martedì 25 settembre 2012

Io e te


Io e te scaraventati dall'amore in una stanza,
mentre tutto intorno è pioggia, pioggia, pioggia e Francia...
( Paolo Conte )

giovedì 20 settembre 2012

La cosa migliore




Gli indicai gli alberi del Luxembourg:
carichi di foglie, straripavano oltre le inferriate del giardino
e risplendevano mobili sotto il cielo nuvoloso. Non era la cosa migliore
che potesse succedere a una persona?
Vivere, come nel verso di Valleji, fra
les frondos castanos de Paris?

( M. Vargas Llosa)

domenica 16 settembre 2012

Paris


E’ la mia ultima notte qui, nello studio di Philippe. Sono seduta ala finestra, guardo il cielo e i tetti di Parigi. La luce della finestra di fronte, è accesa. I ragazzi stanno guardando la televisione. Due appartamenti più in là, sento suonare musica jazz. E la tipa di fianco, parla al telefono come sempre.
La vita scorre, non fa altro. Non sa far altro che andare avanti, anche quando ci sentiamo stanchi. Anche quando ci sembra che tutto sia fermo.
Se punto lo sguardo più su, vedo le finestre delle mansarde del palazzo a destra. C’è vento e le piantine sul davanzale si muovono. Fa freddino anche se sono dentro al caldo.
Questo posto nel bene e nel male mi resterà dentro. Anche con i suoi difetti.
E’ la mia ultima notte stellata.
Plein d’étoiles.

Sono all’aeroporto. L’orly sud. Sono arrivata in largo anticipo, perché ancora ricordo l’anno scorso quando stavo per perdere l’aereo. Il mio aereo dovrebbe partire alle 12:30. Mi sono svegliata presto. Doccia veloce. Poi sono scesa giù per la mia ultima petite déjourner francese. Non potevo partire senza assaggiare l’ultima volta la briosche au sucre . Poi sono salita su, allo studio di Philippe, che ora, a quanto mi ha detto , dovrà subire lavori di ristrutturazione, quindi per un po’ non sarà di nessun altro. Ho messo lo zaino in spalla e imbracciato la valigia pesantissima. Ho lasciato le chiavi sul tavolo, accanto al guest-book di Philippe, dove non ho mancato di scrivere. Ho lasciato l’indirizzo di casa che mi aveva chiesto. Ho guardato quella stanza per l’ultima volta. E mi ha fatto uno strano effetto. Come un’improvvisa mancanza. Come se stessi dicendo addio per sempre a qualcosa. E in effetti è stato proprio così. Ho preso l’ascensore. Ho aperto il cancello.
La strada era semideserta. L’aria fresca di un ultimo mattino parigino.
E’ questo che mi porto nel cuore, che a scrivere queste parole, mi balza forte nel petto.




sabato 15 settembre 2012

Paris

Richard arriva puntuale. Facciamo una promenade e chiacchieriamo. Lui conosce qualche parola d’italiano. E me le dice quasi tutte. Io dico quelle che mi piacciono più in francese e siamo apposto.
Mi chiede tutto quello che ho visto da quando sono qui. E gli dico che l’orangerie mi ha lasciato davvero senza fiato. Faccio parecchi errori, ma è gentile e non li corregge.
Non è bello Richard, ma è molto affascinante.
E’ un insegnante e ha quarant’anni. Quello che mi piace di lui sono le spalle.
Sono belle, ampie ma non troppo. E’ magro, ma atletico e i vestiti fasciano il suo corpo, in modo naturale. In un modo bello, che non puoi non apprezzare.
- Qu'est-ce que tu prends à manger ? -, mi domanda.
- Je ne sais pas…
Alla fine mangiamo insalata e un assiette di formaggio.
Stasera evito di bere vino e quando arriva la mousse di canard, arriccio il naso.
Riassaggio e cerco di non sputare. Terribile .
Dico che per me è davvero immangiabile. Sorride e mi fa
- Tu voudrais une pizza ?
- Eh eh eh La prochaine fois !
Mi versa da bere e mi accarezza il naso. Touchè.

Ho camminato tanto, così tanto che ho distrutto un paio di sandali di cuoio che adoravo. E mi tocca passare gli ultimi giorni con le scarpe da tennis ai piedi. Oggi ho iniziato a mettere le prime cose in valigia. Sono piene zeppe a causa dello shopping che nell’arco dei giorni è continuato eccome.
Anche lo zaino è diventato una palla. Farò una bella fatica. Le nuvole si alternano al sole, in questo caldo pomeriggio. Avrei voluto scrivere di più e meglio. Ma a sera ero così stanca, che non sono riuscita a scrivere quello che avrei voluto, quello che avevo davvero in testa. Molti posti , molte facce, molte parole sono rimaste fuori da queste pagine. E’ stata un’esperienza unica e credo irripetibile nella mia vita. Di casa mi mancano poche cose. Mi manca il potermi esprimere davvero, questo sì.

Richard mi bacia. Appena appena. Rispondo al bacio e sorrido. Poi gli levo gli occhiali e lo bacio a lungo e con passione. Gli accarezzo i capelli morbidi che lui lascia un pochino lunghi. Gli lecco e gli mordo le labbra mentre le sue mani sono finite, in un lampo, lungo la mia schiena.
Quando mi stacco, mi guarda negli occhi e poi fra le labbra mi dice solo e con un fil di voce
- Wow.
Mi prende la mano e camminiamo su pont-neuf.

