lunedì 27 dicembre 2010

Le dernier tango à Paris


- E tu vuoi che l’uomo che ami ti protegga, che abbia cura di te. Vuoi che questo forte e luminoso guerriero costruisca una fortezza nella quale ti puoi rifugiare in un modo in cui tu non debba mai aver paura, mai sentirti sola, mai sentirti esclusa e questo che cerchi, no ?
- Si.
- Non lo troverai mai.
- L’ho già trovato.
- Non passerà molto che è lui che si costruirà una fortezza per sé, con le tue tette, la tua vagina, il tuo sorriso, il tuo odore, una fortezza in cui si sentirà al sicuro e così stupidamnete virile che vorrà la sua ricompensa sull’altare del suo cazzo.
- Io l’ho trovato quest’uomo !
- No ! tu sei sola, sei tutta sola e non potrai liberarti di questa sensazione di completa solitudine finchè non guarderai la morte in faccia e…poi…neanche…questa non è che una stronzata romantica…finchè non sarai capace di guardare nella morte, nel buco del suo culo, sprofondando in un abisso di paura e allora forse, solamente allora, forse, riusciarai a trovarlo.
- Ma io l’ho già trovto quest’uomo ! Sei tu ! Sei tu quest’uomo !




da “ Ultimo tango a Parigi “

lunedì 20 dicembre 2010

Si regalano gli occhi


Fa freddo. Le strade sono illuminate, festose in vista del Natale. Lei cammina veloce. Si sistema la sciarpa e i guanti. Rabbrividisce, aggiustandosi la gonna. Il vento tende a far salire la stoffa e a farla sposare con la microfibra delle calze colorate. C’è traffico. Deve attraversare la strada. Rallenta i suoi passi. Da una stradina laterale scende un taxi. Le passa accanto, lentamente. Si sente osservata. E infatti l’uomo seduto sul sedile posteriore la sta guardando. Sente i suoi occhi sulle gambe e poi salire su, fino al suo viso e fermarsi nei suoi occhi scuri. Lo guarda anche lei, come incantata, come ipnotizzata dagli occhi verdi dell’uomo. Lui ha la barba, con una velatura di grigio. Ha la carnagione scura e i suoi occhi sembrano brillare ancora di più.Non è che un attimo. Si direbbe, una cosa da niente. Ma si guardano regalandosi gli occhi. Si guardano lentamente in mezzo al caos e alla velocità della città. Si illuminano, di un sole che quel giorno non c’è.
Lei accenna ad un sorriso…



Lei non era bella. Non lo era mai stata . forse solo da bambina. Fino ai ventiquattro, venticinque anni, si era sentita quasi invisibile. Poi con gli anni, aveva scoperto di piacere agli uomini. Non capiva cosa fosse. Aveva un corpo morbido, avvolgente, materno. Caldo, ma non certo bello. Aveva gambe tornite e spalle forti. Era femminile, ma in modo discreto. Silenzioso.
- Sono gli occhi, più di tutto-, le disse una volta un uomo al quale teneva molto.- hai occhi che frugano l’anima. E a me, mi hai stregato. Mi hai stregato subito.
Quando glielo diceva, lei sorrideva e un po’ arrossiva, mentre lui le carezzava le guance.
Aveva notato, in effetti, che gli uomini la guardano soprattutto quando non indossava gli occhiali scuri. Si fermavano sul velluto delle sue ciglia e poi giù, in fondo, nella pece delle pupille.


Anche l’uomo seduto nel taxi si è fermato lì, nei suoi occhi.
Rimane fermo qualche secondo. Lei accenna ad un sorriso. Lui risponde.
Si regalano gli occhi fino a quando l’auto parte. E il giorno ritorna ad essere senza sole.
Lei si stringe nelle spalle e riprende i suoi passi solitari.
La città continua ad essere festosa e illuminata, in vista dell’ennesimo Natale.

martedì 14 dicembre 2010

Peste


Io sono malata.
Malata d'amore mentale
e carnale.
Tenetemi alla larga.
L'amore mio mancato, è peste.

