. Con un colpo di reni
spasmodico, deciso, ti inghiotto dentro.
Ti mangio.
E non avrai scampo /
Non hai scampo, ti sussurro all’orecchio.
Ridi.
Regalandomi carezze tra i capelli e
viole sulla schiena –
Faccio la valigia. Mi accingo a partire nel sonno.
Con pochi soldi e nessuna speranza.
Ma sogno ancora. Tutte le sante notti.
Al mattino , più stanca della sera, non ricordo nulla.
Solo l’odore della tua pelle, primordiale pensiero.
Che agita i sensi durante la noia del giorno.
/ Scrivo. Più di prima. Meglio e peggio di prima.
Temo solo il tuo scordare e il lento incedere
del vento d’aprile. Mi stringo nelle spalle. Disfo la valigia.
Bevo un caffè nero bollente. Chiudo le persiane
e aspetto il giorno dopo..e quello dopo ancora….