giovedì 22 settembre 2011

Ti piace l'amore ?


“Ti piace l’amore ?” chiese guardando dritto di fronte, dove si alzava la fiancata di una barca colorata di bianco e di una striscia azzurra.
“Prima di questa estate lo leggevo nei libri e non capivo perché gli adulti si scaldavano tanto. Adesso lo so, fa succedere cambiamenti e alle persone piace essere cambiate. Non so se piace a me, però ce l’ho e prima non c’era”.
“ Ce l’hai ?”
“ Si, mi sono accorto di avercelo. E’ cominciato dalla mano, la prima volta che me l’hai tenuta. Mantenere è il mio verbo preferito. “
“ Cose buffe dici. Sei innamorato di me ?”
“ Si dice così ? e’ cominciato dalla mano, che si è innamorata della tua. Poi si sono innamorate le ferite che si sono messe a guarire alla svelta, la sera che sei venuta in visita e mi hai toccato. Quando sei uscita dalla stanza stavo bene, mi sono alzato dal letto e il giorno dopo ero a mare “
“ Allora ti piace l’amore ?”
“ E’ pericoloso. Ci scappano ferite e poi per la giustizia altre ferite. Non è serenata al balcone, somiglia a una mareggiata di libeccio, strapazza il mare sopra, e sotto lo rimescola. Non lo so se mi piace.”
“ Il bacio che ti ho dato, quello almeno ti è piaciuto ? “
(….)
Si voltò verso di me. Per istinto volevo girarmi dalla parte opposta, ma una forza imprevista mi girò testa e collo dalla parte sua. Si fermò la parlantina che mi era uscita facile mentre non la guardavo. Era così bellissima vicina, le labbra appena aperte. Mi commuovono quelle di una donna, nude quando si accostano a baciare, si spogliano di tutto, dalle parole, in giù.
“ Chiudi questi benedetti occhi di pesce “
“ Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere .”
“ Da dove ti spuntano questi complimenti, piccolo giovanotto ?”
“ Che complimenti ? Dico quello che vedo “
“ Ora basta “. Mi passò le dita sopra gli occhi e poi con quelle dita scese ai lati del naso, passando per la bocca, fino al mento. E mi posò le labbra sulla bocca mezza aperta dalla meraviglia.
“ Meraviglia, “ dissi quando si staccò , facendolo pianissimo.
“ Questo era tuo. Te lo chiedo ancora, ti piace l’amore ?”
“ Be’ si, se è questo, si “. Pensai che avrei capito tutti i libri da quel momento in poi.


Da “ I pesci non chiudono gli occhi “
( Erri De Luca )

lunedì 19 settembre 2011

Mon soleil...


Mon maître, mon soleil, mon 'île, ma lumiére.
Tu est toujours mon bonheur.
Lorsque je te regarde , je suis une autre.
Je suis palpitante de vie.
Mon maître, mon soleil, mon 'île, ma lumiére,
je t’adore chaque jour et chaque nuit.

giovedì 15 settembre 2011

E molto altro ancora



Le pagine bianche. I fogli immacolati.
Le ore dissolte in fondo a un’altra inutile giornata.
Sospeso, il tempo.
Tutto fermo. Come in una grande silenziosa bolla di sapone.
Un riposo senza riparo.
Senza tepore, né ristoro.
Sottili, le mani cercano carezze.
Carezze soavi e indecenti.
Da dire sottovoce. Da custodire au bout de le coeur.
Oggi mi vesto di blu e di meraviglia.
E mi spoglio di nero e di paure.
Ho voglia di camminare. Tutt’a un tratto.
Un cammino solitario e insaziabile.
Per dimenticarmi di ogni passo compiuto.
Mi alzo verso il cielo e conto le nuvole.
Ascolto musica classica e preparo l’anima per la sera.
Guardo il sole tramontare e albeggio con tutto il mio essere.
Sono in costante mutamento.
Sono bruco. Sono farfalla. Sono spirito che vola.
Sono voce che t’accarezza quando non te l’aspetti.
Sono voce che ti tocca.
Che ti crea e che ti plasma.
Sono tutto ciò che vorrei essere. E molto altro ancora.

