giovedì 29 dicembre 2011

Passeremo anche questa


E anche se il vento
ci soffia contro,
abbiamo sempre mangiato pane e tempesta,
e passeremo anche questa.

(stefano benni)

domenica 18 dicembre 2011

La prossima volta


La prossima volta che ti vedrò ti coprirò d'amore, di carezze, di estasi. Voglio rimpinzarti di tutte le gioie della carne fino a che tu svenga e muoia. Voglio che tu sia sorpresa da me, e che confessi a te stessa che non avresti mai sognato trasporti come questi. Quando sarai vecchia, voglio che ti ricordi di queste poche ore, voglio che le tue ossa asciutte vibrino di gioia mentre pensi ad esse.


Gustave Flaubert

domenica 11 dicembre 2011

Tra le sue cose...


La donna camminava in fretta per le strade semideserte della città. Erano le undici di sera e in giro solo poche persone. Qualche coppia di ragazzi,qualcuno che portava con il cane al guinzaglio e poi lei e i suoi passi solitari. Aveva un ritmo febbrile nelle gambe e in dieci minuti arrivò davanti al cancello.
Prese le chiavi dalla tasca dei jeans. Aprì il cancello e poi il portone.
Accese la luce e fece le scale lentamente.
Aprì la porta che aveva chiuso a due mandate, la rinchiuse velocemente e accese la luce.
Tutto era tranquillo. La giacca di lui sulla sedia,il suo cappello in un angolo,i suoi libri e tutte le sue cose in giro. Respirò e sorrise, sedendosi sulla poltrona che lui preferiva.
L’uomo era in viaggio per lavoro e le aveva lasciato le chiavi di casa.
- Che bello dormirò tra le tue cose,nel tuo mondo -, gli aveva detto la donna.
L’uomo le aveva detto che poteva fare come se fosse a casa sua.
E in effetti si sentiva a casa, tra le sue cose,tra quelle stanze che ormai conosceva così bene.
Non aveva fame. Era tardi ormai,si versò un bicchiere d’acqua e guardò fuori dalla finestra della cucina.Guardò il giardino di fronte e si sentì in pace.
Poi si spogliò lentamente,come se lui stesse lì a guardarla. Andò in bagno. Lasciò la porta socchiusa e si infilò nella vasca. Si asciugò la pelle con cura.
Non chiuse del tutto la persiana, per far entrare un po’ di luce nella stanza.
Le foglie,fuori, si muovevano al vento e anche la luce era instabile e tutto un brillìo sfavillava nel buio e sulle lenzuola blu. La donna si mise su un fianco e si strinse ,nuda, tra le lenzuola.
Le stesse lenzuola dove pochi giorni prima avevano fatto l’amore.
C’era l’odre dell’uomo. Annusò il cotone e schiacciò il viso sul cuscino,ispirando a fondo.
Amore,disse.
Prese calore immaginando il corpo dell’uomo accanto al suo.
Si sentiva inspiegabilmente felice.
E’ che ci sono persone e mondi che ti fanno bene. Che ti rendono ricco , con poco
Strinse il cuscino e sprofondò in un sonno amoroso.
Je t’adore,mon amour.
Je t’adore, toujours.
Lorsque je suis avec toi, je suis toujours de bonne humeur.
Je t’attende ici, dans notre lit…

domenica 4 dicembre 2011

Spiando il mare


Voglio 'o mare
pè chi fa bene e chi fà male
pè chi si cerca e va luntano
e per sognare poi qualcosa arriverà.

lunedì 28 novembre 2011

Mai visto il sole


Non avessi mai visto il sole avrei sopportato l'ombra,
ma la luce ha aggiunto al mio deserto una desolazione inaudita.

( E. Dickinson )

domenica 20 novembre 2011

A Marlon Brando...


La prima volta che ho visto “ Ultimo tango a Parigi “, avevo diciassette anni. Seguii il film , come in apnea,trattenendo il fiato di scena in scena, seguendo gli sguardi che solo Bertolucci ti sa regalare da dietro la macchina da presa. Ero incantata dalla bellezza di Maria Schnaider e dal fascino inquieto di Marlon Brando. Il suo viso imbronciato, incazzato, di chi ce l’aveva con il mondo,ma soprattutto ho adorato il suo cappotto color cammello, che indossa quasi per tutto il film. Mi fa impazzire la prima scena di sesso tra i protagonisti. Maria Schnaider, indossa una blusa, stivali, cappotto con pelliccia e un cappello. Parla di continuo e va avanti e indietro per l’appartamento. Marlon Brando è silenzioso, si guarda poco in giro.Ha il bavero del cappotto leggermente alzato e quando prende con foga la ragazza, tiene su il cappotto per tutto il tempo.Non so…per me è la scena più bella di Ultimo tango.La più erotica in assoluto della storia del cinema. Perché gli attori sono vestiti. Perché lui indossa quel cappotto.Perché si vedono solo le gambe di lei, vestite da stivali
( tra l’altro bellissimi, ho una mania per gli stivali !!! )che lo cingono e si sentono solo i suoi gemiti strozzati dal piacere.
Bertolucci è un grande regista per questo. Delinea. Abbozza.(In alcuni film anche in maniera cruda.)Poi lascia viaggiare la fantasia dello spettatore.Ti fa vedere ogni cosa, senza mostrartela.
O mostrandotela solo in parte.
Ma in questa scena non c’è solo erotismo, ci sono silenzi,domande senza risposta,ci sono sguardi, ci sono vuoti e due solitudini che si incontrano.C’è desiderio…c’è dentro un sacco di roba.
La vitalità e l’inquietudine. La giovinezza e la maturità.
La giovane donna che si lascia andare alle sapienti carezze dell’uomo attempato.
Io invidiai incredibilmente Maria Schnaider ! Avevo solo diciassette anni, eppure , Ultimo tango, colpì molto la mia fantasia in questo senso. Non nego che adoro ancora oggi, gli uomini che indossano il cappotto. Un cappotto lungo, scuro, avvolgente e che magari, lo portino proprio come lui, con il bavero leggermente alzato. E ancora oggi, non nego, che sono attratta da uomini molto più grandi di me…e ritengo che sia tutta colpa di Marlon Brando ! E allora….

A Marlon Brando.
A Marlon Brando e al suo cappotto cappotto color cammello.
Il cappotto che ancora mi fa sognare.

martedì 15 novembre 2011

Uno vive così


Uno vive così, protetto, in un mondo delicato, e crede di vivere. Poi legge un libro (L’amante di Lady Chatterley, per esempio), o fa un viaggio, o parla con Richard, scopre che non sta vivendo, che è ibernato. I sintomi dell’ibernazione sono facili da individuare: primo: inquietudine, secondo (quando l’ibernazione diventa pericolosa e può degenerare nella morte): assenza di piacere. Questo è tutto. Sembra una malattia innocua. Monotonia, noia, morte. Milioni di uomini vivono in questo modo (o muoiono in questo modo), senza saperlo. Lavorano negli uffici. Guidano una macchina. Fanno picnic con la famiglia. Allevano bambini. Poi interviene una cura “urto”, una persona, un libro, una canzone, che li sveglia, salvandoli dalla morte.

Da “I diari”