Che bello ! che gioia e che vitalità ! dei ragazzi ( amici ma anche sconosciuti ) si sono radunati al bordo della Senna, di fronte al Louvre e con fiati e percussioni ( solo con questi due strumenti ) stanno suonando come pazzi . ad assistere a questo concerto improvvisato, tutti quelli che passano. Resto ad ascoltarli per più di un’ora e m’infondono tanta energia. Oltre alla musica gira fumo e alcool a volontà. Ma io bevo e fumo solo la musica !

Ci sono sere che non guardo più le cose, il panorama. E altre in cui respiro a pieni polmoni e penso che tutta questa bellezza mi ucciderà. Nel senso buono. Troppa bellezza . tutta quanta insieme.

Mi regala un medaglione, Richard. E’ molto carino. Me lo mette al collo.
E’ verde. Lo apro e dentro c’è un orologio.
- C’est une montre..
- Oui. Merci. C’est très joli.
Sono sorpresa, non me l’aspettavo davvero. E incespico nel dire cose semplici con il mio francese.
Mi dice che così mi ricorderò di lui e dei pochi istanti vissuti insieme.
Mi bacia a lungo i capelli e mi abbraccia.
- Embrasse-moi, encore. Reste avec moi.
- Comme te veux…encore.
Ma non potevo incontrarlo nei primi giorni ?



venerdì 14 settembre 2012

Paris


Mi ritrovo a place Daulphine. E’ molto carina e mi piace venirci la sera. E’ vicina ed è tranquilla. Ci sono bistrot, librerie e un hotel assai delizioso. C’è un chitarrista che stasera si è messo a suonare e a cantare canzoni classiche napoletane per le persone del bistrot di fronte. C’è un signore, americano probabilmente, che muove le mani a ritmo di musica e ha l’aria beata. A un certo punto, posa le posate, si alza e va accanto al chitarrista e intona “ Ohi Marì, Ohi Marì, quanto suonno ‘aggia pers pe te …..”
Bello sentire un francese e un americano che cantano napoletano a place Daulphine. Da ricordare.

Da ricordare anche il fatto, che di sere le persone vengono a giocare qui, a place Daulphine a biglie.
E io me lo ricorderò bene. Perché seduta su una panchina, una biglia mi arriva vicino alla caviglia.
- Ah Pardon, madmoiselle!
Alzo gli occhi verso di lui, ed è proprio l’uomo che avevo notato prima giocare con i suoi amici.
Mi aveva colpito la sua postura perfetta, le sue belle spalle.
Dico che non fa niente, che insomma non mi sono fatta niente.
Sente che non sono francese e mi dà a parlare ed è felice come una pasqua quando gli dico che sono italiana.
- Je suis Richard, enchanté.
- Enchanté, je suis Lucia.
Mi chiede di che zona dell’italia.
- Napoli, c’est une ville au sud de l’Italie.
- Napoli ???? – ripete entusiasta.
Mi dice che c’è stato e che l’ha trovata magnifica. Secondo lui, il museo di Capodimonte è uno dei più belli del mondo e mi chiede se sono già stata al Louvre, dove ci sono anche opere di Luca Giordano e Salvator Rosa, entrambi artisti napoletani.
- Oui, je suis allé au Louvre .
Mi guarda dritto negli occhi, da dietro i suoi occhiali da professorino e poi dice
- Vous prenez un aperò avec moi ?
- Avec plasir, Richard.
Stavolta, accetto entusiasta.


Bisogna far attenzione con le generalizzazioni. Non le ho mai sopportate, come i luoghi comuni. La prossima volta, però, che si dice che noi italiani ( e in particolare noi napoletani ) invece di parlare urliamo, fucilo qualcuno ! Ci sono certi americani e certi slavi che urlano un casino quando parlano. E mi duole dirlo, alcuni sono parecchio sporchi. Non hanno alcuna cura delle cose, né della loro persona, né del suolo sul quale si trovano. Molti pensano solo a ubriacarsi. Facile additare gli italiani ! facile additarci anche tra noi italiani.
Ma non sono razzista, voglio specificare le cosa. Non sono razzista.
Detesto tulle le razze indistintamente !

Mi squilla il cellulare. Vedo che è un numero francese.
- Oui.
- Bonjour Lucià, je suis Richard.
Sono sorpresa di sentirlo. C’eravamo scambiati il numero ma non pensavo di sentirlo così presto. Mi chiede come sto e poi dice
- Je telephone pour te propose de diner avec moi . ça te va, Lucià ?
- Oui. Je suis heureuse de te revoir.
- Te peux passé chez moi ?
- Bien sur!
Gli do l’indirizzo dello studio e sorrido pensando che sono contenta di poter cenare con lui.
Ma poi, penso, cosa mi metto ? Pensiero assai femminile.


