domenica 30 gennaio 2011

Sono diventato un feticista, per colpa tua


Sei molto bella, ancora più di quattro anni fa, quando ti chiamavi madame Arnoux. Ti perdono i tuoi insulti dell’altra sera e le tue stupidaggini di adesso, per quanto sei bella. E, inoltre, se vuoi saperlo, sì, continuo ad essere innamorato di te. Nonostante tutto. Sono pazzo di te. Più che mai. Ti ricordi lo spazzolino che mi avevi lasciato per ricordo l’ultima volta che ci siamo visti? E’ questo. Da allora, lo porto con me dappertutto, in tasca. Sono diventato un feticista, per colpa tua.

da " Avventure della ragazza cattiva
di M. Vargas Llosa

martedì 25 gennaio 2011

Figlia appena nata di quella stretta salvifica


Era una mattinata nuvolosa. La persiana era aperta e nella grande stanza entrava una luce appannata dalle nuvole. La donna era in piedi, al centro della stanza, tra le braccia dell’uomo. Lui le stava baciando il collo e immediatamente, mille brividi, risalirono su, per la sua schiena bianca.
- Hai detto che non mi avresti baciata per via del raffreddore -, disse lei sorridendo.
- Infatti ti sto baciando il collo.
La donna continuò a farsi solleticare la pelle del collo dai baci dell’uomo, dai sui baffi, dalla sua lingua vogliosa. Fino a che girò il viso e lo baciò.
- Ti passerò il virus….
- Non me ne frega niente -, disse lei sicura.
Lo abbracciò forte, sentendo tutto il suo corpo d’uomo. Gli sfilò il gilet e poi la camicia. Si lasciò andare con la testa sul suo petto, avvolta dal suo odore. Poi si staccò. Alzò la gonna. E si lasciò andare con il busto sul tavolo.
- Guarda -, disse,- la coulotte tipo “mutanda della nonna “, ma rivisitata in chiave moderna. Guarda come sono trasparenti.
L’uomo guardò. La donna indossava collant marroni, ma si vedeva nitiamente la pelle, sotto la coulotte, il suo sedere mordido e perfino un neo che aveva su una natica.
- Bella ! -, disse lui carezzandole i fianchi. Chinò il capo e tuffò il viso sul sedere della donna.
Lo carezzò e lo riempì di baci.
- Ora andiamo di là.
La donna lo seguì nel silenzio della sua casa. Sfilò gli stivali marroni. Restò un attimo –prima della completa nudità – con il golf e la coulotte. Scherzò con l’uomo. Lo provocò dolcemente.
Lui sedeva sul letto, già nudo. Lei era in piedi e si mise ferma, davanti al suo viso. Lui premette la faccia su quella carne morbida, sulla sua pancia e poi sul sesso. Sfilò la coulotte e la baciò.
Baciò quel tessuto trasparente, là dove era rimasto il calore di lei. La donna si levò il resto. Lo fece sdraiare e gli salì sopra. Si muoveva piano mentre lui la guardava dal basso e lasciava le mani in attesa dei seni che ballavano. E poi li stringeva forte nelle sue mani belle. Si alzò con il busto e li succhiò, con le mani della donna che gli carezzano la nuca.
Si girarono, senza staccarsi. L’uomo era sopra di lei, ora. E spingeva , abbracciandola e mangiandoladi baci.
- Mi hai pensato ? hai pensato a questo ? -, chiese l’uomo.
- Si, sempre.
- E come mi hai pensato ?
- Ho sognato che mi prendevi a pecorina e mi tiravi i capelli.
- E allora girati.
La donna si alzò. Si mise sulle ginocchia. Lo sentì subito dentro. Si girò e lo guardò. Sentiva il piacere sciogliersi nel cuore, sulla pelle e tra le labbre.
- Mi piace tanto così .
- Lo so -, disse l’uomo tirandole dolcemente i capelli.
- Scopami così. Scopami ancora.
- Oh Si ! Dillo ancora. Dì ancora “ scopami ancora “.
- Scopami ancora, amore mio.
La donna sorrise. E lui con lei. Le carezzò la schiena, il sedere e le mise le dita nella bocca.
Lei stava per godere. L’uomo capì e con una mano cominciò a toccarla energicamente tra le cosce umide. Lei era senza difese, figlia appena nata di quella stretta salvifica. Si lasciò cadere sul letto. E lui si lasciò cadere sulla schiena di lei.
- Che bello, amore.-, disse l’uomo,- ti penserò così, quando sarai lontana.
- Anch’io.-, disse la donna. E lo disse mentre godeva. Con voce calda, impastata dal piacere.
Lui restò fermo dentro di lei. A baciarle la spalla sinistra, la testa, il viso.
Sei bellissima. Lo disse con un fil di voce, tra baci che avevano il peso di cenere rosa e palpiti tenui come respiri nel cuore della notte.
E poi disse che era felice se riusciva ad emozionarla tanto. A regalarle sensazioni ancore belle.
- Io ti adoro.-, disse lei girando il viso.
Ti adoro. Lo baciò lasciando andare le sue labbra piccole e acerbe nella bocca dell’uomo.
Pensò che se il tempo lo si poteva fermare, lei, sempre, lo avrebbe fermato in quell’attimo preciso. In quella resa dopo l’amore.
Tra quei baci che avevano il peso di cenere rosa.
Tra quegli abbracci che sapevano di zucchero filato.
E per le via di una pace luminosa che durava sempre troppo poco.