Anais Nin

venerdì 11 novembre 2011

Baricco incontra Mr Gwyn alla feltrinelli di Napoli - 9 novembre 2011


Mercoledì 9 novembre,alla feltrinelli di Napoli,Alessandro Baricco ha incontrato Mr Gwyn ( suo ultimo romanzo) insieme ai suoi lettori e tra quei lettori c’ero anche.
Poco dopo le ventuno,è finalmente entrato in una sala gremita di gente.
Grande luce negli occhi, camicia bianca,panciotto scuro che mi ha fatto pensare al signor Rail di “ castelli di rabbia “,insomma stava da Dio.
Ha cominciato subito a precisare che aveva deciso di non incontrare i giornalisti, ma solo i suoi lettori. Aveva voglia ,ha detto,di fare festa con i suoi lettori,di ascoltarli,di parlare con loro.
In sala,molti sorrisi.
Poi “Mr Gwyn “ tra sue mani. e parole che hanno raccontato l’ispirazione per scriverlo.
Tutto è iniziato in museo, un giorno in cui si stava annoiando parecchio…ma poi ha guardato dei quadri…e da lì è iniziato tutto.
Ha detto che per i suoi libri è stato sempre così. Proprio quando non se lo aspettava è venuta l’idea giusta.
Una volta era in montagna, con un amico. Lui…sciarpa,giubbotto,guanti.E questo amico gli racconta che un suo avo trasportava bachi da seta tra l’italia e il giappone. Viaggiava per sei mesi l’anno e per gli altri sei mesi non faceva nulla. Baricco incusiosito, volle vedere una foto di quest’uomo. Era piccolino,solo,bruttino. E poi volle leggere i suoi diari, ma ci trovò solo conti,entrate,uscite. Insomma zero poesia. Allora scattò in lui l’idea di poter scrivere quella storia,mamettendoci un pizzico di poesia…creando una storia di amore e tradimento.
E nacque : Seta !
Poi la sua voce bella,sempre più bella a leggere pre noi tre capitoli del nuovo romanzo.
Tra le parole scritte sul bianco delle pagine,si alternano i suoi sorrisi , le sue considerazioni sui grandi libri che sono quelli “ che dettano il ritmo e tu non puoi scegliere nulla, ma proprio nulla. Scelgono tutto loro “.
Il tempo è passato in fretta, tanto in fretta perché ascoltarlo è piacere puro.
Saluta, ringrazia e si siede dicendo che aspetta ognuno di noi. Basta solo aver pazienza.
Fortunatamente sono tra le prime dieci persone che fanno passare.
Mi ritrovo davanti a lui e sono emozionata. Mia sorella è con me. Si siede accanto a lui e io sono in piedi accanto a loro.
Firma la prima copia a mia sorella e poi gli porgo il mio libro.
Va detto che siccome l’avevo già letto,sono entrata in libreria con la copia che avevo a casa.
Quindi il servizio di sicurezza,aveva messo in copertina un post- it,con su scritto
“ servizio di sicurezza – Controllato “.
Lui legge il post- it e mi fa.
- Ma che hai combinato ?
- Nulla…l’ho portato da casa,l’ho già letto.
- Ah ecco…
- Perché non si sono abbracciati ?
- Chi ? Rebecca e Mr Gwyn ?
- Si..
Sorride e non risponde.
- Lo so…lo so..ma io mi chiedo ancora delle cose. Mi chiedo ancora di chi sia la terza foto nell’armadietto di Gould !!
- ah ah !!!
( ride divertito)
- Aspetta…-, fa. – era la foto di Walt Disney…
- Si, poi..quella di Eva Braun…e al terza di chi era ? Te l’ho chiesto anche anni fa in chat, quando presentasti con i lettori “City”.
- E che ti rispose?-chiede mia sorella.
- Mi ha dato una risposta da scrittore.
- Cioè ?
- Tutti abbiamo una terza foto !!
Baricco ride tanto ed è bellissimo…
Mi firma il libro.
- Come ti chiami ?
- Lucia…ma chiamami Lu.
Mentre scrive mia sorella fa
- Lei scrive recensioni per divertisi…anche sui tuoi libri..
Mi imbarazzo e dico – Lascia stare Mariiiiiiiii!!!
- Devo stare attento ! -,fa lui…
- La terza foto è della madre di Gould?
- Ti svelo un segreto, non lo so.
Rido e lo saluto…
- Grazie Alessandro,alla prossima..
- Ciao Lu….

martedì 1 novembre 2011

Il mare tra le lenzuola


Ti sciogli sulla pelle,
lento,
caldo,
furioso.
Vivi tra i pensieri,
nascosto tra le pieghe
dell’indicibile.
Pronuncio il tuo
nome,sottovoce.
Poche lettere,
che solo a dirle,
mi fanno sorridere
il cuore.

martedì 25 ottobre 2011

Scivola


Scivola lentamente, la notte.
In un angolo, i sogni di un tempo.
I petali, lasciati a seccare sotto al letto.
Il sorriso del mio amore scordato.
La voglia di dormire, incessante,
ancora mi sveglia.

lunedì 17 ottobre 2011

Al cuore


Mi piace il tuo modo di essere.
Questa tua cosa di legare la fica al cuore.

giovedì 13 ottobre 2011

Il velo che cade


Me ne sto in disparte,
nell’ombra,
persa in un tempo che
scivola via
lentamente spedito.
Ti osservo da qui,
in silenzio.
Con un sorriso che
sta per nascere ma
non è ancora nato.
Dagli occhi faccio
scendere il velo e
lo stringo forte tra
le mani,
prima di metterlo
da parte, piegarlo
con cura e
riporlo nel cassetto
dei ricordi.

domenica 9 ottobre 2011

Il suo sperma


Il suo sperma..Il suo sperma bevuto dalle mie labbra era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica esultanza...guardando i suoi occhi neri che
fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana e mai fu più feroce il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due come il timone di una nave che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri per molti anni ancora i baci e le speranze e non
credevamo più in Dio perche' eravamo felici.

(Alda Merini)

domenica 2 ottobre 2011

Muta


Muta, forzata,
cedevole.
Mi faccio guaina
per contenerti

giovedì 22 settembre 2011

Ti piace l'amore ?


“Ti piace l’amore ?” chiese guardando dritto di fronte, dove si alzava la fiancata di una barca colorata di bianco e di una striscia azzurra.
“Prima di questa estate lo leggevo nei libri e non capivo perché gli adulti si scaldavano tanto. Adesso lo so, fa succedere cambiamenti e alle persone piace essere cambiate. Non so se piace a me, però ce l’ho e prima non c’era”.
“ Ce l’hai ?”
“ Si, mi sono accorto di avercelo. E’ cominciato dalla mano, la prima volta che me l’hai tenuta. Mantenere è il mio verbo preferito. “
“ Cose buffe dici. Sei innamorato di me ?”
“ Si dice così ? e’ cominciato dalla mano, che si è innamorata della tua. Poi si sono innamorate le ferite che si sono messe a guarire alla svelta, la sera che sei venuta in visita e mi hai toccato. Quando sei uscita dalla stanza stavo bene, mi sono alzato dal letto e il giorno dopo ero a mare “
“ Allora ti piace l’amore ?”
“ E’ pericoloso. Ci scappano ferite e poi per la giustizia altre ferite. Non è serenata al balcone, somiglia a una mareggiata di libeccio, strapazza il mare sopra, e sotto lo rimescola. Non lo so se mi piace.”
“ Il bacio che ti ho dato, quello almeno ti è piaciuto ? “
(….)
Si voltò verso di me. Per istinto volevo girarmi dalla parte opposta, ma una forza imprevista mi girò testa e collo dalla parte sua. Si fermò la parlantina che mi era uscita facile mentre non la guardavo. Era così bellissima vicina, le labbra appena aperte. Mi commuovono quelle di una donna, nude quando si accostano a baciare, si spogliano di tutto, dalle parole, in giù.
“ Chiudi questi benedetti occhi di pesce “
“ Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere .”
“ Da dove ti spuntano questi complimenti, piccolo giovanotto ?”
“ Che complimenti ? Dico quello che vedo “
“ Ora basta “. Mi passò le dita sopra gli occhi e poi con quelle dita scese ai lati del naso, passando per la bocca, fino al mento. E mi posò le labbra sulla bocca mezza aperta dalla meraviglia.
“ Meraviglia, “ dissi quando si staccò , facendolo pianissimo.
“ Questo era tuo. Te lo chiedo ancora, ti piace l’amore ?”
“ Be’ si, se è questo, si “. Pensai che avrei capito tutti i libri da quel momento in poi.


Da “ I pesci non chiudono gli occhi “
( Erri De Luca )

lunedì 19 settembre 2011

Mon soleil...


Mon maître, mon soleil, mon 'île, ma lumiére.
Tu est toujours mon bonheur.
Lorsque je te regarde , je suis une autre.
Je suis palpitante de vie.
Mon maître, mon soleil, mon 'île, ma lumiére,
je t’adore chaque jour et chaque nuit.

giovedì 15 settembre 2011

E molto altro ancora



Le pagine bianche. I fogli immacolati.
Le ore dissolte in fondo a un’altra inutile giornata.
Sospeso, il tempo.
Tutto fermo. Come in una grande silenziosa bolla di sapone.
Un riposo senza riparo.
Senza tepore, né ristoro.
Sottili, le mani cercano carezze.
Carezze soavi e indecenti.
Da dire sottovoce. Da custodire au bout de le coeur.
Oggi mi vesto di blu e di meraviglia.
E mi spoglio di nero e di paure.
Ho voglia di camminare. Tutt’a un tratto.
Un cammino solitario e insaziabile.
Per dimenticarmi di ogni passo compiuto.
Mi alzo verso il cielo e conto le nuvole.
Ascolto musica classica e preparo l’anima per la sera.
Guardo il sole tramontare e albeggio con tutto il mio essere.
Sono in costante mutamento.
Sono bruco. Sono farfalla. Sono spirito che vola.
Sono voce che t’accarezza quando non te l’aspetti.
Sono voce che ti tocca.
Che ti crea e che ti plasma.
Sono tutto ciò che vorrei essere. E molto altro ancora.

