martedì 29 marzo 2011

Da te a me


E’ così bello sentirti.
Parlarti. Capirti anche attraverso
un sospiro.
Immensa, la gioia che mi trasmetti.
Anche se parliamo di sciocchezze o
cose quotidiane.
L’allegria che mi arriva mi supisce.
E così la vita.
Il mare di vita che passa da te a me.
Non esiste musica più bella del
Suono della tua voce.

domenica 27 marzo 2011

Degli occhi mai più rivisti


Era un tardo pomeriggio, di un lontano e vicino giorno di festa. Olga chiuse il libro che stava leggendo. Lo pose sulla scrivania. Prese dal cassetto il suo taccuino color avorio e ci scrisse dentro delle parole. Le aveva in testa da un po’ e decise di deporle tra quelle pagine che amava. Sfogliò il taccuino e trovò la sua foto. Aveva dimenticato di averla conservata lì. Improvvisamente, sentì un piccolo rombo di malinconia infrangersi dentro. Lo guardò e lo trovò così bello !
Era bella quella gioia e quella libertà che aveva sul viso.
Era in spiaggia. Indossava una polo azzurra e aveva in mano la sua macchina fotografica.
Sorrideva , guardandola negli occhi. Era sereno. Era la sua anima a venire fuori.
Ricordò i giorni passati insieme. Quelle emozioni così confuse e contraddittorie.
Ricordò i suoi baci intesi e continui.
Dolci come quelli dati da ragazzini. E passionali come quelli regalati dalla foga.
Gli occhi le si riempirono di lacrime. Pronunciò il suo nome sottovoce, immaginando il suo mondo di adesso, nuovo e piena di una vita che non aveva voluto con lei.
Non pensava a lui da molto tempo, eppure il pensiero di tutto ciò che non era stato e che avrebbe potuto essere, le spezzò il cuore facendola rabbrividire.
Senza una parola. Senza un saluto. Era andato via.
Dissolto, con il silenzio e con il sogno con il quale era comparso tempo prima nella sua vita.
Accarezzò la foto e la lasciò lì, tra quelle pagine color avorio.
Da quel giorno, il suo taccuino sapeva di salsedine e lacrime amare.
Non lo aprì. E non lo vide mai più.

mercoledì 23 marzo 2011

Omaggio ai miei fianchi


questi fianchi sono fianchi larghi
hanno bisogno di spazio per
andarsene in giro.
non stanno a loro agio dentro
posticini di basso profilo questi fianchi
sono fianchi liberi.
non amano essere bloccati.
questi fianchi non sono mai stati fatti schiavi,
vanno dove vogliono andare
fanno quello che vogliono fare.
Questi fianchi sono fianchi possenti.
Questi fianchi sono fianchi stregati.
Li ho visti
lanciare un incantesimo su un uomo
e rigirarlo come una trottola!

( Lucille Clifon )

giovedì 17 marzo 2011

Come sei bella


Apre la porta del bagno e accende la luce. Si guarda allo specchio. Ha i capelli mossi dalle
carezze. Il viso bagnato di baci. E’ nuda. Sorride, guardandosi. Si sfiora i seni. I capezzoli
turgidi e vividi per i morsi ricevuti. Tra le cosce, ancora l’orma del corpo di lui.
Si guarda e si sente femmina. Si piace così com’è.
E’ felice perché ha amato. Stasera ha amato più che mai. Sente la voce di lui che gli parla
dalla camera da letto. Sente la sua voce ma non ascolta cosa le sta chiedendo.
Bussa alla porta. Entra, lei dice.
Come sei bella. Come sei bella.
Una frase semplice, ma sentita in quel momento.
Glielo dice guardandola negli occhi. Con leggero e immenso bagliore.
La stringe a sé. Le fa scendere le mani lungo i fianchi e la schiena.
Le bacia la fronte . E le palpebre.
Andiamo a dormire. Insieme. Anche stanotte

mercoledì 16 marzo 2011

Le ore inattese


- Perché a volte sei così triste ? -, mi hai chiesto con la tua voce dolce, bella, calda come il
sole. – Perché ? tu sei una ragazza incredibile…sei bella, profonda, simpatica, interessante, non hai problemi seri…puoi avere tutto dalla vita che hai davanti. Perché allora…dentro…
- Non lo so. Non so risponderti. Ma sono sempre stata così, fin da bambina. Sono malinconica, inquieta.
- Si, questo lo so. Ma a volte traspare un dolore che…
- Che non so dire nemmeno io…
Avrei voluto raccontare , in quel momento. Avrei voluto dirti tutto di me. Ma è un tutto che conosci bene, eppure non sono riuscita a dar forma alle parole. L’idea che, però,una parte del mio modo di essere ti era così chiaro, in fondo mi piaceva. Vuol dire che mi conosci.
Sono come un piccolo libro aperto zeppo di parole confuse, a volte senza senso.
Forse è lì che si annida il dolore, tesoro mio.
Nei ricordi in bianco e nero. Nell’incertezza. Nella guerra con me stessa.
Nella mia “ pace tumultuosa “.
Si nasconde lì, nelle pieghe di quei tratti sbiaditi.
O nel pensiero, nella sensazione, nella certezza del non essere mai stata veramente amata.
A volte, mi chiudo alla vita. Sbaglio, lo so.
Ma è quando non cerco, non lotto, non credo, che d’improvviso la vita m’investe.
Ed è lì che si annida la felicità. Nei gesti, nei passi, nei baci e nelle ore inattese.