Quando ho visto il film “ il magico mondo di Amelie “, pensavo fosse un po’ esagerato. Mi spiego. Lei spia tutte le finestre. O meglio vede tutti. Io pensavo fosse un film. Ma qui è possibile. Le finestre dei francesi non hanno persiane. Ci sono direttamente i vetri e poi le tende in casa. Quando il mattino mi sveglio, vedo i vicini di fronte mentre fanno colazione, mentre si vestono. Spesso sono nudi o mezzi nudi. Li vedo scegliere i vestiti, pettinarsi. Qui tutti hanno case piccolissime, sono quasi tutti studiò. E mi sa che anche loro vedono me. In effetti mi capita di camminare in mutande o con le tette al vento. Perdonnez-moi !

giovedì 13 settembre 2012

Paris


Philippe è qui. Seduto a terra. Si è fatto preparare il caffè italiano. Dice che è buonissimo. Io gli avevo proposto un verre de vin rouge. Ma ha detto che a quest’ora il vino rosso non gli va.
E’ venuto all’improvviso proprio mentre noi, astemie, abbiamo bevuto cabernet. Paonazze in viso.
Gli dico che abbiamo bevuto appena appena e mia sorella parla in italiano e dice robe senza senso, solo a un certo punto dice “ regarde regarde ! “, indicando il suo viso rosso. Allora lui le guarda il viso e ride. Si mette ad istallare un nuovo modem e altre robe. Dice che ha ordinato il migliore, per un audio migliore, per avere una connessione più veloce. E’ bello da morire.
Un beau gosse, come dicono qui le donne per indicare un gran pezzo di gnoccolone !
Bello, ma faccio fatica a stare dietro al suo francese e mi sento molto stupida.
Quando è tutto apposto si mette accanto a me , in piedi e mi spiega tutte le funzioni della nuovo free-box. E sono tante, ma io mi limiterò a usare le funzioni basi.
Poi arriva sulle reti italiani e ripete con la R francese “ raiuno, raidue, raitre “.
E io rido e faccio una gaffe stupenda. Voglio dire che sono le reti di stato e so bene che stato in francese si dice “ etat “. Ma goffamente davanti agli occhi verdi dico “ été “.
In pratica ho detto “ sono le reti d’estate “.
Lui mi corregge. “ D’état “. E ride di cuore.
- Perdonnez-moi, Philippe….je ne parle pas bien le français.
- Ça n’est pas grave, Lucià !

Oggi mi sveglio abbastanza presto. Faccio colazione e mi metto in cammino. Arrivo dall’altra parte della Senna. Passo per boulevard St. Michel. Mi dirigo verso il Pantheon e poi percorre stradine fino ad arrivare alla Moschea. Non ero mai entrata prima in una moschea. E’ molto bella, colorata, piena di verde e soprattutto silenziosa. Quando esco, basta fare pochi passi e mi ritrovo ai jardin des plantes. Sono bellissimi,pieni di piante e fiori. Ci sono due serre. E in una parte del parco, ci sono anche gli animali. Mi siedo e riposo tra i colori e petali unici. Ho voglia si stare tutto il giorno fuori. Orami manca poco più di una settimana e poi dovrò partire per Napoli, che mi sembra lontanissima. Mi sembra di vivere qui, ormai, e le voci e quelle strade sono lontane. Anche se sento quelli a cui tengo davvero tutti i giorni. Mi piace invece usare internet poco. La vacanza è bella anche per questo. Staccare con quello che è routine. Nello studio c’è una gran bella connessione wi-fi. Ma lo uso poco, raramente. Solo per trovare notizie che riguardano musei, orari, concerti, mostre. Quando voglio scrivere qualche pensiero a quelli a cui tengo , passo al centro Pompidou. Lo faccio anche per trovarmi in mezzo agli altri, in mezzo ai libri, protetta in uno strano silenzio.

E’ divertente girare i canali televisivi e ritrovarsi a guardare per poco “Montalbano “ che parla francese . Salvo Montalbano senza accento siciliano e con la R francese non l’avevo mica mai immaginato!

Piove . E’ un tardo pomeriggio di venerdi e piove. Sono appena rientrata allo studio. Ho una t-shirt addosso e sento freddo. Le piantine sul davanzale si muovono al vento. Il gatto dei vicini mi spia da dietro i vetri. Ho i brividi sulla pelle. Parigi è bella anche con la pioggia. Ho aperto poche volte l’ombrello. Da quando sono qui, ci sono stati solo due pomeriggi piovosi e poi piccoli scrosci d’acqua. Questa ultima settimana, voglio rilassarmi completamente. Girare per negozi già conosciuti. Scendere più tardi in giro. Voglio leggere,scrivere e rilassarmi nei parchi. Voglio fare la spesa e tornare allo studio. Chiamare casa, prepararmi il caffè. Buttarmi sul letto a scrivere , a pensare a come tutto è corso via presto. A far tesoro dei giorni “ particolari “e cercare di serbare le voci, i visi, tutte le diversità che rendono bellissimo – insopportabilmente bellissimo – il mondo.


Chatelet è immensa. E’ il punto in cui si incrociano quasi tutte le linee metropolitane di Parigi.
C’è anche il Forum des Halles, con negozi, la biblioteca intitolata a Truffeau e il cinema. Qui c’è gente che alle nove del mattino acquista già il biglietto per il primo spettacolo. E’ meraviglioso poter vedere un film al cinema alle 11 del mattino. Alle 12. Alle 14. Perché da noi non si può ? Sotto chatelet, tra le linee della metro e il forum, c’è anche un grandissimo centro commerciale a tre piani. In pratica è sotto terra. Enorme, ci si perde. E si trova di tutto. Fanc, Zara, H&M, Minelli.
Insomma, magari , tra un cambio di linea di metro e l’altra, si può fare shopping. Tanto il biglietto non scade, a meno che non si esce fuori, alla luce del sole.