giovedì 8 settembre 2011

Que amando se mueren


L’uomo e la donna non si vedevano da un paio di mesi. L’uomo era stato dall’altra parte del mondo ed era ritornato da poco. Quel giorno era un giorno caldissimo di agosto. In casa, però, si stava bene. C’era un bel fresco. La donna era seduta sulla sedia e scartò un pacchetto che l’uomo le aveva portato. Sorrise e lo abbracciò. In quella stanza, sembrava che il tempo non fosse passato. Che si erano visti solo il giorno prima.
- Allora mi prepari il caffè ?-, chiese la donna.
- Certo.
L’uomo andò in cucina e mise su il caffè. La donna lo seguì. Preparò le tazze, i cucchiaini, lo zucchero. Lui la strinse e la baciò leggermente. Lei sorrise.
- Perché ridi, amore, mentre ti bacio ?
La donna non rispose, perché il suo non era un riso ma un sorriso. Di quelli naturali, con dentro la gioia e il tepore. Presero il caffè chiacchierando e guardandosi negli occhi.
- Lo sai che sei bella ?
- No. Non lo so. Ma tu sei di parte. Mi vedi sempre bella.
La donna lo abbracciò forte. E lo baciò.
- Mi sei mancato. Tanto. -, biascicò.
- Anche tu.
Continuarono a baciarsi. Baci umidi. Sempre più lunghi e intimi.
- La tua bocca. Che cos’è la tua bocca !- disse l’uomo tra i baci.
La donna gli prese le mani e iniziò a camminare, a ritroso, verso la camera da letto.
In un attimo si ritrovarono nudi, uno vicino all’altra.
La mano di lui persa tra le gambe di lei. E la mano di lei che, salda, teneva il sesso di lui.
I corpi umidi, per il caldo. E freschissimi, per il desiderio.
La donna si staccò e si sdraiò sul letto. L’uomo si avvicinò lentamente.
- Voglio leccarti. Ne ho troppa voglia.-, disse.
Lei aprì le gambe e lui avvicinò il suo viso bellissimo al centro vitale di lei. La baciò piano, l’accarezzò e poi presa a leccarla. A un certo punto si fermò, la guardò e poi con le dita separò le labbra cercando di schiudere il più possibile il suo sesso. E cominciò a leccarla lentamente, a lungo, senza posa. Come se stesse gustando un gelato o un frutto delizioso.
Poi, silente, si stese su di lei e le entrò dentro.
Fusi, uniti nel calore estivo. Mai caldo e sudore, le erano sembrati tanto piacevoli.
Fecero l’amore con fame, quasi in silenzio. Guardandosi per tutto il tempo e lasciando le bocche sempre vicine. Solo ogni tanto lui lo tirava fuori e ritornava con il viso tra le gambe per leccarla.
La leccava e riaffondava dentro di lei. Una volta, due volte, tre volte. Fino a che rotolarono su un fianco. E lei si alzò e si mise a sedere sul corpo di lui.
Iniziò a scoparlo con un ritmo furioso. E lui le andava incontro. A volte con gesti d’ incerta meraviglia. Altre volte con gesti precisi. E si muoveva da sotto, anche lui , a ritmo febbrile.
Si scuotevano come ossessi, stringendosi le mani.
Di tanto in tanto, lei si fermava perché lo vedeva troppo eccitato. Si accucciava accanto a lui.
Dopo un po’ si rialzava e riprendeva la sua furia. Si sentiva completamente in balìa dei sensi,
con i seni che vibravano nell’aria e che lui accoglieva nelle mani a ogni movimento.
E con i capelli che le ricadevano, umidi,sulle spalle abbronzate.
Non avrebbe voluto fermarsi mai. Perché il mondo, in fondo, era tutto lì.
In quegli occhi e in quella stretta che ti rendeva più umano, in un certo senso.
- Vorrei averti sempre dentro di me .-, disse.
- E io ci starei benissimo. Hai una fica stupenda. La più bella del mondo.
Lui sorrise.
- Perché ridi ?-, fece lei,- perché sono insaziabile ?
- Si. Dio , come scopi !
- Scopo bene ?
- Scopi benissimo. Sei da infarto.
- Mi hai insegnato tu, tanti anni fa. -, disse la donna.
Continuò a muoversi a quel ritmo e con una mano si toccò avendo lui dentro. Il piacere arrivò quasi subito. Ed esplose con i suoi respiri colorati nella bocca dell’uomo.
Dondolava ancora dopo il piacere, ma piano, senza fretta. Disse all’uomo che voleva che venisse nella sua bocca.
- Ma ti voglio eccitare fino al limite con la fica.-, disse.
- Tutto quello che vuoi, amore.
Allora continuò a muoversi e quando capì che l’uomo stava per venire, si alzò. Lo prese in bocca e lo succhiò. Sentì la voce dell’uomo come se venisse da lontano, anche se era vicino.
- Vieni qui ! siediti sulla mia faccia. Voglio leccarti mentre mi fai venire con la bocca. Voglio godere così.
La donna lo fece. Si mise a sedere sul suo viso e con la bocca raggiunse di nuovo il suo sesso. Prese a succhiarlo sempre più velocemente mentre il viso dell’uomo le premeva tra le cosce umide. Lo sentì venire sulla lingua e nella pancia. Perché i sospiri di piacere dell’uomo, entrarono nel suo sesso schiuso e da lì varcarono la soglia del suo ventre morbido.
E’ come venire insieme, pensò.
Si lasciò cadere sulle lenzuola di fianco a lui. Sprofondò accanto al suo viso. Lo guardò da vicino vicino. E pensò che era bello. Che per lei sarebbe stato sempre l’uomo più bello e importante della sua vita.
Ma sono pensieri che durano un attimo. E li capisci sempre un attimo dopo. Quando sei senza voce.
Perché amando se mueren.
E non trovi più quelle parole. O meglio non le sai pronunciare. E anche a dirle sai, che tutto sommato, non vale la pena scandirle. Le sciuperesti e basta.
La donna capì che quello sarebbe stato il loro ultimo incontro.
E dentro ebbe tanto freddo. Un freddo indicibile in un giorno caldissimo.

giovedì 25 agosto 2011

Niente ferisce


Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una
speranza svanita ,una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita
cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo.

(Oriana Fallaci)

martedì 9 agosto 2011

Au bout de le coeur...


La donna ascoltava la sua voce. Lo ascoltava mentre le parlava dei suoi impegni, dei suoi viaggi di lavoro, della sua vita. Lo sentiva così lontano. Capì che era passato troppo tempo. Che alcuni angoli erano pieni di polvere pesante come coltre. Che aveva sullo stomaco tre o quattro dita di una cosa che pareva tanto tristezza, anche se lei cercava di non pensarci.
Lo ascoltava ancora. La voce di lui che tanto calore le aveva donato in passato, ora era solo una voce che le arrecava un leggero dolore. Leggerissimo. Come graffi su un braccio. Come graffi
au bout de le coeur. Avrebbe voluto lenirli. Ma non ci riusciva.
Avrebbe voluto sentirgli dire Ti voglio. Sei sempre mia.
Invece le chiese delle sua vita. Invece voleva sempre che la sua vita avesse incontri. Altri incontri d’amore e di passione.
Lei sorvolò le domande con una cosa che si chiamava ironia.
Mise giù il telefono salutandolo con piacere e con una cosa finta che voleva essere gioia.
E con in testa tante parole non dette.
La mia vita non parte. Non si decide a partire. Non ho incontri di nessun genere. Perché quando guardo un uomo è sempre te che voglio. Purtroppo è sempre te che voglio. Anche se fai meno male. Anche se ho capito tante cose. Anche se ti sento lontano e so che nulla tornerà come prima.
Guarda, ho il viso mutato. Stamattina non mi riconsocevo alla specchio.
Manca di una luce speciale, quella che si accendeva quando udivo le tue
parole per me. Per me sola. Cosa conta,ora ? mi chiedo spesso. Io sola, mi rispondo.
Devo prendermi cura di me, altrimenti questi graffi insani in fono al cuore mi faranno diventare
una persona cattiva e insopportabile. Io sola a vegliare su di me e sua una vita ferma in partenza.

venerdì 22 luglio 2011

J'erre


Le jour baisse….
J’erre à travers tes yeux.
Ma bouche appelle ton nom.
J’erre à travers Paris, mon amour.
Avec mes reveuses pensées.
Sans avoir aucune peur.
Sans avoir histoire.
Seulment, una femme tout seule
Qui aimes éperdument tes yeux,
ta bouche et cette routes.
Et maintenant je viens vers toi.
Toi, que j’ai tant aimé.


