mercoledì 27 febbraio 2013

Franco Battiato - L'Ombra della luce



C’è stato un disco per me davvero importante nella vita, un disco al quale sono legatissima.
Ed è “Fleurs “ di Franco Battiato. Un disco di cover, delicato, poetico, bellissimo.
Quando avevo vent’anni ( o poco più ) credo di averlo consumato.
Era un periodo in cui mi piaceva molto starmene a casa, per conto mio.
Ricordo queste serate passate in camera, con la lampada accesa, una tazza di the alla vaniglia sulla scrivania…questo odore lieve in giro e la voce di Battiato che accompagnava questi momenti.
Poi altri dischi, altre canzoni sue amate tanto, ma sempre io rimango legata a quell’album.
Nonostante questo amore , non avevo mai avuto l’occasione di ascoltarlo in concerto.
E lunedì, al teatro Augusteo di Napoli, ho voluto finalmente ascoltarlo.
Non ha cantato molto. Meno di due ore di concerto. Non era nemmeno in grandissima forma.
Ma non si può dire che non sia affascinante. Le canzoni nuove e quelle più datate si sono mischiate al suono forte e alla immagini alle sue spalle.
Battiato oltre ad essere un grande maestro, è anche molto diretto e simpatico.
A un certo punto, ha interrotto il concerto per chiedere a quelli del teatro di spegnere l’aria condizionata, pare che gli andasse sulla testa e ovviamente gli causava molto fastidio.
In realtà, dal teatro hanno fatto sapere che non c’era l’aria condizionata, ma lui continuava a sentire questo spiffero.
Così ha detto – Saranno spiriti ?!??! Mi farò portare un cappello allora !
Un signore dal pubblico gli ha prestato il suo e ha cantato con il suo berretto in testa, l’altra metà delle canzoni.
“La cura” e “Ti vengo a cercare”, cantate meglio in altri momenti.
Il maestro era febbricitante, ma tutto gli si perdona.
Il pubblico non era dei migliori. Spesso noto che il pubblico vuole i pezzi più “popolari “.
Per ballare, urlare, ammassarsi.
E ci sta. Ci sta anche. Ma io quando vado a sentire un’artista,
voglio sentire innanzitutto la sua voce, le sfumature che racchiude in sé, quella sera.
Voglio leggere altro, qualcosa che conosco e qualcosa che non conosco ancora.
Voglio uscire dal teatro più ricca di quando ci sono entrata.
La ricchezza che ho ereditato lunedì, vive in queste parole.



Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente,
quando il mio percorso, si fa incerto.
E non abbandonarmi mai…
…. ….
Ricordami, come sono infelice,
lontano dalle tue leggi;
come non sprecare il tempo che mi rimane.
E non abbandonarmi mai…