giovedì 20 gennaio 2011

Addio, Dann


Addio , Dann. Addio, piccolo signor Rail, che mi hai
insegnato la vita. Avevi ragione tu : non siamo morti.
Non è possibile morire vicino a te. Perfino Mormy ha
aspettato che tu fossi lontano per farlo. Adesso sono io
che vado lontano. E non sarà vicino a te che morirò.
Addio, mio piccolo signore, che sognavi i treni e sapevi
dov’era l’infinito. Tutto quello che c’era io l’ho visto,
guardando te. E sono stata ovunque, stando con te. E’
una cosa che non riuscirò a spiegare mai a nessuno. Ma
è così. Me la porterò dietro, e sarà il mio segreto più bello.
Addio, Dann. Non pensarmi mai, se non ridendo. Addio.




da “ Castelli di rabbia “
di Alessandro Baricco

martedì 18 gennaio 2011

Sad


Io non brillo, sono opaca.
Io non lascio mai il segno.
Non divento mai importante
nella vita di nessuno.
Io non coloro gli animi,
vivo di labili sensazioni
che non so trasmettere.
Io non emoziono,
non carezzo gli sguardi,
non ho sorrisi che
arrivino al cuore di chi li
ascolta.
Sono solo un viandante, di passaggio
e senza bivacco.
Un’ombra silenziosa, che non
arreca disturbo, che anche quando
c’è, è come se non ci fosse.

domenica 16 gennaio 2011

Di baci lunghi e appassionati


La donna scartò il regalo avvolto in carta marrone. Capì subito di cosa di trattava. Era un libro. Un libro di immagini rubate a Parigi da grandi fotografi.
- Grazie ! E’ bellissimo. L’ho sfogliato tante volte in libreria poi non so perché non l’ho comprato mai.
- E’ ritratta Parigi. E quindi non potevo sbagliare. -, disse l’uomo dandele un bacio.
Anche la donna gli aveva portato dei libri. Titoli di cui spesso gli aveva parlato. E li aveva scelti con cura, come se attraverso le pagine di quei libri, ci fosse dietro anche la sua voce e in qualche modo avrebbe potuto parlargli, quando non era con lui.
- C’è anche questo per te.-, disse l’uomo.
Era una busta bianca, grande. La donna l’aprì. – Sono scarpe ?
- No, stivali. A dire il vero..non so se vanno bene.
La donna aprì la scatola marrone e sorrise. Era un modello molto in voga tra le ragazze.
- Lo so, lo so-, disse l’uomo.- Forse non è il tuo genere, ma mi piacevano tanto.
- Non ho più diciotto anni…ma sono carini !
- Vieni qui, siediti.
La donna si sedette difronte a lui. Indossava una gonna nera sopra il ginocchio, un maglioncino a collo alto, calze nere coprenti e stivali. Lui le prese le gambe e le accarezzò. Sfilò gli stivali e le infilò ai piedi quelli che le aveva regalato. Lei sorrise. Si alzò in piedi e fece qualche passo. Pensò che al piede erano davvero carini.
- Grazie tesoro.
- Prego…sei tanto graziosa con questi ai piedi.
Lei lo abbracciò forte. Gli diede un sacco di baci sulle guance e poi gli baciò le labbra. Sentiva il sapore della cioccolata che poco prima aveva mangiato. – Mmmm! Buono…-, disse sorridendo.
Lui fece scendere le mani lungo il corpo di lei. E lei lungo il corpo di lui. Si rubavano calore a vicenda. Con un fil di voce la donna gli disse che aveva tanta voglia di fare l’amore con lui.
- Anch’io-, disse l’uomo. I suoi occhi verdi scintillavano nella grande stanza in penombra.
In camera da letto, lasciarono i vestiti a terra e si strinsero tra le lenzuola colorate.
- Ti voglio subito -, disse l’uomo.
Tra i baci, le entrò subito dentro. Muovendosi piano. Con dolcezza. Senza fretta. La donna lo teneva abbracciato con tutta la forza di cui disponeva. Lui le baciò la fronte, le palpebre, il collo.
- Stringimi così. Sringimi anche dentro, sai farlo ?
- Credo di si…
Ogni volta che lo sentiva muoversi dentro di lei, muoveva i muscoli del suo sesso. Lo risucchiava dentro. Lo stringeva più che poteva. Con le braccia e con il sesso.
Lui spinse, forte, in fondo. Lei lo mangiò, dentro.
Le lingue, impazzite. I respiri, risucchiati.
Rimasero fermi così, a baciarsi soltanto.
Di baci lunghi e appassionati. Così lunghi e appassionati, che alla donna sembravano un sogno. Sembravano quelli visti sul grande schermo.
Si mossero. Con i corpi, ma non con le labbra.
Lei giaceva sulle ginocchia. Lui le carezzò il sedere e i fianchi. La prese così, sentendo tutto il suo piacere. Si inimudì le dita e lasciò la scìa della sua saliva lungo la spina dorsale della donna. Poi si lasciò cadere sulla sua schiena umida di lui. La strinse. Con una mano le afferrò un seno e con l’altra la toccò tra le gambe. Fino al piacere, fino alla fine di loro.
I respiri di lei diventarono note alte, forse stonate, ma caldissime come sole sulla neve.
Baciò il braccio dell’uomo. E lo morse. Lo baciò e lo morse.
Con la sua voce dolce e impertinente a sussurrarle -Schhh…. - in un orecchio.
E allora lei si placò. Fino a quando sentì la voce dell’uomo dire che voleva venire.
Voglio venire nella tua bocca. E lo sentì, il suo piacere. Sulla lingua e dentro al cuore.
Mentre la chiamava per nome. E subito dopo amore.
Amore, disse. Amore con te è tutto così bello.
Le prese il viso caldo tra le mani, riempendola di sospiri e baci.
Si lasciò andare sul suo petto morbido e in quel momento la donna capì quanto tutto quello
fosse importante e vitale per lei. Lo disse a se stessa, senza voce.
Quelle parole magiche e spesso impronunciabili.
Dicibili solo al proprio cuore.