E’ domenica mattina. Mi siedo e metto l’i-pod. Mi godo il relax. Poco più in là c’è una modella che sta facendo un servizio fotografico. E’ magra da morire. E a occhio porterà la 36. La cosa che mi consola è che i vestiti non vanno benissimo nemmeno a loro. E’ così magra, che sulla schiena il vestito è tirato dalle mollette per la biancheria ! Poverina !


mercoledì 12 settembre 2012

Paris

Rue Rivoli è una delle vie dello shopping francesi. Ma al numero 59 c’è anche un bel palazzo colorato. “ Chez Robert “, un atelier di artisti. L’entrata è libera e gli artisti , come recita la locandina, sono tutti viventi. Entro e mi trovo in un mondo colorato. Dove a farla da padrone è l’odore di vernice, è la musica che si mischia ai visi e alla voci delle persone. Sembra una comune anni ’70. Alcuni artisti sono lì che sono a lavoro. Visito tutti e sei i piani e un’euforia e una strana e improvvisa bonheur, mi avvolge e mi fa nascere un sorriso tutto nuovo sul viso.


Passo per St. Denis. E’ pomeriggio e mi viene voglia di una crepe au sucre. Mi fermo dove già qualche giorno fa ne ho mangiata una fatta davvero bene.
- Bonjour.
- Bonjour, une crepe au sucre, s’il vous plait.
Il tipo sorride e mi sa che si ricorda di me. Qualche giorno fa mi fece notare che avevo il viso molto stanco e in effetti quel giorno avevo macinato chilometri e dormito male la notte prima.
- Comme ça va ?
- Ça va bien, merci.
- Vous amez Paris ?
- Oui, je l’aime beaucoup. Aujourd’hui il fait très chaud!
- Vous mange la crepe en place ou emporter ?
- Enporter.
- Dommage ! vous ne la mange pas ici ? Avec moi ?
Sorrido, mentre mia sorella in napoletano mi dice “ hai visto ? te l’ho detto che l’altro giorno ti guardarva in un modo…altro che viso stanco !”
- Vous restez encore à Paris ?
- Oui, encore quelques jours.
- Vous n’avez pas un numero de telephone ?
- Oui, mais je ve laisse ma page facebook !
- Ok, vous etes libre ce soir ? vous pouvez venir ici, environ 20h00.
Sorrido, ancora. E poi dico. – je réfléchirai. Peut etre. Eh eh he
Legge il mio nome sul foglio. Gli spiego che è un nick e che mi chiamo Lucia e sono italiana.
- Italienne ? Superbe ! Bellissime italiane !
Mentre mi prepara la crepe , con lo zucchero disegna un cuore.
- Voilà , madmoiselle ! pour vous, mon coeur!
- Oh ! merci monsieur ! vous etes gentil avec moi !
- À ce soir ?
- Peut etre…-, dico con l’aria da broncio fico che hanno le francesi, ma non mi riesce mica bene .
Cammino mangiando la crepe con Marilena.
- Lu, ma c’a ‘itt ???? (ma che cavolo ha detto ?)

Vado a Beliville con la linea 11 da chatelet. E rimango delusissima. E’ brutta da morire. Una piccola cina. Periferia della città, con il parco, anche lui brutto da morire. Non sembra Parigi. Ho sprecato una giornata. Ma anche quest’angolo andava visto. Negozietti con prodotti cinesi a prezzi bassissimi. Cibo africano, cinese, marocchino. Mille spezie che si mischiano, murales e strade sporche.

Spesso, di sera, mi piace andarmene al Louvre. Entro nel palazzo e luci della sera mi rivestono tutta d’oro, di rosa e d’indaco. Si sta tranquilli, anche se c’è gente. In particolare, a quest’ora, vengono i giapponesi . Molte coppie giapponesi si sposano a Parigi. E con il fotografo scelgono questo luogo, e altri luoghi importanti, per il loro book di nozze. E io che pensavo che queste robe si facevano solo a Napoli! I giapponesi non conoscono limiti, però. Non si stancano mai di mettersi in posa.
A quest’ora, mi piace stare qui, perché si sente della buona musica classica, suonata da musicisti, che con il loro strumento deliziano chi passa. Chiudo gli occhi sulle note. Poi li riapro. E accolgo questi colori. Che mi riempiono soprattutto quando ascolto Casta Diva, suonata da un violoncello lontano. Che sembra soffrire, quando gli passo vicino.

martedì 11 settembre 2012

Paris

Oggi mi sento triste. Non mi fa bene sentire le persone a casa che mi danno pseudo-consigli. Mi sento triste, brutta, goffa, invecchiata. Eppure, camminando per St. Denis, un uomo mi guarda. E’ seduto a un bistrot mentre io passo con addosso cucita una brutta giornata. Mi guarda e sorride.
Poi dice.
– Vous etes très belle, madmoiselle !
Lo dice sottovoce, velocemente, credendomi francese.
- Merci. -, rispondo ricambiando il sorriso.
- Vous prenez un cafè avec moi ?
Ma ho già fatto qualche passo e faccio finta di non aver sentito.
Perché ? perché a volte mi sento scombinata, goffa, non all’altezza ? perché mi sento libera, ma nella mia prigione privata ? Non so se quell’uomo fosse bello, interessante, ma non lo saprò mai.
Sempre a causa della mia prigione, mi dico.

