lunedì 27 giugno 2011

Pagine usate


E’ sera e la donna è seduta su una panchina a place de la Sorbonne. Non c’è molta gente per strada, solo poche persone sedute ai tavoli dei ristoranti. La donna respira, si gode l’aria fresca di quella sera di fine maggio. Prende dalla borsa uno stick emolliente e ne passa un velo sottite sulle labbra. Ripone l’astuccio in borsa, prende il cellulare e risponde a un messaggio. Afferra il sacchetto che ha posto sulla panchina accanto a sé. Dentro ci sono due libri. “ Alcools “ di Guillaume Apollinaire
e “ L’homme de sang “ di José-Luis di Vilallonga.
Ama immensamente Apollinaire, fin da quando aveva vent’anni e ha comprato quella raccolta di poesie da Gibert Joseph. Appena l’ha vista se n’è innamorata. E’ una copia usata ed è un’edizione del 1927. Le pagine sono gialle. Lei le sfoglia e annusa l’odore degli anni. Poi trova un biglietto di un treno. E’ datato 22 maggio 1984. Qualcuno, chissà perché, aveva lasciato quel biglietto in mezzo al libro di poesie. Quel qualcuno aveva speso sessantotto franchi per una cuccetta che dalla gare di Lyon- Perrache lo avrebbe portato a Bézieis.
La donna sfiora il biglietto. Non lo butta. Lo lascia tra le pagine di Apollinaire.
L’altro libro, invece, quello di de José-Luis di Vilallonga, lo ha comprato a venti centesimi da Boulinier, che vende solo cd, dvd, libri ed Lp usati. Non sconosce questo libro, né ha mai sentito parlare del suo autore. L’ha comprato per una sola ragione.
Nella seconda pagina, con penna ad inchiostro nero e con una calligrafia assai bella, vi erano scritte parole che parlavano d’amore, di libertà, di patria, di giovinezza. Le aveva scritte il 20 giugno del 1959 un ragazzo di nome Sebastian.
La donna è colpita dalla fluidità di quella calligrafia . E decide di portare il libro via con sé. Di sicuro valeva più di venti centesimi e pensa che a leggerlo in lingua originale ci avrebbe messo tanto tempo e avrebbe capito poco. Ma lo vuole con sé.
Così , come per il libro di Apollinaire, anche con questo , vuole rubare un po’ di tempo, un pezzetto di vita e di mondo di qualcun altro di cui non sa nulla.
Questi due sconosciuti avrebbero arricchito la sua libreria, la sua fantasia e il suo tempo nuovo.
Non ho mai posseduto oggetti così belli, pensa.

6 commenti:

  1. Il senso di continuità che spesso si nasconde dentro "semplici cose" è quanto di più bello ci possa essere. Un saluto :)

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  2. Belle parole, davvero. Ti si legge tutta d'un fiato. E il nome del blog è intenso.
    Un bacio,
    Suze

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  3. @maraptica- era proprio questo di cui volevo parlare, del senso di continuità...dei giri strani che a volte fanno gli oggetti...un abbraccio

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  4. @ suze- grazie..spero che passerai ancora...un bacio a te

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  5. Ladra di vite altrui! Ti invidio (ancora una volta)

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  6. voglio rubare ancora vite parigine..
    ma vedrai sia io che tu ci ritorneremo....

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