giovedì 9 dicembre 2010

Dalla e De Gregori alla feltrinelli di Napoli- Work in progress


Ho dovuto aspettare un po’, in mezzo a tanti ragazzi, alcuni giovanissimi e lì ho pensato che non avevo più l’età per fare certe cose. Quelle lunghe attese che precedono la musica dal vivo. Mi lamentavo per il caldo della sala della feltrinelli, mi lamentavo per la gente, tanta gente che stava arrivando. Poi finalmente vedo arrivare il regista napoletano Pappi Corsicato e il giornalista del mattino Federico Vacalebre e allora capisco che loro sono arrivati. Che Francesco De Gregori e Lucio Dalla sono finalmente arrivati per presentare il loro lavoro, Work in progress. Progetto che li rivede insieme dopo 31anni dalla fortunata tournè di Banana Republic. Allora avevo due anni e non li avevo potuti vedere. Questo per me è stato un piccolo evento. Specie per Francesco che ha accompagnato tutta la mia adolescenza e la mia giovinezza.
Entrano e tutti li applaudono entusiasti. Dalla si siede alle tastiere e De Gregori su uno sgabello, con accanto la chitarra. Sono accompagnati musicalmente da un bravissimo ( e bellissimo ) Alessandro Arianti, che per tutte le prove,non nego di aver mangiato con gli occhi !
Iniziano a parlare. De Gregori dice che è felice di vedere tanti ragazzi.
“ Noi non passiamo in radio e sono sicuro che, con i tempi che girano, avete fatto una fatica, una corsa ad ostacoli per arrivare a noi, alla nostra musica. Siete stati bravi e noi vi ringraziamo infinitamente “
Ha ragione. Ha perfettamente ragione. Ed è davvero bello vedere dei 17enni che hanno in mano copie di Lp degli anni ’70. Mi fan ben sperare che ci siano ragazzi lontani anni luce da Gigi D’Alessio, Laura Pausini, Alessandra Amoruso…e tanta merda di quel genere lì.
Dalla mi fa morire dal ridere. Ed è una simpatia disarmante. Dice di aver letto su un blog una cosa incredibile. Un frase che diceva che lui, Dalla, è la rovina di De Gregori,perché lo sta facendo diventare addirittura simpatico. E poi sono racconti. Racconti di tournè. Di pezzi suonati, di chilometri mangiati, di anni che hanno dovuto aspettare, rincorrersi , tra Banana Replubic e Work in progress. E poi è musica. Poche canzoni . Ma soprattutto una. De Gregori al piano che da solo canta “ La storia “ . E lì sono brividi. Perché è con quella canzone che mi innamorai musicalmente di lui.
Avevo quattordici anni e di De Gregori conoscevo solo le canzoni più famose.
Ero in cucina, era estate e in radio passò “ La storia “ ( allora le radio trasmettevano anche vera musica !). E mi colpì il valore delle parole. Il fatto che potevano scavarti dentro e avere un peso incredibile. Da lì, iniziai a comprare tutti i suoi dischi e scoprii che gli anni settanta avevano visto il meglio della produzione di De Gregori. E’ grazie a lui che mi avvicinai ai cantautori. Gli sono debitrice.
Quando le canzoni e le chiacchiere sono finite. I più pazienti hanno aspettato per un saluto.
Io ero tra quei pazienti. In fila con altre persone…e poi mi sono trovata davanti a Francesco che mi ha firmato un autografo con Dalla seduto affianco e ovviamente non avevo parole. Ho ringraziato e poi ( non so come mi sia venuto perché in genere sono composta ) ho detto
- Ti posso baciare ?
- Me ? Vuoi un bacio ? -, ha detto de Gregori…come per dire “ma che te ne fai di un bacio mio ?”
- Si , voglio un bacio.
- Ok…
- Si è alzato in piedi…e mi ha porto la guancia.
Mi sono sentita un po’ scema dopo, come una ragazzina. Ma va bene così..
Ha una barba morbidissima, l’avevo appurato anche quattoridici anni fa quando lo salutai baciandolo per strada, prima di un concerto all’augusteo di Napoli.
Sono uscita fuori. La sera era calda su piazza dè Martiri. Ho camminato in fretta canticchiando..

E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.