Poi lo rivedo. Rivedo l’uomo dell’altra sera. E’ pomeriggio e ho fatto shopping. Indosso un leggins, le scarpe da tennis e un vestito di zara che porto con una cintura in vita. Ci sono affezionata.
Vedo un viso sorridente tra la folla, tra St. Denis e chatelet. Non è bello, ma ha una gran luce negli occhi. Non dice nulla stavolta. Ha solo un gran sorriso, tutto per me. Come se mi conoscesse benissimo. Ricambio il sorriso, di cuore.


Dopo aver attraversata il Marais, si passa per rue de Lyon, la si percorre fino a rue Daumensil e quasi subito ci sono scale che portano alla promenade plantée. In pratica, sotto c’è la città e sopra si cammina sospesi tra il verde, il parco, le panchine e le fontane. La promenade dura 4,5 km e arriva fino alla tangenziale. È bello camminare, girarsi a destra e a sinistra e vedere da vicino i tetti della città.

Shopping. Shopping da C & A. compro due pantaloni e quattro bluse. Due borse e un medaglione.
Un rapporto qualità- prezzo incredibile. Perché questa catena non c’è a Napoli ( mi pare ci sia a Milano )? E perché i gusti del gelato cote d’or sono diversi da quelli italiani ? Qui si può trovare vaniglia del Madagascar. Oppure solo pistacchio o solo caramello o mela verde. O vaniglia con caramello e noci. Buono da cader stesi al suolo.

Ci metto dieci minuti, con la metro, ad arrivare al cimitero di Montparnasse. E’ più piccolo di quello di Père-Lachaise. Qui sono sepolti, tra gli altri, Noiret, Ma Ray, Brassai. Ma le tombe sulle quali mi soffermo sono tre. Quella di Serge Gainsbourg, piena di fiori, peluche, baci stampati con il rouge à levres ( rossetto ) da ogni parte del mondo. Quella di Baudelaire , piena di messaggi in italiano. E quella di Sartre, uno degli autori francesi che più amo, che è sepolto con Simone de Beauvoir. Non sapevo fossero sepolti insieme. Ed è bello che sia così. Non erano marito e moglie. Ma erano amanti. A letto, spesso, dopo aver fatto l’amore, leggevano Cèline. C’erano parti del Voyage che Sartre conosceva a memoria. Ho pensato che forse per gli amanti c’è una piccola possibilità. Tanti istanti che non hanno potuto vivere insieme, pezzi di vita individuali e momenti rubati in fondo a un giorno o a una settimana o un mese. E poi forse questa piccola grande possibilità. Quella di stare insieme,per sempre, nella morte.

Paris

Passo al centro Pompidou. In pratica è a dieci minuti dallo studio di Philippe. Una struttura di vetro, acciaio e plastica. E’ la sede di un centro culturale multidisciplinare. La piazza che lo accoglie è piena di localini, di artisti da strada e di qualche strano personaggio. C’è un vecchietto che tutte le sere porta cibo ai piccioni. Ha un giaccone lacero, i capelli bianchi e una lunga barba. E quando arriva con sue borse piene di pane, i piccioni lo circondano. Sono migliaia. Ma lui non ha paura. Si fa stringere da loro. Una scena che fa sorridere, ma l’odore che si sprigiona è nauseabondo.

La biblioteca pubblica del centro Pompidou è aperta tutti i giorni fino alle 22, tranne il martedi e il primo maggio. Per il resto, è sempre aperta, anche a Natale. Ho pensato che se vivessi qui, in un giorno che detesto come il Natale, avrei sempre una via di fuga. Qui puoi utilizzare internet gratuitamente. Stai in fila e ritiri un ticket che ti assegna un posto e un codice d’accesso. Hai solo quaranta minuti. Entro e lo faccio anche io. Coda/ticket/posto. Controllo la mail. Qualche notizia dall’Italia. E poi scrivo a Luca. Penso spesso a lui per queste strade e spesso lo vorrei con me. Perché so che potremo condividere benissimo insieme queste cose. Se solo lo studio di Philippe fosse stato più grande, gli avrei chiesto di raggiungermi. Di raggiungerci.
La prochaine fois, peut etre.

Rue Rosiers è il centro più antico del quartiere ebraico. Il nome rimanda ai roseti dei giardini che costeggiano il muro di cinta fatto costruire da Filippo Augusto nel XII secolo. E’ molto , molto carina. Piena di negozi e di ristoranti ebraici. L’odore dei cibi si riversa e si mischia per questa via stretta e breve. Cammino e mi ritrovo davanti a n negozietto vintage. Dentro ci sono vestiti, scarpe, borse anche di stilisti come Raulph Lauren. E i prezzi non sono esorbitanti. Mi provo un giubbotto di jeans, ma ( per miracolo ) mi sta grande e mi tocca posarlo. Ma ripasserò. Di sicuro.
Vicina è rue Francs-Bourgeois, la via dei bei hotel. C’è un giardino piccolo, silenzioso, dove si sente solo il frusciare del vento tra le piante. E merita una sosta. Piccola, ma doverosa.
Hema è un negozio stupendo. Vende cioccolato, snack, ma anche trucco e articoli per la casa e l’ufficio. Puoi mangiare con poco più di un euro. Una busta di patatine coste 0,50 centesimi. E il pesto alla genovese 1,50 €. Tra l’altro sono sempre stata schifata dalle cose già pronte. Ma devo ammette che il pesto era davvero buono. Si trova in rue rambuteau e non faccio altro che ritornarci.

