venerdì 22 luglio 2011

J'erre


Le jour baisse….
J’erre à travers tes yeux.
Ma bouche appelle ton nom.
J’erre à travers Paris, mon amour.
Avec mes reveuses pensées.
Sans avoir aucune peur.
Sans avoir histoire.
Seulment, una femme tout seule
Qui aimes éperdument tes yeux,
ta bouche et cette routes.
Et maintenant je viens vers toi.
Toi, que j’ai tant aimé.


Il giorno muore…
Vagabondo attraverso i tuoi occhi.
La mia bocca chiama il tuo nome.
Vagabondo attraverso Parigi, mio amore.
Con i miei pensieri sognanto.
Senza avere alcuna paura.
Senza avere storia.
Soltanto, una donna tutta sola
Che ama perdutamente i tuoi occhi,
la tua bocca e quelle strade.
E ora vengo verso te.
Te che ho tanto amato.

lunedì 18 luglio 2011

Ad un certo punto


Ad un certo punto le cose cambiano.Le persone cambiano.
E dobbiamo lasciar andare qualcuno che fin a quel momento
contava tanto.
Ci sono pezzi si strada da fare con qualcuno.
Amici, amori, amanti, cani o qualsiasi altra cosa.
Questo è il momento di ritornare a una completa solitudine.
Con amici in meno. Senza amore, nè amante, nè cane.

domenica 17 luglio 2011

La carezza


La carezza non è un semplice contatto, perchè allora verrebbe meno al suo significato.
Carezzando l'altro, io faccio nascere la sua carne con la mia carezza, sotto le mie dita.
La carezza fa parte di quei riti che "incarnano" l'altro, fa nascere l'altro come
carne per me e per lui.
Il desiderio si esprime con la carezza come il pensiero col linguaggio.


da “ L'essere e il nulla”
di Jean-Paul Sartre

giovedì 7 luglio 2011

In quel piccolo spicchio di cielo


Era una sera d’estate, l’aria era fresca e Julie era sdraiata sul divano. C’era un po’ di musica, in soffondo, a farle compagnia. La finestra era aperta e un odore meraviglioso di pizza invase la stanza dalle pareti color avorio. Proveniva dalla pizzeria non lontano da casa. Tutte le sere questo odore le faceva venire una certa fame. Lo trovava irrisistibile, ma aveva deciso che quella sera, almeno, non sarebbe scesa a comprare la pizza.
Sentì il rumore della chiave nella serratura. E poi vide il bel viso di Richard sorriderle, contento.
- Sei tornato prima ?-, chiese.
- Non prima, semplicemente l’aereo è arrivato puntuale. -, disse con una note d’ironia.
Gli andò incontro a piedi nudi e lo baciò dolcemente. Lui posò la valigia accanto alla porta. Andò in cucina e si versò un bicchiere d’acqua fresca. Julie ritornò a stendersi sul divano. Indossava una
t-shirt con su scritto “ I love Paris “ e un paio di calzoncini. Sentiva la voce di Richard parlarle del viaggio in Turchia. Le disse che era stato all’haman e che si era fatto scrubbare e massaggiare .
Le disse che era una sensazione meravigliosa e che prima o poi anche lei avrebbe dovuto provare.
Sedeva sul divano, accanto a lei, che invece continuava a stare sdraiata, con gli occhi a cercare lui e le tante note della musica che stava ascoltando.
Lui le carezzò le gambe. E si fermò a lungo sulle caviglie. Lei sorrise perché sapeva già che la mano si sarebbe fermata ancora più a lungo sui piedi. Richard li adorava. Adorava i piedi calzati da sandali minimalisti e spesso abbelliti da anellini. Regalava, molte volte, a Julie anellini e cavigliere per poi vedergliele ai piedi. Anche stavolta, ad Ankara, le avevo portato in dono un anellino e dei sandali di cuoio neri che si allacciavano alla caviglia.
In aereo, non vedeva l’ora di vederli ai suoi piedi.
Julie, cominciò a stuzzicarlo. Sorridendo, puntò il piede destro al viso di Richard. Muovendo le dita, come se col piede potesse causare solletico al viso di lui. E invece era il contrario, erano i suoi baffi e poi la sua lingua e i denti, che leggermente mordevano, a causare solletico al suo piede.
- Non mordermi…non mordermi….-, diceva lei ridendo.
Lui le afferrò le caviglie, forte, e le riempi entrambi di baci piccoli e soffici.
Lei si alzò a sedere e gli sbottonò la camicia bianca. Con i piedi toccò il petto di lui. Con l’alluce disegnava piccoli cerchi intorno ai suoi capezzoli. Richard aveva una luce febbrile negli occhi scuri. E lei capì che il desiderio stavo crescendo. Continuò a giocare con la sua pancia, a seguire la forma tonda dell’ombelico. E poi il basso ventre, fino ad arrivare al sesso che sentiva già duro sotto la tela dei jeans.
- Levati i pantaloni.- , disse.
Lui ubbidì. E restò nudo davanti a lei .E la guardava.
Julie fece scorrere il piede sulla pelle liscia del suo sesso. Con l’alluce, sfiorava , appena appena, la cappella. Poi si allontanava si colpo e giocava con i testicoli, con quella pelle sottile e bellissima.
Continuò così per un po’, fino a quando lui non ne potè più e le afferrò bruscamente le caviglie.
Le unì i piedi, facendo passare il suo sesso in quel piccolo spicchio di cielo che era lo spazio leggermente concavo dei due piedi uniti che si baciavano.
Ansimava, Richard. E Julie guardava con occhi scintillanti il sesso di lui che varcava quello spicchio di cielo. Che strusciava ancora e ancora la pelle E poi attraversava altra aria, arrivava dall’altra parte restando duro e brillante.
- Che bello ! -, disse.
- Ti dà piacere ?
- Mi fa impazzire.
Poi lasciò le caviglie di Julie, che senza dire niente capì e continuò il movimento delle gambe e delle caviglie da sola. Intanto , con un mano si sfiorava. Stringeva il seno pieno e cercò di svestirsi alla meglio. Lui si fermò e le levò il resto.
- Ora vieni qui, - disse lei,- vieni da me.
La baciò a lungo, sfiorandole i capelli e il viso. Si sdraiò sul suo corpo morbido e in attimo le fu dentro.
Attraversando, ora, lo spicchio di cielo che aveva tra le cosce. E arrivando non dall’altra parte di un cielo. Ma dentro il cielo. Un cielo sconfinato. Che ogni donna ha in sé.
Sospirò forte, Julie. Le gambe intorno ai fianchi di lui. E i suoi piedi fermi, intrecciati sulla schiena di Richard. Come a non volerlo lasciare mai. Come a tenerlo chiuso in una prigione fatta di mani, braccia, gambe e piedi.
La musica era finita. Solo i loro sospiri, ora.
Ad echeggiare e a danzare nella stanza con le pareti d’avorio, in una sera d’estate.

martedì 5 luglio 2011

Vieni qui


Vieni qui, mio signore !
Metti la mano sulla mia gola bianca…
vieni a sentire il mio cuore malato di te..
…fai scorrere le tue dita sul mio collo
e ascolta il pulsare del mio sangue…
regalami mazzetti di lavanda e io
ti porgerò il mio orecchio,
perché la tua voce entri e danzi
dentro di me.
Così sarai mio. Per sempre.
Anche se non vuoi, tu sei mio….