Il giorno muore…
Vagabondo attraverso i tuoi occhi.
La mia bocca chiama il tuo nome.
Vagabondo attraverso Parigi, mio amore.
Con i miei pensieri sognanto.
Senza avere alcuna paura.
Senza avere storia.
Soltanto, una donna tutta sola
Che ama perdutamente i tuoi occhi,
la tua bocca e quelle strade.
E ora vengo verso te.
Te che ho tanto amato.

lunedì 18 luglio 2011

Ad un certo punto


Ad un certo punto le cose cambiano.Le persone cambiano.
E dobbiamo lasciar andare qualcuno che fin a quel momento
contava tanto.
Ci sono pezzi si strada da fare con qualcuno.
Amici, amori, amanti, cani o qualsiasi altra cosa.
Questo è il momento di ritornare a una completa solitudine.
Con amici in meno. Senza amore, nè amante, nè cane.

domenica 17 luglio 2011

La carezza


La carezza non è un semplice contatto, perchè allora verrebbe meno al suo significato.
Carezzando l'altro, io faccio nascere la sua carne con la mia carezza, sotto le mie dita.
La carezza fa parte di quei riti che "incarnano" l'altro, fa nascere l'altro come
carne per me e per lui.
Il desiderio si esprime con la carezza come il pensiero col linguaggio.


da “ L'essere e il nulla”
di Jean-Paul Sartre

giovedì 7 luglio 2011

In quel piccolo spicchio di cielo


Era una sera d’estate, l’aria era fresca e Julie era sdraiata sul divano. C’era un po’ di musica, in soffondo, a farle compagnia. La finestra era aperta e un odore meraviglioso di pizza invase la stanza dalle pareti color avorio. Proveniva dalla pizzeria non lontano da casa. Tutte le sere questo odore le faceva venire una certa fame. Lo trovava irrisistibile, ma aveva deciso che quella sera, almeno, non sarebbe scesa a comprare la pizza.
Sentì il rumore della chiave nella serratura. E poi vide il bel viso di Richard sorriderle, contento.
- Sei tornato prima ?-, chiese.
- Non prima, semplicemente l’aereo è arrivato puntuale. -, disse con una note d’ironia.
Gli andò incontro a piedi nudi e lo baciò dolcemente. Lui posò la valigia accanto alla porta. Andò in cucina e si versò un bicchiere d’acqua fresca. Julie ritornò a stendersi sul divano. Indossava una
t-shirt con su scritto “ I love Paris “ e un paio di calzoncini. Sentiva la voce di Richard parlarle del viaggio in Turchia. Le disse che era stato all’haman e che si era fatto scrubbare e massaggiare .
Le disse che era una sensazione meravigliosa e che prima o poi anche lei avrebbe dovuto provare.
Sedeva sul divano, accanto a lei, che invece continuava a stare sdraiata, con gli occhi a cercare lui e le tante note della musica che stava ascoltando.
Lui le carezzò le gambe. E si fermò a lungo sulle caviglie. Lei sorrise perché sapeva già che la mano si sarebbe fermata ancora più a lungo sui piedi. Richard li adorava. Adorava i piedi calzati da sandali minimalisti e spesso abbelliti da anellini. Regalava, molte volte, a Julie anellini e cavigliere per poi vedergliele ai piedi. Anche stavolta, ad Ankara, le avevo portato in dono un anellino e dei sandali di cuoio neri che si allacciavano alla caviglia.
In aereo, non vedeva l’ora di vederli ai suoi piedi.
Julie, cominciò a stuzzicarlo. Sorridendo, puntò il piede destro al viso di Richard. Muovendo le dita, come se col piede potesse causare solletico al viso di lui. E invece era il contrario, erano i suoi baffi e poi la sua lingua e i denti, che leggermente mordevano, a causare solletico al suo piede.
- Non mordermi…non mordermi….-, diceva lei ridendo.
Lui le afferrò le caviglie, forte, e le riempi entrambi di baci piccoli e soffici.
Lei si alzò a sedere e gli sbottonò la camicia bianca. Con i piedi toccò il petto di lui. Con l’alluce disegnava piccoli cerchi intorno ai suoi capezzoli. Richard aveva una luce febbrile negli occhi scuri. E lei capì che il desiderio stavo crescendo. Continuò a giocare con la sua pancia, a seguire la forma tonda dell’ombelico. E poi il basso ventre, fino ad arrivare al sesso che sentiva già duro sotto la tela dei jeans.
- Levati i pantaloni.- , disse.
Lui ubbidì. E restò nudo davanti a lei .E la guardava.
Julie fece scorrere il piede sulla pelle liscia del suo sesso. Con l’alluce, sfiorava , appena appena, la cappella. Poi si allontanava si colpo e giocava con i testicoli, con quella pelle sottile e bellissima.
Continuò così per un po’, fino a quando lui non ne potè più e le afferrò bruscamente le caviglie.
Le unì i piedi, facendo passare il suo sesso in quel piccolo spicchio di cielo che era lo spazio leggermente concavo dei due piedi uniti che si baciavano.
Ansimava, Richard. E Julie guardava con occhi scintillanti il sesso di lui che varcava quello spicchio di cielo. Che strusciava ancora e ancora la pelle E poi attraversava altra aria, arrivava dall’altra parte restando duro e brillante.
- Che bello ! -, disse.
- Ti dà piacere ?
- Mi fa impazzire.
Poi lasciò le caviglie di Julie, che senza dire niente capì e continuò il movimento delle gambe e delle caviglie da sola. Intanto , con un mano si sfiorava. Stringeva il seno pieno e cercò di svestirsi alla meglio. Lui si fermò e le levò il resto.
- Ora vieni qui, - disse lei,- vieni da me.
La baciò a lungo, sfiorandole i capelli e il viso. Si sdraiò sul suo corpo morbido e in attimo le fu dentro.
Attraversando, ora, lo spicchio di cielo che aveva tra le cosce. E arrivando non dall’altra parte di un cielo. Ma dentro il cielo. Un cielo sconfinato. Che ogni donna ha in sé.
Sospirò forte, Julie. Le gambe intorno ai fianchi di lui. E i suoi piedi fermi, intrecciati sulla schiena di Richard. Come a non volerlo lasciare mai. Come a tenerlo chiuso in una prigione fatta di mani, braccia, gambe e piedi.
La musica era finita. Solo i loro sospiri, ora.
Ad echeggiare e a danzare nella stanza con le pareti d’avorio, in una sera d’estate.

martedì 5 luglio 2011

Vieni qui


Vieni qui, mio signore !
Metti la mano sulla mia gola bianca…
vieni a sentire il mio cuore malato di te..
…fai scorrere le tue dita sul mio collo
e ascolta il pulsare del mio sangue…
regalami mazzetti di lavanda e io
ti porgerò il mio orecchio,
perché la tua voce entri e danzi
dentro di me.
Così sarai mio. Per sempre.
Anche se non vuoi, tu sei mio….

lunedì 27 giugno 2011

Pagine usate


E’ sera e la donna è seduta su una panchina a place de la Sorbonne. Non c’è molta gente per strada, solo poche persone sedute ai tavoli dei ristoranti. La donna respira, si gode l’aria fresca di quella sera di fine maggio. Prende dalla borsa uno stick emolliente e ne passa un velo sottite sulle labbra. Ripone l’astuccio in borsa, prende il cellulare e risponde a un messaggio. Afferra il sacchetto che ha posto sulla panchina accanto a sé. Dentro ci sono due libri. “ Alcools “ di Guillaume Apollinaire
e “ L’homme de sang “ di José-Luis di Vilallonga.
Ama immensamente Apollinaire, fin da quando aveva vent’anni e ha comprato quella raccolta di poesie da Gibert Joseph. Appena l’ha vista se n’è innamorata. E’ una copia usata ed è un’edizione del 1927. Le pagine sono gialle. Lei le sfoglia e annusa l’odore degli anni. Poi trova un biglietto di un treno. E’ datato 22 maggio 1984. Qualcuno, chissà perché, aveva lasciato quel biglietto in mezzo al libro di poesie. Quel qualcuno aveva speso sessantotto franchi per una cuccetta che dalla gare di Lyon- Perrache lo avrebbe portato a Bézieis.
La donna sfiora il biglietto. Non lo butta. Lo lascia tra le pagine di Apollinaire.
L’altro libro, invece, quello di de José-Luis di Vilallonga, lo ha comprato a venti centesimi da Boulinier, che vende solo cd, dvd, libri ed Lp usati. Non sconosce questo libro, né ha mai sentito parlare del suo autore. L’ha comprato per una sola ragione.
Nella seconda pagina, con penna ad inchiostro nero e con una calligrafia assai bella, vi erano scritte parole che parlavano d’amore, di libertà, di patria, di giovinezza. Le aveva scritte il 20 giugno del 1959 un ragazzo di nome Sebastian.
La donna è colpita dalla fluidità di quella calligrafia . E decide di portare il libro via con sé. Di sicuro valeva più di venti centesimi e pensa che a leggerlo in lingua originale ci avrebbe messo tanto tempo e avrebbe capito poco. Ma lo vuole con sé.
Così , come per il libro di Apollinaire, anche con questo , vuole rubare un po’ di tempo, un pezzetto di vita e di mondo di qualcun altro di cui non sa nulla.
Questi due sconosciuti avrebbero arricchito la sua libreria, la sua fantasia e il suo tempo nuovo.
Non ho mai posseduto oggetti così belli, pensa.

lunedì 20 giugno 2011

Quanto mi sei caro


Non posso dirti quanto mi sei caro
Perché è un segreto che neanch'io conosco.
E s'anco lo sapessi non saprei
Esporre il senso d'un tale mistero


da Poesia per Harold di Vita Sackville West

mercoledì 15 giugno 2011

Mon Maitre...