E che dire poi della cartoleria americana in avenue de l’opera. Mi sono incantata a girare tra i libri, tra articoli di cancelleria unici, particolari. Avrei voluto comprare milioni di cose. Ma i prezzi erano altini. Con lo shopping invece sono partita bene. Ho trovato un pantalone verde da Camaieu ancora in saldo, a 7,50€. Ed è bello che in Italia porto la 46 e qui la 42/44. Mi piace !


Mio Dio !Ma quanto tornerò ingrassata a casa ?!??! qui ci sono bontà alle quali non so resistere. Crepe salée e sucrée, croque monsieur, gelati e cioccolato completamenti diversi dai nostri. Éclair au pistache, molleaux au pistache e alle fraises. Tutti i giorni compro qualche dolce e questo non va bene. C’è da dire solo una cosa : cammino tantissimo. Otto o dieci ore al giorno. Ho preso la metro solo due volte, anche per i luoghi lontani ho preferito camminare a piedi, per vedere Parigi in ogni angolo e non solo nelle parti turistiche,colme di lustrini. Allora questo mi consola e quando non resisto a una fete de tarte aux pommes, mi dico “ ora si va al quartiere latino a piedi !”





lunedì 10 settembre 2012

Paris


Basta fare pochi passi per rue Saint Honoré e poi sulla destra mi trovo a palais royal. Un tempo sotto i portici c’era gioco, prostituzione, commercio. Qui nacquero anche le prime idee rivoluzionarie. Fu prima dimora del cardinale Richelieur e poi del duca d’orleans.
Ci sono lavori di ristrutturazione che non fanno apprezzare appieno la facciata, ma poi si entra all’interno del cortile e ci si trova in questo grazioso giardino, dove di mattina vengo a sedermi al sole, a scrivere, a leggere, a respirare in tutto questo verde.


Stamattina c’è un gran bel sole qui a Parigi e fa caldo, addirittura. Esco di casa verso le dieci di mattina, costeggio il Louvre, poi attraverso pont-neuf. La città ha un vestito bellissimo e silenzioso a quest’ora. Procedo dritto , per rue Daulphine che mi fa arrivare a Saint Germain.
Cammino tra la gente, tra i bistrot, le boulangerie. Arrivo a place Saint Germain e visito l’eglise.
Poi attraverso la rue e uno dopo l’altro ci sono “ Il café de Flore “ e “ Le deux Magoit “. Sono due caffetterie-bistrot , frequentate all’epoca da Sartre, uno dei miei scrittori preferiti, e Simone De Beauvoir. Faccio pochi passi e sulla destra costeggio square Taras Chevichenko, un piccolo parco pulito e grazioso, aperto 24/24, intitolato a un poeta sovietico.
Svolto l’angolo e percorro rue des Saint Pères e sulla sinistra, finalmente, arrivo a rue Verneuil.
Al 5, bis mi trovo davanti alla facciata , colma di graffiti, della casa in cui Serge Gainsbourg, si trasferì nel ’69. E’ colma di scritte, di pensieri in ogni lingua. Ripercorro i colori, le date che hanno accompagnato quell’istante – che è il mio –di qualcun altro. Giusto al centro c’è scritto un verso che è un bel verso. Che ha un suono spettacolare in francese e una dolce rassegnata malinconia in italiano.
Sais-tu ma petite fille pour la vie n’est pas l’antidote.
Sai piccola, per la vita non c’è l’antidoto.

domenica 9 settembre 2012

Paris

Philippe è qui nello studio. Cerca di istallare free-box.
- Oh la tecnologie !
Prende il coltello per aprire il pacco che contiene l’alimentatore.
- Philippe , ça s’appelle comment ?
- Conteau.
- Et ça ?
- Ciseaux , Lucià.
Lo guardo negli occhi, quegli occhi verdi e incredibili. Ciseaux sono le forbici. Ma mi sembra una parola bellissima.

Sono a Pigalle, in rue Chaptal, la percorro fino in fondo, fino ad arrivare al museo della vie romantique. Un piccolo tuffo nell’800. Mi squilla il cellulare. Vedo un numero francese.
- Oui.
- Lucià,je suis Philippe,ça va ?
- Ça va très bien , merci et toi ?
- Tout va biene, merci.
- Tu est à le studio ?
- No, Philippe. Je suis à Pigalle.
- Alors, je vais à la maison, Lucià, parce que arrivera le technicien!
- D’acord,tu a le clef . je retourne eviron à le 15h00.
- Tu n’est pas obligée.
- Ok . bonne journée.