domenica 9 gennaio 2011

Fame


Io raccolgo istanti. Sempre.
Li avvicino. Li sistemo. Ne faccio un mazzo di fiori.
Ogni tanto li guardo. Li annuso. Poi li dimentico.
L’ombra del giorno mi attraversa. Mi taglia il viso.
Così appaio diversa da come sono.
Sono malinconia e felice.
Sono seria e spensierata.
Sono casta e meretrice.
Sono lacrime e risate.
Sono sangue e pelle.
Sono tutto e nulla.
Nell’orecchio ti concedo il mio dire. Le parole ti entrano nella testa.
E volano libere. Ma prive di smarrimento.
I tuoi occhi li serbo gelosamente in fondo al cuore.
Da quando sono lì, i miei battiti sono accellerati.
Da quando sono lì, io sono viva. Ma con dolore.
Io corro, sai ? Corro durante il sonno.
Corro in spazi verdi e incontaminati.
Felice come una bambina. E poi di colpo la corsa cambia.
Diventa fuga. Fuga nella notte. Fuga nelle tenebre.
Quando ci ripenso ho paura. Di quel volo. Di quell’incomprensibile spazio e tempo.
Voglio correre ancora. A perdifiato. Voglio urlare. Sognare.
Deglutire stelle. E vomitare aria.
Voglio rileggere “ Fame “ di Hamsun.
La pagina meravigliosa in cui così povero vuole vendersi la cravatta.
“ Tutto quello che possiedo a questo mondo….”, dice.
Si commuove delle sue stesse parole. E io piango con lui.
Ogni volta. Ogni volta che leggo. Gran libro.
/Fame/
Ho fame di parole/ Di ricordi/ Di futuro/ Di empatia.
Di patatine.
Ho fame di gioia. Di luce estiva. Di capelli pettinati dal vento.
Di pioggia nei campi.
E
Continuo così. In uno spazio bianco/nero/rosso/lilla.
A barcollare senza sosta.
Aspettando la clemenza della luna.
I soffi sulla pelle.
I baci tuoi scaduti.
E l’abbaiare dei cani.

giovedì 6 gennaio 2011

Assedio di luce


La luce entra
nella stanza in
punta di
piedi.
Muta, mi
taglia
il viso.
Lo riveste
di un nuovo
giorno.
….. ……..
Assedio.
…. …… ….
Per gli occhi
e per
lo spirito.