mercoledì 5 settembre 2012

Paris


Fuori piove. Ma io sono in un’oasi meravigliosa. Sono nel musée de l’orangerie, dove sono custodite le ninfee di Monet. Sono state dipinte nella sua residenza di Giverny. Sono poste su otto pareti curve e Monet le offrì alla Francia all’indomani della guerra del ’14-’18. Lui voleva regalare agli occhi altrui un’oasi di pace e dire che ci è riuscito è dire poco. Sono di una bellezza inenarrabile. Le due sale sono curve, bianche e i colori delle tele –enormi- su quattro pareti, a creare un mondo, altrimenti, senza colori. Monet non rappresenta né l’orizzonte, né l’alto, né il basso. Ma l’acqua, l’aria, il cielo e la terra si mischiano e a questi elementi si aggiungono solo i salici, nelle tele della seconda sala.
Oltre alle ninfee, qui sono posti anche quadri di Matisse, Renoir,Modigliani. Tutti meravigliosi,ma io faccio un altro giro per queste pareti curve che Baricco in City , aveva descritto così bene, tanto che mi si ripetono in mente le parole che lui ha usato per definire tutto questo splendore. Faccio un altro giro, dicevo e poi ritorno al grigiore del mondo. Anche se , il grigiore, qui a Parigi, ha comunque un altro volto.

Ho fatto una fila di un’ora per entrare al Louvre, che tra l’altro è a cinque minuti dallo studio di Philippe. Sono arrivata alle nove e riesco ad entrare solo dopo le dieci. Anche perché la prima domenica del mese, in Francia, tutti i musei sono gratis.
Mi sono persa e ripersa. Troppa gente, troppa folla. Un chiasso davanti alla Gioconda e davanti ad altre opere famose. Mi fanno ridere quelli che posano accanto a un quadro, o fanno finta, con le mani di “ tenere “ un’opera. Non li reggo. Il Louvre, sarò blasfema, ma non mi ha emozionata più di tanto. Non mi ha affascinato. Nel cuore mi è entrato l’Orangerie.
Piccolo, accogliente. Proprio un mondo a parte, come lo voleva Monet.

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