domenica 28 novembre 2010

La tua pelle è bianca


La tua pelle è bianca come un siero di cuore,
la tua pelle è molle come una vipera.
Contro la tua pelle io piango la
mia giovinezza. Tu che non sei più giovane.
La tua pelle mi fa compatire i ragazzi,
la tua pelle è viva ed uniforme come la terra.
Contro la tua pelle io sorrido alla vita.
La tua pelle non ha nulla del carcere,
eppure è incarcerata nel corpo e avrebbe
un avvenire di lacrime se
appartenesse al cielo.
La tua pelle è un virgulto di senescenza.
La tua pelle è viva . Io lacrimo sul tuo passato
che non ha visto la tua
pelle ignuda accanto al mio giovane corpo.


da “ La pazza della porta accanto “
di Alda Merini

martedì 23 novembre 2010

E' cos e nient...

Ho visto molte volte questa città sporca, ma mai come appare negli ultimi giorni. Fa malissimo vederla così e molte volte , quando incontro o sento persone che non sono di Napoli, mi chiedono com'è ...come va la questione dei rifiuiti. Non so mai rispondere bene. Perchè è un problema che dura da 16 anni. Perchè non ce ne libereremo mai. Perchè si era prima speranzosi, poi incazzati e ora molto, molto stanchi. Di tutto.Credo che la risposta che io non ho mai saputo dare, ieri sera, l'abbia data Roberto Saviano. Ha raccontato i fatti, così come stanno. Mi piacerebbe che i sindaci e i cittadini del nord che non capivano e che ancora non capiscono, la smettessero di arricciare il naso, puntare il dito ecc...Mi piacerebbe che le battutine stupide da terza elementare finissero. Stavolta i cumuli sono enormi. L'altro giorno ho pensato che forse se andiamo avanti così a Napoli tornerà il colera. E nessuno ci avrà teso una mano...





ci tolgono l'aria, vabbuò che vuo fa..è cose e nient...

martedì 16 novembre 2010

Umida di sentimento tra le cosce






E’ notte. Io non dormo. Fuori il mondo è silenzioso.
Un silenzio che di giorno non si avverte.
Guardo l’ orologio. Il ticchettio delle lancette mi urta i nervi.
I pensieri si rincorrono, seguono la musica nella mia testa.
Una musica sulla quale abbiamo ballato con gli occhi.
Ma ora, io, non ballo più. Ora mi siedo in un angolo.
Giro i pollici. Sbuffo. Mi cambio d’abito.
Canto. Urlo. Soffoco. Dico il mio nome. Così. Sottovoce.
A denti stretti. Bagliore.
Perché questo è il tuo nome.
Poi / poi….
Stringo la mia anima con una forza che non ha pari.
Dipingo le unghie di un rosso intenso.
Lecco le dita che sanno di zucchero filato e di sogni di bambina.
Asciugo i miei timori con lenzuola di vermeil.
E mentre li bacio, li abbraccio e li scopo,
improvvisamente capisco che le mie parole fanno paura.
Le mie parole vibrano. Sono piene, carnali e madide
come i fianchi di una donna in amore.
Volano libere in un cielo che non conosce l’ombra di una nuvola.
Le mie parole muoiono e rinascono mille volte come fenice
E hanno fessure sottili dove il sole fa sempre capolino,
anche quando piove. Si. Fa paura , il mio dire.
E anche la mia voce. Io. Io faccio paura.
Perché ho denti intorno agli occhi.
Mangio e difficilmente sputo.
Sono vera. “ Luna e suono sommesso “.
Sono umida di sentimento tra le cosce.
E ho un cuore vivo, palpitante,
nella fica.
E chi ha cuore da quelle parti,
infonde penetrante turbamento ed è predestinato
a peccaminosa afflizione.

lunedì 8 novembre 2010

Il rumore della pioggia


Era un pomeriggio piovoso. La stanza era in penombra. L’uomo e la donna erano vicini.
Stretti, persi tra i sospiri. Si regalavano carezze lente e sapienti. La donna era avvolta tra le sue braccia, nuda e piena di brividi che lentamente sparivano nella mani dell’uomo.
- Mi scaldi -, disse lei con un fil di voce.
Cominciò a baciarlo intensamente, con gli occhi chiusi, dimenticano tutto il mondo che pulsava fuori dalla finestra. Cominciò a cibarsi di ogni angolo del suo corpo. A leccarlo.
E a morderlo. Poi s’inginocchiò ai piedi del letto e prese in bocca il suo sesso.
- Come mi piace -, disse tra i baci.
Fece scendere la sua mano sottile tra le gambe. Si toccò, prima piano e poi energicamente.
E quando sentì il piacere arrivare ,con ancora più vigore, succhiò il sesso dell’uomo.
Godendo, con la bocca colma di lui.
L’uomo era disteso sul letto e alzò la testa per guardare il viso della donna scosso dai respiri e
dal piacere. Lei aveva i capelli scompigliati, le labbra leggermente gonfie e una luce febbrile negli occhi. Lui l’afferrò con forza e si avvicinò al suo viso. La baciò e fu come un tremito di calore. Le lingue avide e instancabili, s’intrecciavano.
- Sei stupenda -, disse l’uomo.
La donna si alzò e si fece piccola accanto a lui. Nuda, tutta ranicchiata a lui.
E poi l’uomo disse ancora
- La tua bocca. La tua bocca.
Le carezzò, lieve, le labbra .
- E’ tua -, disse la donna. – E’ solo tua.
Rimasero così, abbracciati nella camera in penombra, senza fare l’amore.
Ascoltando il rumore della pioggia che scendeva sempre più copiosa. Non smisero mai di carezzarsi. Con le mani e con le labbra.
La donna pensò che quello fu un pomeriggio pieno d’amore. Candido e ricco di carezze.
Baci umidi come pioggia. E abbracci profondi come fusione di corpi liberi.

giovedì 4 novembre 2010

Meno di questo, l'amore non è niente


Aveva mani spellate da un malanno, il solo che ho amato.
Veneravo quelle dita screpolate, rosse, indolenzite, non
l’ha creduto mai. Fosse stata lebbra gliel’avrei leccata per
appiccicarmela alla lingua, fosse stata morte l’avrei voluta io.
Meno di questo, l’amore non è niente.

Da “ Il contrario di uno “
Di Erri De Luca