domenica 13 marzo 2011

Dieci motivi per i quali vivere

In tutti i punti Feltrinelli ci sono dei fogli dove scrivere i 10 motivi per i quali vale la pena di vivere e poi c’è una scatola di cartone nella quale imbucare il proprio foglio.
Il destinatario sarà Roberto Saviano.
Ho imbucato il mio foglio…

1) Fare l’amore all’alba ,quando il corpo è ancora mezzo addormentato.
2) Sedersi ai giardini di Luxembourg a Parigi, al sole del mattino.
3) Guardare dal finestrino dell’aereo il cielo più cielo che mai.
4) Leggere le Huachaferias del nino bueno, in “ Avventure della ragazza cattiva “
di Mario Vargas Llosa.
5) Ascoltare la voce di Maria Callas.
6) Scrivere su un taccuino, in un tardo pomeriggio d’inverno, chiusi in camera con una lampada accesa nell’angolo a illuminare appena le parole.
7) Tenere tra le braccia un neonato.
8) La sfogliatella di Scaturchio, in via portamedina a Napoli
9) Guardare Marlon Brando con il suo cappotto di cammello in Ultimo tango a Parigi.
10) Avere qualcuno a cui pensare prima di dormire.

mercoledì 9 marzo 2011

Fino a farmi male


Con una sottile paura,
apro quel cassetto .
Cerco parole antiche.
Sotto le dita, mi solleticano
le consonanti e le vocali.
Le metto in ordine
e riscopro parole d’amore che
avevo scritto per te.
Sono sempre tue, amore.
Le lascio ancora qui, a riposare.
Quando vuoi te leggerò soffiandoti
sul cuore.
Tu farai cadere a terra il mio
Kimono e senza guardarmi
mi stringerai fino a farmi male.

domenica 6 marzo 2011

Henry e June...


Quando tornerai ti farò una festa letteraria e scopereccia –il che significa scopare e parlare e scopare. Anais , ti spalancherò il ventre. Dio mi perdoni se questa lettera dovesse venire aperta per sbaglio. Non posso farci niente. Ti voglio. Ti amo. Per me sei cibo e bevanda, sei il maledetto motore di tutto, per così dire. Starti sopra è una cosa, ma venirti vicino è un’altra. Io mi sento vicino a te, mi sento tutt’uno con te, tu sei mia, che lo si sappia o no. Ogni giorno di attesa ormai è una tortura. Sto contando i giorni lentamente, dolorosamente. Cerca di tornare appena puoi. Ho bisogno di te. Dio, ho bisogno di vederti a Louveciennes, di vederti in quella luce dorata della finestra, con il tuo vestito verde nilo e la tua faccia pallida, un pallore gelato come quello della notte al concerto. Ti amo come sei. Amo i tuoi fianchi, il pallore dorato, la curva delle tue natiche, il caldo dentro di te, i tuoi succhi. Anais ti amo tanto, tanto ! Sto ammutolendo . Sono seduto qui a scriverti con una tremenda erezione. Sento la tua bocca morbida che si chiude sopra di me, le tue gambe che mi stringono forte, ti vedo di nuovo in cucina che ti sollevi il vestito e ti siedi sopra d me mentre la seggiola galoppa sul pavimento, trump, trump, trump….


Da “ Henry e June “
Di Anais Nin

giovedì 3 marzo 2011

Piccole stupide confessioni


- Mi piace starmene in casa, quando fuori piove, seduta sul divano
con un plaid adagiato addosso e mangiare i gran cereali del
mulino bianco.


- Guarderei di continuo quelli che ballano il tango da Dio.


- Dormo senza indossare le mutandine.

- Amo guardare le persone, gli sconosciuti e immaginare le loro storie, le loro vite

- Da bambina rubai un portarossetto da una bancarella. Ero al lago di Garda, in
un’estate di tanti anni fa. Il cuore mi batteva all’impazzata dalla paura…e
intanto pensavo che non sapevo che farmene di un portarossetto.


- Quando bacio un uomo, a un certo punto, mi piace chiedergli di non schiudere
la bocca …e lentamente, mi perdo a leccargli il contorno delle labbra…
dolcemente e per vari minuti…con una passione che stupisce anche me stessa.


- Non vorrei essere accusata di blasfemia, ( dato che è considerato un capolavoro ),
ma l’Ulisse di Joyce, mi ha profondamente annoiato…


- Al volante sono un vero pericolo, e in più sono imbranata….non guido da anni.


- Non ho mai detto “ ti amo “.


- Mi definisco astemia, ma di tanto in tanto bevo solo un goccio di baileys.


- Mi piace fare l’amore soprattutto all’alba, quando il corpo è ancora mezzo addormentato e piano piano si scioglie e lo senti rispondere e fondersi.


- Non posso fare a meno di passarmi le mani tra i capelli, giocherellarci, attorcigliarci le dita intorno.

- Ho un’intensa vita onirica. E non perdo occasione per aggiornare conoscenti e amici dei miei ultimi incubi !

- Detesto le persone che insistono troppo e non capiscono che a volte “ mollare “ non è sempre sinonimo di sconfitta.