Ritorno a casa verso le tre del pomeriggio e trovo la tv accesa. Segno che Philippe è stato qui e con il tecnico ha aggiustato tutto. Che bello ! chiamo a casa, posso chiamare verso i fissi in Italia gratuitamente. Parlo con mio padre. E poi chiamo lui. Risponde con quella sua voce bellissima.
- Merci Philippe, je suis retourné maintenant et j’ai vu que tout marche très bien.
- Oui je suis content.
- Tu est très gentil ! merci ! Je t’adore ! -, dico con vivo calore.
Lui sorride e mi ringrazia. Poi aggiunge che posso chiamarlo per qualsiasi cosa.
Ah ! Philippe ! io ti chiamerei di continuo con il mio francese traballante che ti fa tanto sorridere. Non farei altro che chiamarti o stare ferma lì a guardare quel viso e quel modo di fare che mi fanno tanto “tourner la tete”.

sabato 8 settembre 2012

Paris


Stavolta a Parigi, mi sono soffermata anche nelle chiese. E ho scoperto che nella chiesa di Saint Roch, Manzoni ritrovò la fede. Bellissima è anche la chiesa si St. Eustache a Chatelet. E a Monmatre, oltre alla basilica del Sacre Coeur, appena si esce dalla metropolitana, c’è una chiesa deliziosa, la chiesa di Saint Jean. Non è grande, eppure dà l’idea di “ spazio “ di “ aria “ di “libertà “. E raramente la libertà la si sente in chiesa.

Al mattino, appena scendo c’è la patisse rie di fronte che fa dei croissant, viennaise, pain au chocolat incredibili. Appena esco dal portone, sento questo odore magnifico. Spesso faccio colazione lì. E non manco mai di comprare una baguette al giorno. O a pranzo o a cena. Mi piace venire da fuori con la busta della spesa e la baguette sotto braccio. Costa 0,90 centesimi. E naturalmente ha un sapore diversissimo da quella che mangiamo in Italia.
Temo che magari questa patisserie-boulangerie chiuda per le congé d’été. Così stavolta chiedo.
- Pardon madame, vous restez ouvert tout le mois de août ?
- oh oui, madame. Tout le mois, tout les jours sauf la dimanche.
- je suis heureuse ! Je suis italienne et j’ai loué un petit studio et je viens ici chaque jour, parce que votre baguette est superbe !
- Merci madame vous etes très gentille ! à demain.
- à demain.
Merci a “ La couleur de blés”.

venerdì 7 settembre 2012


Stamattina è venuto Philippe. E’ un ragazzo alto e magro. Biondo e con la barba. Bello, in maniera silente. Non so come dire. L’accento francese lo rende ancora più affascinante.
Io per lui sono Lucià. E lo dice in maniera irresistibile.
Avevamo appuntamento alle dieci , ma lui è venuto circa quaranta minuti prima. E così sono andata ad aprire la porta ancora spettinata, senza trucco e mezza addormentata. E mi sono ritrovata questo bel ragazzo davanti!
Gli chiedo di parlare lentamente con me e grazie a Dio riusciamo a capirci. Telefona alla compagnia telefonica, resta a lungo. Si siede sul letto e traffica con telefono e agenda.
- Tu veux une tasse de cafè italien ?
- Oh! Oui, Lucià, avec plasir…
Preparo il caffè, perché per quanto io ami Parigi, il caffè non lo sanno fare. E ho portato in valigia la moka e il caffè kimbo.
- Voilà ! il est très serré!
- Forte ! espresso ! - , ripete lui.
Lo beve con piacere e mi dice che gli piace moltissimo. Tra una telefonata e l’altra chiacchieriamo.
Delle volte che sono già stata a Parigi, delle volte che lui è stato a Milano e Venezia.
Mi dice che è tornato dalla Filippine l’altro giorno. Gli chiedo cosa fa nella vita per viaggiare tanto.
- Je suis un comedian…
- Un acteur ? – ripeto io
- Oui , Lucià.
E’ un attore. E mi dice che stava girando un thriller americano nelle Filippine. Mi dice che la sua vita è così un giorno è a Parigi, due giorni dopo può stare in Spagna, Italia, Bulgaria, America…
Mi dice che lui abita a due minuti dallo studio e che passerà tutti i giorni a controllare la posta , perché deve arrivare dalla compagnia telefonica, questo alimentatore che serve a collegare tv, telefono e modem.
Mi promette che si occuperà della cosa. E siccome ho avuto questo disagio, mi fa una riduzione sul prezzo. Quando va via, saluta cordiale .
- Bonne journée Lucià.
- Bonne journée Philippe.