giovedì 8 settembre 2011

Que amando se mueren


L’uomo e la donna non si vedevano da un paio di mesi. L’uomo era stato dall’altra parte del mondo ed era ritornato da poco. Quel giorno era un giorno caldissimo di agosto. In casa, però, si stava bene. C’era un bel fresco. La donna era seduta sulla sedia e scartò un pacchetto che l’uomo le aveva portato. Sorrise e lo abbracciò. In quella stanza, sembrava che il tempo non fosse passato. Che si erano visti solo il giorno prima.
- Allora mi prepari il caffè ?-, chiese la donna.
- Certo.
L’uomo andò in cucina e mise su il caffè. La donna lo seguì. Preparò le tazze, i cucchiaini, lo zucchero. Lui la strinse e la baciò leggermente. Lei sorrise.
- Perché ridi, amore, mentre ti bacio ?
La donna non rispose, perché il suo non era un riso ma un sorriso. Di quelli naturali, con dentro la gioia e il tepore. Presero il caffè chiacchierando e guardandosi negli occhi.
- Lo sai che sei bella ?
- No. Non lo so. Ma tu sei di parte. Mi vedi sempre bella.
La donna lo abbracciò forte. E lo baciò.
- Mi sei mancato. Tanto. -, biascicò.
- Anche tu.
Continuarono a baciarsi. Baci umidi. Sempre più lunghi e intimi.
- La tua bocca. Che cos’è la tua bocca !- disse l’uomo tra i baci.
La donna gli prese le mani e iniziò a camminare, a ritroso, verso la camera da letto.
In un attimo si ritrovarono nudi, uno vicino all’altra.
La mano di lui persa tra le gambe di lei. E la mano di lei che, salda, teneva il sesso di lui.
I corpi umidi, per il caldo. E freschissimi, per il desiderio.
La donna si staccò e si sdraiò sul letto. L’uomo si avvicinò lentamente.
- Voglio leccarti. Ne ho troppa voglia.-, disse.
Lei aprì le gambe e lui avvicinò il suo viso bellissimo al centro vitale di lei. La baciò piano, l’accarezzò e poi presa a leccarla. A un certo punto si fermò, la guardò e poi con le dita separò le labbra cercando di schiudere il più possibile il suo sesso. E cominciò a leccarla lentamente, a lungo, senza posa. Come se stesse gustando un gelato o un frutto delizioso.
Poi, silente, si stese su di lei e le entrò dentro.
Fusi, uniti nel calore estivo. Mai caldo e sudore, le erano sembrati tanto piacevoli.
Fecero l’amore con fame, quasi in silenzio. Guardandosi per tutto il tempo e lasciando le bocche sempre vicine. Solo ogni tanto lui lo tirava fuori e ritornava con il viso tra le gambe per leccarla.
La leccava e riaffondava dentro di lei. Una volta, due volte, tre volte. Fino a che rotolarono su un fianco. E lei si alzò e si mise a sedere sul corpo di lui.
Iniziò a scoparlo con un ritmo furioso. E lui le andava incontro. A volte con gesti d’ incerta meraviglia. Altre volte con gesti precisi. E si muoveva da sotto, anche lui , a ritmo febbrile.
Si scuotevano come ossessi, stringendosi le mani.
Di tanto in tanto, lei si fermava perché lo vedeva troppo eccitato. Si accucciava accanto a lui.
Dopo un po’ si rialzava e riprendeva la sua furia. Si sentiva completamente in balìa dei sensi,
con i seni che vibravano nell’aria e che lui accoglieva nelle mani a ogni movimento.
E con i capelli che le ricadevano, umidi,sulle spalle abbronzate.
Non avrebbe voluto fermarsi mai. Perché il mondo, in fondo, era tutto lì.
In quegli occhi e in quella stretta che ti rendeva più umano, in un certo senso.
- Vorrei averti sempre dentro di me .-, disse.
- E io ci starei benissimo. Hai una fica stupenda. La più bella del mondo.
Lui sorrise.
- Perché ridi ?-, fece lei,- perché sono insaziabile ?
- Si. Dio , come scopi !
- Scopo bene ?
- Scopi benissimo. Sei da infarto.
- Mi hai insegnato tu, tanti anni fa. -, disse la donna.
Continuò a muoversi a quel ritmo e con una mano si toccò avendo lui dentro. Il piacere arrivò quasi subito. Ed esplose con i suoi respiri colorati nella bocca dell’uomo.
Dondolava ancora dopo il piacere, ma piano, senza fretta. Disse all’uomo che voleva che venisse nella sua bocca.
- Ma ti voglio eccitare fino al limite con la fica.-, disse.
- Tutto quello che vuoi, amore.
Allora continuò a muoversi e quando capì che l’uomo stava per venire, si alzò. Lo prese in bocca e lo succhiò. Sentì la voce dell’uomo come se venisse da lontano, anche se era vicino.
- Vieni qui ! siediti sulla mia faccia. Voglio leccarti mentre mi fai venire con la bocca. Voglio godere così.
La donna lo fece. Si mise a sedere sul suo viso e con la bocca raggiunse di nuovo il suo sesso. Prese a succhiarlo sempre più velocemente mentre il viso dell’uomo le premeva tra le cosce umide. Lo sentì venire sulla lingua e nella pancia. Perché i sospiri di piacere dell’uomo, entrarono nel suo sesso schiuso e da lì varcarono la soglia del suo ventre morbido.
E’ come venire insieme, pensò.
Si lasciò cadere sulle lenzuola di fianco a lui. Sprofondò accanto al suo viso. Lo guardò da vicino vicino. E pensò che era bello. Che per lei sarebbe stato sempre l’uomo più bello e importante della sua vita.
Ma sono pensieri che durano un attimo. E li capisci sempre un attimo dopo. Quando sei senza voce.
Perché amando se mueren.
E non trovi più quelle parole. O meglio non le sai pronunciare. E anche a dirle sai, che tutto sommato, non vale la pena scandirle. Le sciuperesti e basta.
La donna capì che quello sarebbe stato il loro ultimo incontro.
E dentro ebbe tanto freddo. Un freddo indicibile in un giorno caldissimo.