Écoute-moi mon maitre
Je ne suis belle que par toi
J’existe par ta lumière
A part l’obscuritè de la chambre ma foi
Je ne possède rien de rien pénètre-moi
Et tout a coup je deviens belle et je suis claire


Ascoltami mio signore
Io non sono belle che per te
Esisto per la tua luce
A parte l’scurità della camera ti giuro
Non possiedo niente di niente penetrami
E all’improvviso divento bello e luminosa…


(G. Apollinaire )

giovedì 9 giugno 2011

Cuore umano


Nella notte
solo l’abbaiare
dei cani.
E poi
il mio cuore
in coperta
che urla.
Sbraita alla luna.
Ma è voce non udita
da nessun altro
cuore umano.

lunedì 30 maggio 2011

Paris, ma belle


Il y a le soleil. Si, c’è un bel sole. Il cielo è terso, l’aria è fresca. Mi vesto e scendo giù. Faccio colazione con un pessimo caffè e un ottimo pain au chocolat. Cammino. Arrivo alla Gare de Montparnasse. Prendo un treno che in venti minuti mi porta a Versailles.

Le chateaux è immenso. Bellissimo. Maestoso. Più di tutto mi piace il Grand Trianon e Le Demaine de Marie-Antoinette. Mi piacciono i viali, i giardini, le fontane. Da bambina sognavo Versailles guardando Lady Oscar. Ci arrivava subito, lei.A cavallo. Io ci ho messo un po’ di anni, ma alla fine ci sono arrivata.

Il Marais è delizioso. Pieno di negozi, di cibo esposto, di specialità del luogo. I francesi in questo sono magnifici. Anche un piccolo marchè, non sembra un banale supermercato. Hanno un modo unico di esporre il cibo. Infatti non restito e a rue Saint Antoine entro in una patisserie- boulangerie.
Entro da “Aux désirs de Manon “. La vetrina ha dolci stupendi.
- Bonjour
- Bonjour Madame
- Un éclair, s’il vous plaît
- Bie sur…au chocolat ?
- No, au pistache…
- Voilà..
- Merci..Au revoir..
Quello che ho comprato è un dolce che a Napoli si chiama “ Sciù “. Ma al pistacchio non l’avevo mai visto. Mi siedo . E’ squisito. Le mie papille gustative vorrebbero ringraziare le patissier !
Riprendo il cammino. Arrivo a plase de Voges. Mi fermo nel parco e quando mi alzo è per attraversare la strada e andare alla Maison de Victor Hugo.

Ecco, mi sono persa. Mi sono persa a Chatelet. Troppe linee metropolitane. Guardo il cartellone cercando di capire. D’improvviso sento una voce alle mie spalle. E’ un uomo di mezz’età.
- Bonjour madame.. Je peux vous aider?
- Bonjour..oui. Je dois aller à Père Lachaise…
- Oh ! Oui..Père Lachaise. Il faut changer…
Mi spiega tutto. Mi accompagna alla linea numero 4 e mi dice che dopo devo cambiare ancora linea di metrò. Lo ringrazio vivamente e gli auguro buona giornata. Mi sorride. Ricambio il sorriso.

Arrivo a Père Lachaise. Il cimitero è enorme e trovare le tombe di chi cerco non è facile. Ho scelto l’entrata più lontana dalla zona che mi interessa. Mi perdo. Mi perdo di nuovo e intorno solo tombe. Mi sento come Carlo Verdone, quando con Sora Lella, in una mitica scena di un film cercano una tomba che alla fine non trovano. Io ci metto un’ora e mezza per trovare la tomba di Apollinaire. Il mio poeta preferito in assoluto. Non ho fiori , né bigliettini da lasciare . Stringo tra le mani un libro del 1922 in lingua originale che ho comprato ieri sera. Leggo qualcosa. Versi, in fil di voce.
Il mio verso preferito “ je voudrais que tu sois mon coeur pour te sentir toujours en moi “
Vorrei che tu fossi il mio cuore per sentirti sempre dentro di me.

La tomba di Jim Morrison è recintata, sembra abbandonata. Lì si accalcano ragazzi di ogni nazionalità. Fumano e bevono birra. La tomba più colorata e coccolata è quella di Oscar Wilde.
Ci sono scritte colorate lasciate in ogni lingua del mondo. Un’altra ora mi serve per trovare la tomba della Divina , di Maria Callas. La sua tomba si trova in una zona a parte. Tra quelli che hanno scelto di essere cremati. Mi ci accompagna un custode. Una tomba così piccola, per una donna così grande.


Lei gira ogni sera, fino a quando cala la notte. Gira per il quartiere latino e per boulevard St Michel. Finge di gettare qualcosa nel contenitore dei rifiuti. In realtà, invece è lei a prendere qualcosa da quel contenitore. Cerca cibo, ogni sera. Lo fa con discrezione, senza chiedere nulla. Avrà poco più di vent’anni. È biondina, esile. A guardarla non si direbbe che non può permettersi di mangiare. Di comprare. Di vivere. In fondo , penso, nessuno si può permettere di vivere per davvero a questo mondo. Nessuno o quasi, mi sono detta. Continua a camminare per Saint Germaine. Continua a cercare. Elle cherche quelque chose à manger.

Voilà! Il fischio ! E’ ora di chiusura per i giardini di Luxembourg. Sono le nove di sera e qui c’è il sole. Sono sdraiata su una sedia al bordo della fontana centrale. Ancora il fischio , ma tutti si alzano a rallentatore. Nessuno vuole lasciare il giardino. I francesi hanno un estremo rispetto e amore per il verde, per i parchi. Sono come casa loro. Leggono, mangiano, chiacchierano, dormono. Ecco, questa oggi è anche casa mia. E l’amo e la rispetto. Viens, donc. viens chez moi…

Tutte le mattine Daniel aspetta le 8:30. L’orario in cui apre Monoprix. Entra e saluta i dipendenti. Ormai si conoscono bene. Prende qualcosa da mangiare e lo scalda nel microondee poi si prepara il caffè. Così, tutti i giorni. In fondo, questo è il suo posto. Dorme e chiede l’elemosina davanti a Monoprix, in boulevard St Michel à Paris. E’ il suo posto.

Seduta da Starbucks coffee. Sono riuscita a bere un espresso macchiato “ decente “. Oggi c’è vento. Sono seduta vicino alla vetrina. Vedo la gente camminare, le foglie frusciare al vento, le auto, insomma un pezzo di Parigi. Accanto a me c’è una ragazza asiatica. Beve, manda messaggi, mangia una ciambella, ascolta musica, riesce a fare tutto insieme, contemporaneamente. Io ho preso solo il caffè, letto il giornale e scritto queste poche righe. Faccio una cosa per volta, io.

E’ la mia ultima sera a Paris. Già L’ultima ! So che mi mancherà da morire. E mi chiedo se avrò modo di ritornarci. Io vivo ogni cosa come se fosse l’ultima ed è per questo che stasera i miei occhi si poseranno su ogni pietra, ogni viso, ogni sguardo di questa città. E poi stasera penso al niño
bueno. Non faccio altro che pensare a lui. Al suo amore per Parigi.
Lo stesso amore che provo io. E al suo amore per la niña mala, qualcosa che posso conoscere solo in parte.

L’uomo si ferma d’improvviso tra la folla, in mezzo alla strada. Il quartiere latino pullula di gente, ma lui incurante si ferma. Carezza il viso della donna. La stringe a sé e la bacia a lungo, con passione. Avranno più o meno settant’anni. E lui guarda sua moglie con amore. E non c’è nulla di più bello di un uomo quando una guarda una donna in quel modo lì. Ed ancora più bello quando succede tra due persone che hanno passato già un’intera vita insieme. Credo sia questa cosa qui, questa cosa che ho visto proprio ora, quella che tutti desideriamo ardentemente.
Ma la conoscono in pochi. E quei pochi sono chiamati eletti.

