martedì 4 settembre 2012

Paris

E’ sabato. Sabato pomeriggio, 4 agosto 2012. Sono seduta al sole, ai jardin des tuileries. E’ il mio quarto giorno a Parigi, l’avevo sognato, immaginato tante volte. Dovrei rimanere un mese se tutto va bene. Ho affittato un pètit studio in rue J.J.R. al secondo piano di un piccolo palazzo c’è questo studio che appartiene a Philippe. L’accoglienza non è stata delle migliori. Lui era in viaggio, così mi ha accolto sua madre Françoise. Andava di fretta, Françoise. Doveva prendere un volo per il Belgio. Ma soprattutto mi dà la brutta notizia che la tv, il telefono e il wi-fi non funzionano. Pare che il cliente che è andato via il giorno prima, abbia fatto un danno. Nel mio francese naif, le dico che sono molto delusa e che pagherò solo la metà dell’affitto. L’altra metà la concederò a problema risolto. Accetta. Poi mi accompagna al supermarché all’angolo e raggiunge Michel.

Lo studio è piccolo , ma in due giorni mi sistemo per bene e mi abituo perfettamente. Di fronte vedo nitidamente le persone nelle loro stanze. Davanti a me vivono un ragazzo e una ragazza. Lui gira nudo per casa, la mattina, prima di andare a lavoro. Hanno un gatto bianco, bellissimo, che silente mi spia dal davanzale di fronte, mentre sono seduta al tavolo che bevo il caffè o faccio colazione o semplicemente mentre guardo i tetti e il cielo di Parigi.

Forse è una pazzia, mi dico. Quella di passare un intero mese qui. Poi penso a quest’amore che mi ha colpito. All’amore per questa città. Sono solo da pochi giorni qui, eppure ho visto angoli che le altre volte non sono stata in grado di raggiungere con gli occhi. Parigi è bellissima, ma ha anche angoli colmi di miseria. Angoli desolati, non lontani dalle strade del lusso. Ci sono moltissimi clochard. Non ne ho mai visti così tanti. Specie a Chatelet, nei dintorni della chiesa di St.Eustache. C’è chi gira ubriaco, chi dorme sul marciapiede. Ne ho visto uno pisciare per strada, di fronte a un ristorante, poi camminare come se fosse al buio, accompagnato da due amici. Poi buttarsi per terra e urlare e piangere. Ne ho visto un altro , non lontano da St. Denis. Vicino a qualche localino sexy, che visto da fuori sembrava più una bettola che un locale d’incontri…e lui era lì steso sul suo materasso, per strada, che si faceva tranquillamente una sega, incurante di quelli che passavano.
Non c’è pudore nella disperazione, ho pensato.

2 commenti:

  1. Ti invidio. Sono due anni che non riesco a tornare a Parigi. Scommetto che non hai solo questo piccolo sprazzo di miseria da raccontare...allora?

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  2. no, non solo questo, anche se non sono riuscita a scrivere tutto, la sera ero stanca, ho girato come una pazza...e l'amo, l'amo sempre di più, non nego di aver pianto quando sono ritornata a casa...devi ritornarci ! e tra l'altro non riesco più a fare a meno del croque monsieur :)

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