Esco di casa dopo pranzo. Dopo aver chiacchierato con Philippe. Apro il portone e incontro Françoise e Michel. Ci salutiamo e ci scambiamo qualche parola. Françoise mi dice che suo figlio si sta impegnando molto e che a giorni risolverà tutto. Mi chiede se mi ha detto che fa l’attore. Le dico di si. E lei dice che è difficile, che ha fatto cose soprattutto in Francia e che per questo ruolo è dovuto dimagrire. Secondo lei quando aveva qualche chilo in più somigliava al Dr. House .
- Oh no ! -, dico io, - n’est pas vrei ! Philippe est très beau !
Lei sorride compiaciuta. Mi chiedono di dove sono esattamente. Michel è stato a Napoli e l’ha trovata bellissima. Parla qualche parola d’italiano e mi dà suggerimenti, cose da vedere.
- Il fait froid- , dico io, - pour moi, ici. À Napoli cette été nous sommes arrivé à 36° !
- 36° !?!??!
Ma poi mi rincuorano dicendomi che alla fine della settimana farà più caldo. Lo spero. Qui di mattina fa freddo, inizia a fare caldo alle tre del pomeriggio. Poi dopo le otto di sera, ritorna il freddo. Je voudrais le soleil.

mercoledì 5 settembre 2012

Paris


Fuori piove. Ma io sono in un’oasi meravigliosa. Sono nel musée de l’orangerie, dove sono custodite le ninfee di Monet. Sono state dipinte nella sua residenza di Giverny. Sono poste su otto pareti curve e Monet le offrì alla Francia all’indomani della guerra del ’14-’18. Lui voleva regalare agli occhi altrui un’oasi di pace e dire che ci è riuscito è dire poco. Sono di una bellezza inenarrabile. Le due sale sono curve, bianche e i colori delle tele –enormi- su quattro pareti, a creare un mondo, altrimenti, senza colori. Monet non rappresenta né l’orizzonte, né l’alto, né il basso. Ma l’acqua, l’aria, il cielo e la terra si mischiano e a questi elementi si aggiungono solo i salici, nelle tele della seconda sala.
Oltre alle ninfee, qui sono posti anche quadri di Matisse, Renoir,Modigliani. Tutti meravigliosi,ma io faccio un altro giro per queste pareti curve che Baricco in City , aveva descritto così bene, tanto che mi si ripetono in mente le parole che lui ha usato per definire tutto questo splendore. Faccio un altro giro, dicevo e poi ritorno al grigiore del mondo. Anche se , il grigiore, qui a Parigi, ha comunque un altro volto.

Ho fatto una fila di un’ora per entrare al Louvre, che tra l’altro è a cinque minuti dallo studio di Philippe. Sono arrivata alle nove e riesco ad entrare solo dopo le dieci. Anche perché la prima domenica del mese, in Francia, tutti i musei sono gratis.
Mi sono persa e ripersa. Troppa gente, troppa folla. Un chiasso davanti alla Gioconda e davanti ad altre opere famose. Mi fanno ridere quelli che posano accanto a un quadro, o fanno finta, con le mani di “ tenere “ un’opera. Non li reggo. Il Louvre, sarò blasfema, ma non mi ha emozionata più di tanto. Non mi ha affascinato. Nel cuore mi è entrato l’Orangerie.
Piccolo, accogliente. Proprio un mondo a parte, come lo voleva Monet.

martedì 4 settembre 2012

Paris

E’ sabato. Sabato pomeriggio, 4 agosto 2012. Sono seduta al sole, ai jardin des tuileries. E’ il mio quarto giorno a Parigi, l’avevo sognato, immaginato tante volte. Dovrei rimanere un mese se tutto va bene. Ho affittato un pètit studio in rue J.J.R. al secondo piano di un piccolo palazzo c’è questo studio che appartiene a Philippe. L’accoglienza non è stata delle migliori. Lui era in viaggio, così mi ha accolto sua madre Françoise. Andava di fretta, Françoise. Doveva prendere un volo per il Belgio. Ma soprattutto mi dà la brutta notizia che la tv, il telefono e il wi-fi non funzionano. Pare che il cliente che è andato via il giorno prima, abbia fatto un danno. Nel mio francese naif, le dico che sono molto delusa e che pagherò solo la metà dell’affitto. L’altra metà la concederò a problema risolto. Accetta. Poi mi accompagna al supermarché all’angolo e raggiunge Michel.

Lo studio è piccolo , ma in due giorni mi sistemo per bene e mi abituo perfettamente. Di fronte vedo nitidamente le persone nelle loro stanze. Davanti a me vivono un ragazzo e una ragazza. Lui gira nudo per casa, la mattina, prima di andare a lavoro. Hanno un gatto bianco, bellissimo, che silente mi spia dal davanzale di fronte, mentre sono seduta al tavolo che bevo il caffè o faccio colazione o semplicemente mentre guardo i tetti e il cielo di Parigi.

Forse è una pazzia, mi dico. Quella di passare un intero mese qui. Poi penso a quest’amore che mi ha colpito. All’amore per questa città. Sono solo da pochi giorni qui, eppure ho visto angoli che le altre volte non sono stata in grado di raggiungere con gli occhi. Parigi è bellissima, ma ha anche angoli colmi di miseria. Angoli desolati, non lontani dalle strade del lusso. Ci sono moltissimi clochard. Non ne ho mai visti così tanti. Specie a Chatelet, nei dintorni della chiesa di St.Eustache. C’è chi gira ubriaco, chi dorme sul marciapiede. Ne ho visto uno pisciare per strada, di fronte a un ristorante, poi camminare come se fosse al buio, accompagnato da due amici. Poi buttarsi per terra e urlare e piangere. Ne ho visto un altro , non lontano da St. Denis. Vicino a qualche localino sexy, che visto da fuori sembrava più una bettola che un locale d’incontri…e lui era lì steso sul suo materasso, per strada, che si faceva tranquillamente una sega, incurante di quelli che passavano.
Non c’è pudore nella disperazione, ho pensato.