Mon Dieu ! la metro non arriva. Qui di solito è puntuale, ma in direzione San Remy, ora non arriva. Guardo l’orologio, il check in si apre tra cinque minuti e chiuderà tra un’ora e mezza e io sono alla fermata di Luxembourg. Mi avvicino a un ragazzo, chiedo informazioni. Grazie a Dio mi capisce nel mio francese naif e traballante. Insieme leggiamo le informazioni sul display. C’è un rallentamento, un guasto, dei problemi insomma. Esco fuori. Deve prendere un taxi e se c’è traffico rischio di perdere l’aereo. Ho un po’ d’ansia. Attraverso la rue con una valigia pesantissima ( ho comprato non so quanta roba )e uno zaino in spalla . Mi lamento, imprenco perché tutti i taxi che passano sono occupati. Un ragazzo mi si avvicina e mi parla in italiano con un delizioso accento francese. E’ carino da morire ( ma a questo ci penso dopo…ma cavolo non lo potevo incontrare prima !?!??!).
- Guarda , lì c’è la stazione dei taxi. Attraversa la strada con me.
- Grazie. C’è un guasto alla metrò. Je dois prendre l’avion …J'ai peur de rater l'avion.
( Lui mi parla in italiano e io rispondo in francese, penso. Ma chi me lo fa fare di faticare ora parlo in italiano anche io ! )
- Ah ! accidenti ! Ma a che ora è l’aereo ?
( Dio !!!! Che RRRRR bellissima che pronuncia …è da mangiare quella R !)
- Alle 17.00.
- Che aeroporto ?
- Orly sud.
- Tranquilla, ci vuole poco più di mezz’ora e poi oggi non c’è traffico.
- Davvero ? mezz’ora ?
- Si…
- Merci beaucoup !Tu est très joli et gentil ! Ciao…
- Ciao…
Sorride. Sorrido.
Finalmente acchiappo un taxi. Il conducente è giapponese. Gli dico in francese che ho molta fretta e che ho un aereo da prendere.
- Vite, s’il vous plaît !
- Oui madame…
In mezz’ora circa mi porta all’orly sud. Lo ringrazio di cuore. Arrivo lì lì per fare il check in.
Io credo sia stato il cuore. Il mio cuore non voleva lasciare Parigi. E il cuore si sa, può tutto. Figurati se non può creare problemi tecnici a una stazione di metrò.
Ora sono in aereo. Parigi non si vede più. Ci sono sole le nuvole e il cielo.
Ho gli occhi lucidi. À bientot, j’éspere. Au revoir ma belle.

venerdì 13 maggio 2011

In cerca di una parola


Avrei bisogno di una parola.
Una sola.
Ma quando la bramo con
tutta me stessa, non arriva.
Credevo di averla
sfiorata,
stretta a me.
Ma mi sono sbagliata
anche stavolta.
Giro le spalle e
me ne vado col vento.
Raccolgo le mie povere cose,
in silenzio. Ne faccio
bivacco
e mi riposo.
Perché le attese stancano
da morire.
E lacerano le membra.
Gli occhi. Il cuore.

domenica 8 maggio 2011

Mamm'Emilia


In te sono stato albume, uovo, pesce,
le ere sconfinate della terra
ho attraversato nella tua placenta,
fuori di te sono contato a giorni.

In te sono passato da cellula a scheletro
un milione di volte mi sono ingrandito,
fuori di te l’accrescimento è stato immensamente meno.

Sono sgusciato dalla tua pienezza
senza lasciarti vuota perché il vuoto
l’ho portato con me.

Sono venuto nudo, mi hai coperto
così ho imparato nudità e pudore
il latte e la sua assenza.

Mi hai messo in bocca tutte le parole
a cucchiaini, tranne una: mamma.
Quella l’inventa il figlio sbattendo le due labbra
quella l’insegna il figlio.

Da te ho preso le voci del mio luogo,
le canzoni, le ingiurie, gli scongiuri,
da te ho ascoltato il primo libro
dietro la febbre della scarlattina.

Ti ho dato aiuto a vomitare, a friggere le pizze,
a scrivere una lettera, ad accendere un fuoco,
a finire le parole crociate, ti ho versato il vino
e ho macchiato la tavola,
non ti ho messo un nipote sulle gambe
non ti ho fatto bussare a una prigione
non ancora,
da te ho imparato il lutto e l’ora di finirlo,
a tuo padre somiglio, a tuo fratello,
non sono stato figlio.
Da te ho preso gli occhi chiari
Non il loro peso
A te ho nascosto tutto.

Ho promesso di bruciare il tuo corpo
di non darlo alla terra. Ti darò al fuoco
fratello vulcano che ci orientava il sonno.

Ti spargerò nell’aria dopo l’acquazzone
all’ora dell’arcobaleno
che ti faceva spalancare gli occhi.


Erri De Luca

lunedì 2 maggio 2011

Scese le scale lentamente


Scese le scale lentamente. Gradino dopo gradino, si accorse del singolare silenzio che si udiva intorno. Un silenzio underground , invece della solita confusione. Quella mattina Roma era bellissima, o almeno così le era sembrato. La metrò arrivò dopo pochi minuti. Era affollata . Si fece strada tra la gente e riuscì a trovare un posto. Se ne stava seduta in silenzio, con gli occhi nascosti dietro a occhiali da sole. Faceva caldo. La gente intorno non faceva altro che chiacchierare. Lei aveva l’aria confusa e le labbra rosse per i baci che lui le aveva dato. Le aveva morse , assaggiate. Erano rosse e gonfie e vive di lui. Sentiva addosso il suo odore. L’odore di quella pelle desiderata.
E in bocca quel sapore dolce, che ancora a lungo sarebbe rimasto lì, mischiato tra le labbra.
Per un attimo, chiuse gli occhi e lo rivide nudo premerle contro, venirle dentro. Il sesso ancora che le pulsava. Un brivido che attraversò la schiena, anche se faceva caldo. Quel brivido era quel nome pronunciato e il ricordo di poco prima. Per un momento ebbe un pensiero stupido. Si chiese se gli altri, intorno, potevano intuire cosa aveva fatto fino a poco prima. Se potevano leggerle addosso i segni d’amore che sentiva impressi sulla carne, nella pancia, sul viso. Potevano vederli ? Perché lei ne era fiera. Era felice di quei segni che almeno per qualche ora avrebbe sentito addosso, lievi e pesanti, come un trofeo. Anche se non c’era stata nessuna vittoria. Non esisteva vanto o gloria. Lei non conosceva nessun tipo di affermazione. Il trionfo regnava solo sotto la pelle, sotto la lingua,in fondo agli occhi, stretto fra le braccia e perso tra le gambe. Desiderava tornare indietro, e rivivere quei momenti, ma sapeva che lui era già lontano. Forse aveva già dimenticato. Quando rialzò gli occhi, vide che era arrivata. Si alzò di scatto, piccola, confusa. Si sentiva sempre piccola, dopo. Una donna durante l’amore. Una bambina, dopo aver usato tutti i sensi.. Forse è questa sensazione femminile che gli uomini non comprendono, pensò. Fece le scale in fretta. Fuori dall’underground c’era un sole caldo e un cielo blu cobalto. Attraversò piazza Barberini e poi via del Trione. Rivide di nuovo Roma magnifica, come se la vedesse per la prima volta. Si tolse la giacca e la appoggiò sul braccio destro. Passeggiò fino alla fontana di Trevi con la meraviglia appiccicata addosso e con un caldo sfavillante che preannunciava un insolito autunno.

martedì 26 aprile 2011

Assaporeremo le isole e il mare


Io so che una notte
in qualche camera da letto
presto
le mie dita scivoleranno
tra
morbidi capelli
puliti

canzoni che nessuna radio
trasmette

tutta la tristezza, sogghignando
in cascata.

( Charles Bukowski )

domenica 17 aprile 2011

Ti ricordi ?



Ti ricordi, amore mio, quelle lunghe passeggiate fatte insieme ?
Ricordi quelle colazioni fatte all’alba e quella notte così ventosa
a Grottaferrata ? Io freddolosa che mi nascondevo sotto le coperte…
Ricordi la pioggia lieve di quella mattina a Frascati ?
E quella luce d’oro delle sere estive passate insieme ?
Ricordi il tepore delle mie mani e del mio cuore ?
E le corse in vespa mentre il mare della nostra città ci cingeva i fianchi
come una donna in amore ?
Ricordi, amore mio, la luce di quelle candele profumate che
scegliemmo insieme e poi dei film visti sul divano mentre ti lamentavi di
quelle scene troppo melense e io dei tuoi gusti cinematografici poco raffinati ?
Ti ricordi il mio nome perso nella notte ?
E di questi occhi che continuano a guardarti senza più vederti ?

lunedì 11 aprile 2011

Voleuse de ton gout


Tes lèvres me font rever.
J’ai reçu comme une voleuse,
éperdument, leur gout.
Et je le cache dans mon poitrine.
Et au bout de l’ame.
J’attende, encore…



Le tue labbra mi fanno sognare.
Ho preso come una ladra,
perdutamente , il loro sapore.
E lo nascondo nel mio petto.
E in fondo all’anima.
Attendo, ancora….

