venerdì 9 novembre 2012

Promesso




Ogni volta che la donna era triste pensava a un luogo in particolare. E a certe mattine fresche d’agosto. Quando alzatasi di buon ora, scendeva le scale, apriva il cancello e attraversava la piccola J. J. Rousseau . Camminava a passo spedito. Girava a destra e percorreva rue Saint Honoré, passava davanti al consiglio di Stato per poi arrivare a Palais Royal.
Ed era lì che trovava la sua pace. Si sedeva nel giardino, su una sedia, al sole.
Si sedeva anche se piovigginava. In mezzo a quel verde,a quei fiori, si sentiva al sicuro.
Ora, a distanza di mesi, quando sentiva arrivare la malinconia o il dolore o altre robe, chiudeva gli occhi e sognava di trovarsi in quel giardino. Respirava lentamente e se si concentrava,riusciva a vedere nitidamente quei colori. Riusciva a sentire il rumore impercettibile, ma costante, dell’acqua della fontana centrale. Sentiva il vento sul viso che portava con sé qualche goccia d’acqua che le bagnava la pelle. Sentiva l’odore. L’odore della vita.
E della gioia,che in quella parte d’Europa, aveva vissuto.
Un giorno avrebbe rifatto quelle strade, lo giurò a se stessa.
Ora poteva solo aprire gli occhi, lasciare quella gioia e rituffarsi nella vita di tutti i giorni.
Ogni cosa, ritorna. Promesso.

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