martedì 10 gennaio 2012

Erano occhi assenti


Si aggiustò i capelli. Si riabbottonò la camicia e si diede un’occhiata allo specchio. Bevve un sorso d’acqua e si mise a sedere. Parlò con lui del più e del meno. Lo guardò negli occhi. Erano occhi assenti. Occhi che cercavano un appiglio nella stanza. Avrebbe voluto stringerlo, ma sapeva che non si sarebbe sciolto in quella stretta. Conosceva quel silenzio, eppure ogni volta reagiva come di fronte all’inaspettato. In cuor suo sperava che sarebbe stato diverso. Che l’avrebbe ascoltata, baciata ancora. Ma non era così. Dopo un po’, prese le sue cose e uscì sotto il sole. Per un attimo le sembrò che lui la stesse chiamando. Si fermò e girò il capo, sorridendo. Ma non c’era nessuno dietro di lei. Solo l’ombra del silenzio. Anche stavolta non aveva cercato in nessun modo di averla con sé. Anzi, appariva sollevato di ritrovarsi ancora da solo, in grazia di Dio. Lei non era niente. Non era nemmeno una donna. Solo una manciata di minuti. Sono una stupida, pensò.

3 commenti:

  1. ci sono solitudini che disinnescarle è un'opera da artificieri. a volte si rischia solo di saltare in aria.

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  2. Ve ne solo altri in cui ci si stringe per mano, per sempre..

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