martedì 5 aprile 2011

Su un fianco


Ecco. Bravo, mio amore.
Baciami su un fianco.
Così , piano.
E poi tienimi stretta.
Cingimi la vita.
Raccoglimi tra le braccia come se
fossi tuberosa appena sbocciata,
persa in mezzo a una radura.
Deponi qui, sulla carne,
tutta la dolcezza di cui disponi.
Saprò conservarla e tirarla fuori
nei giorni senza sole.
Puoi fidarti, mio amore,
quando ti accarezzo le palpebre
e ti sussurro parole magiche.
Puoi fidarti, quando vai via
lasciandomi solo il silenzio
delle tue mani.
Ma ora, da bravo,
baciami ancora.
Su un fianco.

venerdì 1 aprile 2011

Avventure della ragazza cattiva


Lei mi aveva passato le braccia intorno al collo e mi baciava sulla bocca mentre io le stavo parlando. tutto il suo corpo si strofinava per aderire di più al mio.- Non penso di andarmene nè adesso nè mai,- mi sussurrò all'orecchio. - Non mi chiedere perchè, perchè non te lo dirò neanche morta. Non ti dirò mai che ti amo anche se ti amo....(....)- Tu non vivrai mai tranquillo con me, ti avverto. Perchè non voglio che ti stanchi di me, che ti abitui a me. E anche se ci sposeremo per mettere in regola i miei documenti, non sarò mai tua moglie. Io voglio essere sempre la tua amante, la tua cagnetta, la tua puttana. Come stanotte. Perchè così ti avrò sempre pazzo di me.

martedì 29 marzo 2011

Da te a me


E’ così bello sentirti.
Parlarti. Capirti anche attraverso
un sospiro.
Immensa, la gioia che mi trasmetti.
Anche se parliamo di sciocchezze o
cose quotidiane.
L’allegria che mi arriva mi supisce.
E così la vita.
Il mare di vita che passa da te a me.
Non esiste musica più bella del
Suono della tua voce.

domenica 27 marzo 2011

Degli occhi mai più rivisti


Era un tardo pomeriggio, di un lontano e vicino giorno di festa. Olga chiuse il libro che stava leggendo. Lo pose sulla scrivania. Prese dal cassetto il suo taccuino color avorio e ci scrisse dentro delle parole. Le aveva in testa da un po’ e decise di deporle tra quelle pagine che amava. Sfogliò il taccuino e trovò la sua foto. Aveva dimenticato di averla conservata lì. Improvvisamente, sentì un piccolo rombo di malinconia infrangersi dentro. Lo guardò e lo trovò così bello !
Era bella quella gioia e quella libertà che aveva sul viso.
Era in spiaggia. Indossava una polo azzurra e aveva in mano la sua macchina fotografica.
Sorrideva , guardandola negli occhi. Era sereno. Era la sua anima a venire fuori.
Ricordò i giorni passati insieme. Quelle emozioni così confuse e contraddittorie.
Ricordò i suoi baci intesi e continui.
Dolci come quelli dati da ragazzini. E passionali come quelli regalati dalla foga.
Gli occhi le si riempirono di lacrime. Pronunciò il suo nome sottovoce, immaginando il suo mondo di adesso, nuovo e piena di una vita che non aveva voluto con lei.
Non pensava a lui da molto tempo, eppure il pensiero di tutto ciò che non era stato e che avrebbe potuto essere, le spezzò il cuore facendola rabbrividire.
Senza una parola. Senza un saluto. Era andato via.
Dissolto, con il silenzio e con il sogno con il quale era comparso tempo prima nella sua vita.
Accarezzò la foto e la lasciò lì, tra quelle pagine color avorio.
Da quel giorno, il suo taccuino sapeva di salsedine e lacrime amare.
Non lo aprì. E non lo vide mai più.

mercoledì 23 marzo 2011

Omaggio ai miei fianchi


questi fianchi sono fianchi larghi
hanno bisogno di spazio per
andarsene in giro.
non stanno a loro agio dentro
posticini di basso profilo questi fianchi
sono fianchi liberi.
non amano essere bloccati.
questi fianchi non sono mai stati fatti schiavi,
vanno dove vogliono andare
fanno quello che vogliono fare.
Questi fianchi sono fianchi possenti.
Questi fianchi sono fianchi stregati.
Li ho visti
lanciare un incantesimo su un uomo
e rigirarlo come una trottola!

( Lucille Clifon )

giovedì 17 marzo 2011

Come sei bella


Apre la porta del bagno e accende la luce. Si guarda allo specchio. Ha i capelli mossi dalle
carezze. Il viso bagnato di baci. E’ nuda. Sorride, guardandosi. Si sfiora i seni. I capezzoli
turgidi e vividi per i morsi ricevuti. Tra le cosce, ancora l’orma del corpo di lui.
Si guarda e si sente femmina. Si piace così com’è.
E’ felice perché ha amato. Stasera ha amato più che mai. Sente la voce di lui che gli parla
dalla camera da letto. Sente la sua voce ma non ascolta cosa le sta chiedendo.
Bussa alla porta. Entra, lei dice.
Come sei bella. Come sei bella.
Una frase semplice, ma sentita in quel momento.
Glielo dice guardandola negli occhi. Con leggero e immenso bagliore.
La stringe a sé. Le fa scendere le mani lungo i fianchi e la schiena.
Le bacia la fronte . E le palpebre.
Andiamo a dormire. Insieme. Anche stanotte

mercoledì 16 marzo 2011

Le ore inattese


- Perché a volte sei così triste ? -, mi hai chiesto con la tua voce dolce, bella, calda come il
sole. – Perché ? tu sei una ragazza incredibile…sei bella, profonda, simpatica, interessante, non hai problemi seri…puoi avere tutto dalla vita che hai davanti. Perché allora…dentro…
- Non lo so. Non so risponderti. Ma sono sempre stata così, fin da bambina. Sono malinconica, inquieta.
- Si, questo lo so. Ma a volte traspare un dolore che…
- Che non so dire nemmeno io…
Avrei voluto raccontare , in quel momento. Avrei voluto dirti tutto di me. Ma è un tutto che conosci bene, eppure non sono riuscita a dar forma alle parole. L’idea che, però,una parte del mio modo di essere ti era così chiaro, in fondo mi piaceva. Vuol dire che mi conosci.
Sono come un piccolo libro aperto zeppo di parole confuse, a volte senza senso.
Forse è lì che si annida il dolore, tesoro mio.
Nei ricordi in bianco e nero. Nell’incertezza. Nella guerra con me stessa.
Nella mia “ pace tumultuosa “.
Si nasconde lì, nelle pieghe di quei tratti sbiaditi.
O nel pensiero, nella sensazione, nella certezza del non essere mai stata veramente amata.
A volte, mi chiudo alla vita. Sbaglio, lo so.
Ma è quando non cerco, non lotto, non credo, che d’improvviso la vita m’investe.
Ed è lì che si annida la felicità. Nei gesti, nei passi, nei baci e nelle ore inattese.

domenica 13 marzo 2011

Dieci motivi per i quali vivere

In tutti i punti Feltrinelli ci sono dei fogli dove scrivere i 10 motivi per i quali vale la pena di vivere e poi c’è una scatola di cartone nella quale imbucare il proprio foglio.
Il destinatario sarà Roberto Saviano.
Ho imbucato il mio foglio…

1) Fare l’amore all’alba ,quando il corpo è ancora mezzo addormentato.
2) Sedersi ai giardini di Luxembourg a Parigi, al sole del mattino.
3) Guardare dal finestrino dell’aereo il cielo più cielo che mai.
4) Leggere le Huachaferias del nino bueno, in “ Avventure della ragazza cattiva “
di Mario Vargas Llosa.
5) Ascoltare la voce di Maria Callas.
6) Scrivere su un taccuino, in un tardo pomeriggio d’inverno, chiusi in camera con una lampada accesa nell’angolo a illuminare appena le parole.
7) Tenere tra le braccia un neonato.
8) La sfogliatella di Scaturchio, in via portamedina a Napoli
9) Guardare Marlon Brando con il suo cappotto di cammello in Ultimo tango a Parigi.
10) Avere qualcuno a cui pensare prima di dormire.

mercoledì 9 marzo 2011

Fino a farmi male


Con una sottile paura,
apro quel cassetto .
Cerco parole antiche.
Sotto le dita, mi solleticano
le consonanti e le vocali.
Le metto in ordine
e riscopro parole d’amore che
avevo scritto per te.
Sono sempre tue, amore.
Le lascio ancora qui, a riposare.
Quando vuoi te leggerò soffiandoti
sul cuore.
Tu farai cadere a terra il mio
Kimono e senza guardarmi
mi stringerai fino a farmi male.

domenica 6 marzo 2011

Henry e June...