domenica 5 dicembre 2010

Vieni con me


La donna prese la bottiglia dal frigo e si versò un bicchiere d’acqua fresca. Bevve lentamente, guardando dalla finestra della cucina il giardino all’interno del palazzo. C’erano due grandi alberi di limoni e un tappeto di foglie secche scosse dal vento.
Belle le foglie d’autunno, disse all’uomo che era arrivato alle sue spalle. Versò da bere anche a lui. Si sedettero accanto al tavolo. Lei gli prese il polso e se lo portò al viso. Lo baciò lievemente e lo guardò dritto negli occhi. Non c’era bisogno di molte parole. Tra loro era così. Si alzarono in piedi e si strinsero. La donna con la testa sul petto dell’uomo. I respiri, intensi.
- Devi fare la brava.-, disse scherzosamente l’uomo.
- Non posso neanche stringerti, carezzarti ?
- Stavo scherzando, tu puoi fare tutto quello che vuoi.
- Lo so. E mi piace.
La donna lo baciò. Rimase con la bocca schiusa e gli occhi aperti per guardare le lingue intrecciarsi. Con le mani scese lungo il corpo caldo dell’uomo. Trovò i bottoni della camicia e li sbottonò uno ad uno, mentre l’uomo le baciava il collo e lei sentiva la lingua di lui stillare calore sulla sua pelle che diventava umida.
- Vieni con me-, disse la donna, - vieni con me in camera da letto.
L’uomo sorrise e seguì i suoi passi lenti. Il corpo dell’uomo stretto a quello della donna. Il suo corpo che si affidava a quello di lei. Si spogliarono lentamente, guardandosi.
Quando la donna sfilò il reggiseno, l’uomo la guardò come se non avesse mai visto il suo seno. Lo carezzò . Avvicinò la testa e lo riempiì di baci. Poi lo prese, con forza, nelle mani e lo palpò appieno sentendone tutta la rotondità. Ritornò a baciarlo ancora. Dicendole quanto gli piaceva, quanto adorava succhiarle i capezzoli. Lei gli carezzava la nuca e le spalle. E sospirava sulla sua pelle dolce. Si sdraiarono vicini. Si girarono. Si capovolsero. Per mangiarsi. Per toccarsi nel vivo. La donna seduta sulla sua faccia , godeva con il sesso dell’uomo in bocca. Sentiva i suoi baci anche sulla pancia, sulle cosce. E gliene ridava negli stessi punti . E poi ancora e ancora gliene ridava di nuovi, in altre parti del corpo, mentre si strofinava il suo sesso sui capezzoli e poi se lo stringeva tra le tette.
Si alzò e si ritrovò in ginocchio sul pavimento, ai piedi del letto, con il sesso dell’uomo di nuovo in bocca. – Così, amore mio. Continua così.
Strascicava le parole, lui. E gli carezzava il sedere e i fianchi.
- Hai un culo stupendo-, disse schiaffeggiandolo dolcemente.
Lei sobbalzò appena appena. Lo guardò e sorrisero.
- Vieni qui .
La prese accanto a sé nel letto. Le fece scivolare le mani lungo i fianchi, la pancia, il seno, le cosce tornite. Le mani viaggiavano veloci e l’uomo ripeteva solo che era bella da morire.
– La tua pelle è così morbida - ,le sussurrò all’orecchio, mentre le sue mani impazzite di gioia e desiderio vagavano ancora sul corpo della donna. Di colpo si fermarono. Gli mise una mano tra la cosce aperte e la toccò piano, facendola schiudere. La donna posò la sua mano su quella dell’uomo, tra le sue cosce. E fece pressione sulle dita di lui, là dove le piaceva di più.
- Dammelo -, disse, - fammelo sentire.
La donna prese il sesso duro dell’uomo e se lo strofinò contro. La cappella contro la clitoride. Lo usò. Per tutto il tempo che fu necessario. Mentre l’uomo la guardò con occhi vivi e curiosi. Guardò la donna che stava godendo sotto di lui, senza averlo dentro. Ma usando solo il suo cazzo. E gridò accanto a lui, nella sua bocca. Gridò di un piacere forte, che non provava da tempo e l’uomo capì. Capì tutto il suo mondo. Tutta la sua femminilità affamata. E tutto il suo desiderio, perennemente intatto. Se la strinse forte tra le braccia. Baciandola con miliardi di baci piccoli e colorati.
Come coriandoli su pelle bianca e liscia. La donna sospirava, dimentica di tutto.
Circondata dalla pelle dell’uomo. Il solo odore che voleva sentire.
- Tienimi così, amore mio. Tienimi così sulla tua pelle che adoro.

mercoledì 1 dicembre 2010

Mi volto di lato


Mi volto di lato. Non ho voglia di guardarti.
Non ho voglia di vedere niente.
Me no sta ranicchiata per tutto il tempo.
Con pugni stretti, in un angolo vermiglio.
Fuori, la pioggia cade incessante.
E in casa, piovono parole che non sappiano dire.
Le lasciamo sempre al freddo,
sperando in una musica che corri loro
incontro.
Il rumore della pioggia mi piace.
Mi piace soprattutto di notte.
Quando me ne sto avvolta sotto le coperte,
quando vorrei che non venisse mai giorno.
E invece il giorno arriva. Sempre.
Respiro.
Adesso, in camera, fumo il mio isolamento,
il mio destino.
Aspiro e ispiro malcontento dopo il piacere.
Deglutisco amarezza per una stanza vuota.
Mangio disullusioni a colazione.
E rospi gorgoglianti per cena.
Lo stamaco mi respinge.
Respinge l’autoanniantemento.
Perlescenti gocce di rugiada adornano i
miei sogni rendendoli ancora più irrealizzabili.
Il vento di stamani aveva
il colore di occhi cerulei
e l’odore di caldarroste d’estate.
Pensavo che vorrei dividere la bellezza.
Condividerla con qualcuno che la
sappia rubare da ogni piccola cosa.
Solo questo. Condividere.