Quando tornerai ti farò una festa letteraria e scopereccia –il che significa scopare e parlare e scopare. Anais , ti spalancherò il ventre. Dio mi perdoni se questa lettera dovesse venire aperta per sbaglio. Non posso farci niente. Ti voglio. Ti amo. Per me sei cibo e bevanda, sei il maledetto motore di tutto, per così dire. Starti sopra è una cosa, ma venirti vicino è un’altra. Io mi sento vicino a te, mi sento tutt’uno con te, tu sei mia, che lo si sappia o no. Ogni giorno di attesa ormai è una tortura. Sto contando i giorni lentamente, dolorosamente. Cerca di tornare appena puoi. Ho bisogno di te. Dio, ho bisogno di vederti a Louveciennes, di vederti in quella luce dorata della finestra, con il tuo vestito verde nilo e la tua faccia pallida, un pallore gelato come quello della notte al concerto. Ti amo come sei. Amo i tuoi fianchi, il pallore dorato, la curva delle tue natiche, il caldo dentro di te, i tuoi succhi. Anais ti amo tanto, tanto ! Sto ammutolendo . Sono seduto qui a scriverti con una tremenda erezione. Sento la tua bocca morbida che si chiude sopra di me, le tue gambe che mi stringono forte, ti vedo di nuovo in cucina che ti sollevi il vestito e ti siedi sopra d me mentre la seggiola galoppa sul pavimento, trump, trump, trump….


Da “ Henry e June “
Di Anais Nin

giovedì 3 marzo 2011

Piccole stupide confessioni


- Mi piace starmene in casa, quando fuori piove, seduta sul divano
con un plaid adagiato addosso e mangiare i gran cereali del
mulino bianco.


- Guarderei di continuo quelli che ballano il tango da Dio.


- Dormo senza indossare le mutandine.

- Amo guardare le persone, gli sconosciuti e immaginare le loro storie, le loro vite

- Da bambina rubai un portarossetto da una bancarella. Ero al lago di Garda, in
un’estate di tanti anni fa. Il cuore mi batteva all’impazzata dalla paura…e
intanto pensavo che non sapevo che farmene di un portarossetto.


- Quando bacio un uomo, a un certo punto, mi piace chiedergli di non schiudere
la bocca …e lentamente, mi perdo a leccargli il contorno delle labbra…
dolcemente e per vari minuti…con una passione che stupisce anche me stessa.


- Non vorrei essere accusata di blasfemia, ( dato che è considerato un capolavoro ),
ma l’Ulisse di Joyce, mi ha profondamente annoiato…


- Al volante sono un vero pericolo, e in più sono imbranata….non guido da anni.


- Non ho mai detto “ ti amo “.


- Mi definisco astemia, ma di tanto in tanto bevo solo un goccio di baileys.


- Mi piace fare l’amore soprattutto all’alba, quando il corpo è ancora mezzo addormentato e piano piano si scioglie e lo senti rispondere e fondersi.


- Non posso fare a meno di passarmi le mani tra i capelli, giocherellarci, attorcigliarci le dita intorno.

- Ho un’intensa vita onirica. E non perdo occasione per aggiornare conoscenti e amici dei miei ultimi incubi !

- Detesto le persone che insistono troppo e non capiscono che a volte “ mollare “ non è sempre sinonimo di sconfitta.

domenica 27 febbraio 2011

Sempre in attesa


"Per quella parte di te che mi manca e che non potrò mai avere, per tutte le volte che mi hai detto non posso, ma anche per quelle in cui mi hai detto: tornerò… Sempre in attesa… Posso chiamare la mia pazienza Amore?"


(dal film "Le fate ignoranti"- F.Ozpetek, 2001)

martedì 22 febbraio 2011

Nutrimento


Nella gola riarsa
scende il tuo sapore
mille volte sognato.
Mi nutro di te,
della tua vita andata.
Lo faccio con discrezione,
in silenzio e senza domani.
Muta, ma indomabile.
Sola, ma rigogliosa….
eppure…disonesta,
cieca.
Cieca d’amor perduto.

giovedì 17 febbraio 2011

Quando sono con te sento il sangue


La donna era allo specchio che si pettinava i capelli. Sentiva la voce dell’uomo nell’altra stanza, parlare a telefono di lavoro, di appuntamenti da rimandare. Quando lo raggiunse, stava per chiudere la conversazione. Si alzò in piedi e le si avvicinò. La baciò. E lei aderì al suo abbraccio.
- Sei contenta di vedermi ?-, chiese l’uomo.
- Certo. Ho fatto le corse per liberarmi prima ed essere qui.
Lui sorrise e continuò a stringerla. Le mani lungo i fianchi di lei, che sollevavano l’abito nero che indossava quel giorno. Lei gli sfilò il maglione e la camicia. E poi tolse gli stivali neri che ancora indossava. Lasciò l’uomo lì, in piedi e senza dire niente andò in camera da letto, mentre continuava a spogliarsi. Quando lui la raggiunse era nuda.
- Viens ici, mon amour..que je te suce.
Lui restò senza parole. Aveva solo respiri. E glieli donò tutti. La lasciò fare. Fino a quando lei sollevò il viso e si lasciò cadere,puntanto le ginocchia e le mani sul letto.
L’uomo la guardò. Le carezzò i fianchi. Portò due dita alla bocca. Le inumidì di saliva e le passò tra le sue cosce.In un attimo le entrò dentro.E lei non capì più nulla. Solo poche parole, disse.
- Comme….je te suce, mon trèsor ?
- Très bien, mon amour. Très bien.
E poi.
- Ne sono felice. Perché il sapore del tuo cazzo mi eccita.
L’uomo sospirò. Aveva poche parole quel giorno.Solo carezze e baci umidi e delicatissimi.
Lei era solo piacere dissolto in fondo al ventre e dentro agli occhi.
L’uomo la teneva ferma, prima per i fianchi. Poi , una mano a tenergli i capelli e l’altra sulla sua bocca. Con le dita a entrare e a uscire dalle sue labbra morbide. Ogni tanto le afferrava il viso con dolce violenza, la feceva girare leggermente e la baciava in modo vorace. Si mordevano e si scambiavano la saliva in bocca. Dalla bocca di uno a quella dell’altra. E viceversa.
Lui continuava a spingere . La donna sentiva i suoi colpi dentro e lanciava lo sguardo lungo il suo corpo. Vedeva i seni ballare e se guardava più giù, vedeva la danza dei testicoli dell’uomo, che battevano con regolarità sulla sua pelle madida.
- Mi piace così. Troppo. Piace anche a te ?
- Si. A me piace tutto con te.
La donna si lasciò andare con il busto sul letto e l’uomo piombò dolcemente sulla sua schiena. Continuò a spingere dentro di lei. Mentre la donna si toccava e lo pregava di non fermarsi.
- Ti predo. Ti prego. Ti prego. Continua.
L’uomo resistette a lungo, a fatica. Tutto il tempo che fu necessario per farla godere come lei voleva. Quando venne, morse le dita dell’uomo che teneva ancora in bocca. Lui gridò di dolore.
- Scusa. Scusa amore. Ho morso troppo forte.
Lui sorrise, baciandole le spalle, leccando la sua pelle che sapeva di dolci. Restò fermo dentro di lei per rubarle le ultime pulsazioni vive, calde che le provenivano dal ventre.
- Viens ici,mon amour..que je tu suce encore.
- Oui, ma chère, mon petit chouchou.
Si lasciò andare completamente a lei. Fino a non capire più nulla. Poi, esausto, si sdraiò supino sul letto, con lei accanto.
- Mi hai distrutto.-, disse.
La donna sorrise nella penombra e lo carezzò. Vedeva le sue dita dipinte di rosso vagare sul petto dell’uomo. E poi sul collo, sulle guance, sul mento.
- Hai un bel mento. Fatto apposta per essere morso.
Pose la testa sul petto dell’uomo. Con la fronte appoggiata sotto al suo mento. Chiuse gli occhi e pensò alle tanti notti senza luna che ancora l’attendevano.
Si rivestirono in silenzio, lasciandosi addosso carezze leggere, come viole appassite.
- Mi aiuti ? -, chiese la donna.
L’abito nero non aveva la lampo, bisognava infilarlo dall’alto. L’uomo l’aiutò e fece scendere l’abito lungo il suo corpo. Lei lo ringraziò.
- E’ come per le principesse di un tempo, che avevano le aiutanti anche per vestirsi.
- Scemo..
La donna mise gli stivali e andò in cucina. Versò da bere a entrambi. L’uomo era alle sue spalle. Le porse una busta rossa.
- Cos’è ?
- Pelle rossa e fogli bianchi dove raccogliere il nero delle tue parole. E poi un cuore rosso di dolce cioccolato.
La donna aprì il pacchetto. Era un taccuino di pelle rossa e fogli bianchi, senza righe. E una scatola a forma di cuore, con dentro i suoi cioccolattini preferiti. Lo baciò, piano. E poi più forte.
Quando sono con te sento il sangue, pensò.